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San Felice 1 «Prima il terremoto e poi la pandemia ma siamo ripartiti» «Un grazie va a Modena e a Cavezzo 1»

San Felice 1 «Prima il terremoto e poi la pandemia ma siamo ripartiti» «Un grazie va a Modena e a Cavezzo 1»

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Un altro importante gruppo della provincia modenese che, pur avendo attraversato recentemente un momento di difficoltà, è riuscito a rialzarsi con tanta tenacia ed entusiasmo, è il San Felice 1. «Il gruppo scout San Felice 1 è nato ufficialmente a novembre 2007 per volontà di alcuni adulti, residenti nel paese, che avevano un trascorso come scout in altri gruppi del vice parroco don Francesco Preziosi, anch’egli con precedenti esperienze come capo scout», ci ha detto Guido Lugli capo del San Felice 1. «Fondamentale è stato anche l’apporto del parroco, don Giorgio Palmieri che ben conosceva i valori dello scautismo. Importantissimo è stato anche l’aiuto iniziale da parte del Mirandola 2, che ha fornito capi e metodo al nostro gruppi. Le tre branche (L/C, E/G ed R/S) hanno iniziato la loro attività in tempi diversi, ma nel giro di un paio di anni il gruppo era pienamente operativo». «Il terremoto prima e la pandemia dopo alcuni anni hanno messo a dura prova l’esistenza del gruppo ma, anche grazie all’arrivo di molti capi giovani di provenienza associativa, e al sostegno ricevuto dalla Zona di Modena e dal Cavezzo 1, ora la nostra comunità conta una quindicina di capi e circa 90 associati per cui siamo stati assolutamente in grado di ripartire. «La nostra sede, situata a fianco della chiesa parrocchiale, è stata resa inagibile (e del resto inagibile lo è ancora oggi) dal terremoto del 2012. «Da allora le nostre sale sono state spostate all’oratorio parrocchiale San Giovanni Bosco, ma quando si sono riprese le attività dopo la pandemia, queste si svolgono principalmente presso gli ambienti parrocchiali della frazione di Rivara, che fa comunque parte, assieme a San Felice e San Biagio, di un’unica unità pastorale». «Il San Felice 1 è in definitiva un tipico gruppo di un piccolo paese in cui i giovani sono spesso costretti, prima per motivi di studio, in seguito per motivi di lavoro e, non per ultimo per motivi legati essemzialmente al divertimento ed alla vita sociale, ad uscire verso altri centri abitati maggiori. «È dunque sempre più difficile trattenere i giovani, ma quelli che rimangono sono veramente motivati e rappresentano per noi una risorsa insostituibile. «Soprattutto negli ultimi anni, a seguito della pandemia, le nostre attività si svolgono quasi esclusivamente all’aperto, anche nei mesi invernali. «Questo ci ha dato lo stimolo anche per metterci in discussione e, a volte reinventare la nostra proposta. «Escursioni in bicicletta, attività di stimolo al senso civico ed anche attività svolte nei centri della nostra costa adriatica, inclusa la pesca, ci hanno permesso di scoprire alcuni lati nuovi del Creato di cui prenderci cura. «Sono, inoltre state realizzate iniziative di cittadinanza attiva, anche con il supporto delle istituzioni, con le quali si cerca sempre di tenere un rapporto costante. Nel 2018, in coincidenza con il decimo compleanno, abbiamo organizzato, assieme, un’uscita di gruppo in cui erano presenti tutti i nostri associati. Un momento davvero importante». l P.G. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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