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Siccità a Modena, la Bonifica ha un piano per risparmiare l’acqua del Secchia

Carlo Gregori
Siccità a Modena, la Bonifica ha un piano per risparmiare l’acqua del Secchia

Invasi, pozzi, canalizzazioni e impermeabilizzazione: così opera il Consorzio

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MODENA Siccità: allevamenti e campi a rischio. C’è un piano sugli interventi appena conclusi e un sistema per gestire le acque del Secchia con piano di emergenza per entrambe le sponde modenesi e reggiane. La riunione presso la Provincia di Modena con il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale è servita a presentare ai Comuni modenesi lo schema di intervento per l’irrigazione in queste settimane di magra del fiume. Partendo dagli interventi già conclusi, sono stati ricordati gli impianti di soccorso alimentati con risorse del Po (nel periodo estivo è la soluzione quando il Secchia è secco). E poi l’acquisizione di pozzi da utilizzare per l'approvvigionamento delle acque di falda in caso di soccorso.

La sistemazione idraulica ed ambientale dell'invaso sul Secchia a monte della Traversa S. Michele -Castellarano (realizzato con un finanziamento di quasi 10 milioni di euro da parte del Ministero Politiche Agricole). Infine, gli interventi di impermeabilizzazione della rete di distribuzione e sistemazione dei canali di Modena e Reggiano del Secchia. In particolare, dalla relazione presentata dal Consorzio di Bonifica emerge come l’intervento alla Traversa tra San Michele dei Mucchietti e Castellarano abbia permesso di creare un invaso totale da un milione e 150mila metri cubi sia a lato che nell’alveo del fiume per formare un serbatoio che possa servire ai lati modenese e reggiano del Secchia. Anche la questione dei pozzi è risultata importante. Se è vero che il loro raggio di intervento è limitato, i pozzi rappresentano comunque dei serbatoi importanti in caso di emergenza attraverso una serie capillare di derivazioni. Oggi il Consorzio può contare su 15 pozzi con derivazioni sulla sponda modenese verso il Canale Maestro e nel Reggiano verso il torrente Crostolo.

La disamina del “Piano di conservazione delle risorse idriche” è poi passata agli interventi previsti e in corso a seconda dei tempi progettuali. Tra gli interventi in corso: la realizzazione dell’invaso a Villalunga da una ex Cava dismessa lungo il canale Reggiano Secchia (intervento che dovrebbe garantire un volume di accumulo di circa 200mila metri cubi) e la impermeabilizzazione della rete di distribuzione di secondo e terzo ordine che permette di risparmia re sulla dispersione idrica. Per gli interventi a breve termine (1-3 anni) il Consorzio prevede lo sviluppo della distribuzione irrigua e impermeabilizzazione delle condotte irrigue a cielo aperto esistenti. Infine, per gli interventi previsti a medio e lungo termine (3-10 anni) si studia il recupero delle cave sulla sinistra idraulica del Secchia per accumulo acque superficiali; l’avvio al riuso del depuratore di Sassuolo e la realizzazione di un invaso a scopi plurimi e ambientali sul Secchia a Muraglione di Baiso (questa opera dovrebbe garantire una capacità utile di 4,4 milioni metri cubi di acqua).

Nel “Piano di conservazione delle risorse idriche” presentato in Provincia, il Consorzio elenca anche una serie di azioni infrastrutturali: adeguamento funzionale principali derivazioni irrigue da Po, Enza e Secchia per garanzia approvvigionamento; impermeabilizzazione reti di distribuzione; realizzazione di invasi nelle aree a frequente ricorrenza di crisi idrica ma anche nelle aree sottese da Po; riutilizzo cave per realizzazione invasi a fini irrigui; gestione pozzi; ampliamento comprensorio sotteso da Po per soccorso aree appenniniche o non irrigue; riuso reflui depurati; trasformazione sistemi irrigui in pressione per colture ad elevato reddito (frutticoltura) e la connessione delle reti irrigue dei vari comprensori.

Quanto alla gestione, servono una sensibilizzazione dell’utenza, tecnici e addetti del settore, una gestione unitaria delle richieste irrigue; la pianificazione invasi, svasi e della distribuzione irrigua, vigilanza e regolamentazione della distribuzione, oltre ad accordi di gestione pozzi e territori, fattore quest’ultimo che sarà cruciale in caso di emergenza. Infine si rendono necessari anche interventi a favore del paesaggio naturale: la fitodepurazione e Fasce Tampone Boscate, la riqualificazione dei corsi d’acqua e la diversione reflui depurati nella rete di Bonifica. l
 

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