«Covid, ospedali di nuovo a rischio I medici asintomatici restino al lavoro»
La direttrice Ausl Silvana Borsari va in pensione: al suo posto Romana Bacchi
MODENA Quei 42 giorni passati in isolamento se li ricorda bene, anche perché... non finivano più, dal momento che nonostante la completa assenza di sintomi il tampone non ne voleva sapere di dare un segnale negativo. Dopo 36 anni di attività nel sistema sanitario provinciale - e un mese e mezzo passato a casa con il Covid - la direttrice sanitaria dell’Ausl di Modena Silvana Borsari va in pensione: da domani, a sostituirla sarà la forlivese Romana Bacchi.
Dottoressa Borsari, quali cambiamenti ha visto nella sanità modenese in questi 36 anni?
«Ho visto davvero tanti cambiamenti, ma gli ultimi tre anni sono stati particolarmente significativi: tre anni in cui ho recuperato tante relazioni professionali che avevo interrotto spostandomi da una parte all’altra della provincia».
Tre anni di pandemia: si aspettava di arrivare in queste condizioni a luglio?
«Senza dubbio fino a qualche settimana fa ci aspettavamo una situazione ben diversa, e di conseguenza abbiamo programmato l’attività chiudendo le aree Covid e dedicandoci a pieno ritmo al recupero delle liste d’attesa. Poi il virus ci ha sorpresi ancora una volta: è vero che per fortuna la maggioranza dei pazienti sta bene, però il numero dei contagi è preoccupante, così come lo è il fatto che i ricoveri siano triplicati in pochi giorni».
Gli ospedali sono già in difficoltà?
«Oggi no, ma se il picco dei contagi è previsto per la fine di luglio, quello per gli ospedali arriverà due settimane dopo, e quindi in pieno agosto, il che significa che avremo un’estate pesante».
Cosa si può fare per non andare in sofferenza?
«Io credo che oggi sarebbe ragionevole consentire ai professionisti positivi e asintomatici di continuare a lavorare, ovviamente indossando la mascherina. Insomma, ormai è appurato che la trasmissione del virus avviene prima della comparsa dei sintomi: passato qualche giorno, nei casi asintomatici, non vedo controindicazioni al fatto che gli operatori continuino a lavorare, peraltro in un reparto di pazienti già positivi, quindi senza la possibilità di “fare danni”».l
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