Caso baby gang. Pighi: «Giusto processare le gang ma la politica faccia la sua parte»
MODENA Gang giovanili e delinquenza: parla Giorgio Pighi, ex sindaco, avvocato e docente universitario di Diritto e politiche della sicurezza urbana.
Pighi, sono emerse le “imprese” di due gang giovanili modenesi e hanno diviso l'opinione pubblica: se la stragrande maggioranza è per una soluzione punitiva severa, una minoranza chiede una rieducazione che parta dalla loro consapevolezza .
«L’opinione pubblica è divisa in bianco e nero. Bisogna invece riflettere su come si comporta la legge nei confronti dei minorenni che delinquono. Da parte delle autorità, le procedure che mirano a metterli sotto processo devono essere eseguite contemporaneamente ai provvedimenti per prevenire altri reati». Come si concretizza? «È ad esempio prevista una forma particolare di estinzione del reato se questa persona viene messa alla prova, sono previste forme di conciliazione con le vittime e nel caso in cui queste persone non rispettino le opportunità della legge nei casi più gravi vengono condannate. C’è però un secondo percorso e avviene attraverso i servizi sociali».
Cosa possono fare gli amministratori pubblici?
«Tutti i Comuni hanno un ruolo e devono intervenire su questi ragazzi. Ripeto: tutti i Comuni, sia di destra che di sinistra, sono chiamati a svolgere politiche integrate. Quando intervengono questi fenomeni delinquenziali che riguardano i minorenni - che ormai sono tanti perché c'è il bullismo, il cyberbullismo, c'è lo spaccio stupefacenti, ci sono tanti altri comportamenti criminosi – i ragazzi individuati vengono seguiti anche dai servizi sociali dei Comuni attraverso percorsi di carattere inclusivo».
Oggi siamo di fronte a un'escalation di gang giovanili. Che cosa può fare la politica?
«Questa è la vera domanda. La politica deve mettersi in un sistema istituzionale applicando appunto le politiche integrate. Ognuno faccia la sua parte. Ci deve essere ad ogni livello il coinvolgimento delle loro famiglie per capire cosa non ha funzionato, dopodiché se le famiglie sono collaborative il disegno può andare avanti, altrimenti devono intervenire le istituzioni fino al coinvolgimento del tribunale per valutare se minorenne non sia da affidare ad altri». l
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