Carpi, festa dell’Assunzione di Maria. Il vescovo Castellucci: «Di fronte a guerra e crisi economiche, energetiche, ambientali, migratorie. Invochiamo la Regina della Pace»
L’arcivescovo di Modena e Carpi ha presieduto la messa seguita dalla processione per le strade di Carpi. «Da soli non riusciamo, perché nel nostro intimo covano continuamente dei conflitti. Anche per questo continuiamo a ripetere, senza stancarci: “Regina della pace, prega per noi”».
CARPI. La fine delle restrizioni anti covid ha regalato una cornice di fedeli molto affollata alla tradizionale solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, evento di fede e manifestazione pubblica in onore della Madonna, molto sentito in città da oltre cinque secoli a questa parte che si è celebrata nella mattina del 15 agosto a Carpi.
Alle ore 8, in Cattedrale, il vescovo Erio Castellucci ha presieduto la messa. Saranno presenti don Alessandro Sapunko e una delegazione della comunità ucraina di rito greco-cattolico per una particolare preghiera per la pace.
E’ seguita la processione (Corso Cabassi, Via Rodolfo Pio, Via Matteotti, Via Gobetti, Viale Carducci, Via Sbrillanci, Piazza Garibaldi, Corso Alberto Pio, Piazza Martiri) che quest’anno ha avuto un percorso diverso a causa dei cantieri.
La processione quest’anno ha voluto assumere un significato particolare, come un pellegrinaggio tra le vie della città e, simbolicamente, del mondo, tra le case dove le persone vivono e soffrono le conseguenze della guerra.
Al termine della processione un’altra messa presieduta dal vicario generale, monsignor Ermenegildo Manicardi.
Di seguito il testo integrale dell’omelia pronunciata dal vescovo di Carpi monsignor Erio Castellucci nel corso della celebrazione della Solennità dell’Assunzione della B.V. Maria, lunedì 15 agosto nella Cattedrale di Carpi.
“Regina della pace, prega per noi”. L’ultima invocazione delle litanie lauretane spunta oggi con particolare forza e dolore dalle nostre labbra. L’avevamo ripetuta spesso, pensando alle numerose guerre che anche ai nostri tempi devastano il pianeta: guerre tra nazioni, guerre civili, conflitti a tutti i livelli della società. Ma da quasi sei mesi, quando invochiamo Maria “Regina della pace” pensiamo alla guerra scatenata dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia; un conflitto così rovinoso proprio dentro l’Europa, con conseguenze su tante altre popolazioni; un conflitto che ha scavato solchi più profondi all’interno del mondo cristiano, tra cattolici e ortodossi e nel seno delle stesse Chiese ortodosse; un conflitto che aggrava le già molte crisi in atto: crisi economiche, energetiche, ambientali, migratorie, sanitarie. Nessuno di noi ha il potere di entrare nella cabina di regia e fermare queste tragedie. Continuiamo a stupirci per l’incapacità degli esseri umani di imparare qualcosa dai drammi della storia; continuiamo a provare un senso di rabbia e impotenza per le “inutili stragi”, come disse papa Benedetto XV della prima guerra mondiale, che servono solo ad annientare la vita e fomentare il risentimento; molti di noi si domandano se davvero siamo nell’epoca dell’homo sapiens o se piuttosto non ripiombiamo continuamente nell’epoca dell’homo demens… ma alla fine sembra che non possiamo farci nulla.
Tuttavia il Vangelo ci spinge, pur nei limiti delle nostre possibilità, ad evitare l’immobilismo, a camminare per la pace. Maria, dopo l’annuncio dell’angelo, non si chiude in casa per la vergogna di una gravidanza difficile da motivare, ma si mette in moto. E lo fa “in fretta”, nota Luca. Non è una fretta esteriore – percorrere più di cento chilometri all’epoca richiedeva diversi giorni – ma è una fretta interiore, è la spinta di un cuore che ama e non può restare fermo. Deve comunicare, consegnare il suo grande segreto a chi riesce a comprenderlo, Elisabetta. A lei, e al bimbo che cresce nel grembo della sua anziana parente, Maria porta pace e gioia. La pace non viaggia da sola: ha bisogno di gambe, braccia e voce. La pace cerca l’incontro, il dialogo: ed Elisabetta accoglie Maria con la grande parola di pace: “Benedetta tu”. La pace nasce dal desiderio di incontrarsi, dall’accoglienza dei doni e delle fatiche degli altri. Maria conduce poi l’incontro alla sorgente della pace. Raccogliendo l’esperienza e la sapienza di Israele, canta l’inno più alto, il Magnificat, all’azione potente di Dio. E ci dà una lezione di teologia della storia. Canta la misericordia di Dio “di generazione in generazione per quelli che lo temono” e aggiunge che Dio “si ricorda della sua misericordia”: il Signore, cioè, non si lega al dito le offese, non coltiva odio e risentimento per il male ricevuto, ma si lega al dito la sorte di quelli che lo temono, degli umili del suo popolo, di coloro che vogliono costruire e non distruggere. Sono questi gli umili che lui innalza, rovesciando i potenti dai troni e disperdendo i superbi nei loro progetti.
La storia umana non è nelle mani dei superbi, che si costruiscono i loro troni sulla pelle degli umili, dei poveri, dei semplici. Sul momento, certo, hanno la meglio, perché il trono è alto, sembra sicuro e inattaccabile, li pone al riparo dai disastri che loro stessi hanno causato; ma poi i troni, inevitabilmente, crollano, i muri dell’odio vengono smantellati, le grandi statue sono prese a martellate. E il giudizio della storia travolge i superbi; il Signore saprà poi fare giustizia, con i suoi inaccessibili criteri, anche oltre la storia.
Quella giovane donna, quella ragazza che nella visita alla parente ha cantato un inno così alto, ci ha regalato il segreto della pace: affidarci attivamente al Signore della storia. Affidarci, cioè, nella preghiera, ma anche in una costruttiva e umile azione quotidiana: cercare il più possibile l’incontro e non lo scontro; metterci in cammino e non rassegnarci, lasciare che Dio rovesci i troni del nostro orgoglio, coltivare l’ascolto e la cura reciproca. Questo è il nostro contributo alla pace. Da soli però non riusciamo, perché nel nostro intimo covano continuamente dei conflitti. Anche per questo continuiamo a ripetere, senza stancarci: “Regina della pace, prega per noi”.
+ Erio Castellucci
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