Modena. La “generazione Z” si prepara al voto, pronta a far sentire la propria voce
Tanti interrogativi ma anche consapevolezza
MODENA Per 3,8 milioni di ragazzi italiani quella di domenica 25 settembre sarà una data speciale: la prima volta alle urne per esprimere il proprio parere alle elezioni politiche.
Sono davvero pronti questi giovani ad assumersi tale responsabilità? La società è riuscita a prepararli sufficientemente? La scuola è stata in grado di fornirgli le conoscenze necessarie per sviluppare un senso critico? Riusciranno a non farsi condizionare dalle persone che li circondano, ma soprattutto dal pericolo che attanaglia la “generazione Z”, i social?
Lo abbiamo chiesto ai neodiciottenni modenesi, che hanno dimostrato la forte necessità di informarsi in merito alla situazione politica, soprattutto per quanto riguarda i programmi dei diversi partiti. Quanto emerso dimostra che la “generazione Z” non si attiene ai luoghi comuni che le vengono attribuititi, anzi manifesta consapevolezza inerente i problemi attuali e ricerca in chi li rappresenta una figura capace di tenere in considerazione queste criticità, per costruire passo dopo passo un mondo migliore.
Le tematiche prioritarie che i candidati dovrebbero affrontare, secondo i ragazzi, sono la transizione ecologica e la ricerca di fonti rinnovabili, la gestione dei flussi migratori, l’emergenza medico-sanitaria, la crisi economica, fino a questioni che vanno a toccare la quotidianità di ognuno di loro, quali la scuola ma anche il mondo del lavoro. A riguardo Nicolas Farina racconta delle sue prime esperienze lavorative e di come il salario percepito non sia adeguato alle ore di lavoro svolte, non consentendogli di raggiungere un’indipendenza economica, mentre Mattia Scopel e Niccolò Ferrarini evidenziano la necessità di tutelare la sicurezza dei cittadini, sul lavoro così come nella vita di ogni giorno.
Fabrizio Bavetta si fa portavoce del pensiero di molti suoi coetanei, evidenziando la ricerca nei candidati politici di figure coerenti con le promesse fatte, che facciano scelte giuste e non si pieghino a quelle più comode. «Posso capire una sbaglio, ma non posso tollerare una cattiveria», aggiunge Gabriele Papalato.
Le nuove generazioni si trovano nella condizione di doversi districare nel mondo mediatico per riuscire a vagliare le informazioni utili, che possano portarli a una scelta ponderata e consapevole, senza essere fuorviate da messaggi ingannevoli. In realtà, a tal proposito, i pareri sono discordanti. Giorgia Bellei ritiene che i social, come TikTok, siano stati fondamentali come stimolo ad informarsi ulteriormente, Mattia Lugli li definisce poco obiettivi, mentre Leonardo Aldini afferma che «seppure i social possano essere fuorvianti, cerco di differenziare le fonti da cui provengono le informazioni, perché rappresentano il modo più immediato per raccogliere elementi utili».
L’astensionismo o la consegna della scheda bianca sembra prendere il sopravvento, scelta spesso legata ad una mancanza di fiducia nel sistema politico, come sostiene Mattia Lugli. Tuttavia c’è anche chi è posto nella condizione di fare questa scelta, come riporta Fabrizio Bavetta: «Esiste il problema dei fuori sede per motivi di studio, che devono rinunciare a votare in quanto non si possono permettere di raggiungere il proprio luogo di residenza. Dovrebbe essere ovviato questo problema, anche perché siamo l’unico Paese in Europa in cui non esiste una legge a tutela di chi si trova in questa condizione».
Da quanto emerge è innegabile la necessità di preparare i futuri elettori ad affrontare con consapevolezza questo impegno. Molti degli intervistati ritengono doveroso che la scuola si applichi in tal senso. «Oggi si parla tanto in modo sbagliato e poco in modo corretto», lamenta Gabriele Papalato, secondo il quale, per tale motivo, «si dovrebbero analizzare tutti i partiti e le loro proposte in modo oggettivo, senza prendere posizioni». Lamberto Levoni sostiene che non spetta solo alla scuola questo compito, ma dovrebbero essere i partiti stessi a coinvolgere ulteriormente i ragazzi: «Bisognerebbe attuare delle campagne per avvicinare più giovani possibili a questo mondo, in modo da avere opinioni e di conseguenza voti più consapevoli». Tutti concordano che ciò debba essere affiancato dalla lettura dei quotidiani sia cartacei che online e dall’ascolto del telegiornale.
Il voto sembra altalenarsi tra diritto e dovere. Alcuni, come Francesca Ferrari, vi riconoscono entrambe le sfaccettature: «Il voto deve essere un diritto in una democrazia, non essendo però scontato deve essere trattato con molta maturità ed assolutamente come un dovere». Altri, invece, prendono una posizione: «Il voto è un diritto in quanto nessuno mi obbliga a votare», sostiene Niccolò Ferrarini, mentre per Lamberto Levoni «il voto è un dovere e un gesto di responsabilità verso lo Stato, gli altri cittadini e anche me stesso». Gabriele Papalato, viceversa, afferma che il voto è più un dovere: «Se ci si confronta con altre realtà nel mondo, dove le persone non hanno la possibilità di votare per cambiare le cose, noi abbiamo questa fortuna, di cui spesso ci dimentichiamo». l
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