Siria, investita dal modenese a Lido di Spina «L’ho visto, ho urlato e creduto di morire»
Il racconto di una delle giovani investite che ieri era in aula ad ascoltare
Siria si è appena laureata in Scienze infermieristiche e sta facendo il tirocinio come soccorritore per il 118. «Ho pensato di morire. Quando ho aperto gli occhi, per terra su quella strada non ho capito più nulla. Mi sembrava un incubo». È lei una delle quattro ragazze investite sabato sera dal 19enne modenese a Lido di Spina. Le amiche, tutte di Lagosanto, provincia di Ferrara, avevano deciso di passare una serata in un locale e dopo aver ballato ed essersi divertite, alle 2.30 hanno deciso di tornare a casa. «Eravamo già davanti alla macchina, la mia, e stavamo per salire. Io l’ho visto, l’ho visto arrivare e sbandare e ho fatto appena in tempo a urlare. Le altre erano di spalle e quell’auto ci è piombata addosso». Siria è finita sul prima sul cofano e poi in terra. Vittoria, la più grave, ha battuto la testa sul parabrezza ed è stata portata al Maggiore di Bologna. Le altre due ragazze hanno riportato diverse ferite ma per fortuna lievi e sono state già dimesse dall’ospedale del Delta.
«La mia auto nemmeno un graffio, la Panda del ragazzo è invece messa male. Questo significa che abbiamo fatto in qualche modo da scudo: ci ha prese in pieno. E sì, secondo noi si è reso subito conto. Quello che è successo subito dopo non lo so. Ho fatto appena in tempo a telefonare ai miei genitori, poi sono stata portata sull’ambulanza».
La giovane è arrivata in tribunale con le stampelle. Ha una microfrattura al bacino ed escoriazioni ovunque. «Mi è andata bene. Ci è andata bene. Ho chiesto a mio papà di portarmi qui perché voglio ascoltarlo, voglio sentire quello che dice. Non si può uscire il sabato sera con le amiche e rischiare di morire. E lui ha solo 19 anni, è stato pestato, arrestato ed è seduto davanti ad un giudice: ci si può ridurre così? No». Siria ha gli occhi lucidi. Il papà del 19enne ha il volto tirato, non riesce a stare fermo mentre la sorella, arrivata anche lei in aula, non riesce a trattenere le lacrime.
Il telefono a casa di Siria suona alle tre. «Ho visto che era mia figlia, stavamo dormendo. Mi ha detto “papà, vieni ci hanno investite” e non ho capito più niente. Io e mia moglie ci siamo messi subito in viaggio e arrivati sul posto ho iniziato a tremare». Tre ambulanze, l’automedica, i carabinieri ed anche l’elisoccorso. E poi tanta gente, tante parole e grida. «Non ho capito più nulla. Siamo andati avanti come in trance, non sapevamo nemmeno noi dove. C’erano anche gli altri genitori e quando finalmente ho visto Siria, sanguinante ma sana e salva, ho ringraziato il cielo». «È stata lei a voler venire qui oggi. È una tosta mia figlia, ci ha sempre regalato grandi soddisfazioni. Studia tanto, si è laureata è tanto, tanto brava. Sarà difficile adesso dormire sonni tranquilli». Le dita restano incrociate per Vittoria, la ragazza ferita in maniera più grave. Sembra stia meglio, ma la prognosi resta comunque lunga.
A.B.
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