Gazzetta di Modena

Modena

Lo choc

Modena, le ragazze con il rapinatore armato in auto: «È stato un incubo infinito»

Gabriele Canovi
Modena, le ragazze con il rapinatore armato in auto: «È stato un incubo infinito»

La testimonianza di una delle tre ragazze aggredite in via Guicciardini. «Entrato in auto, il rapinatore ci ha puntato una sega di 40 centimetri»

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA. «Ero seduta davanti, nel sedile del passeggero. Quando ho sentito una voce maschile provenire dal retro, mi sono girata di scatto. Ho avuto un brivido, poi il panico e l’incidente che ci ha salvate».

Sono le parole di una delle tre ragazze aggredite, minacciate e assalite da un rapinatore nella notte tra sabato e lunedì in via Guicciardini. Ma che sono riuscite a salvarsi. Come? Con un schianto in macchina che ha portato il rapinatore a scappare.


Una storia assurda, che abbiamo raccontato nell’edizione di ieri della Gazzetta. Una storia che oggi viene invece raccontata, in prima persona, direttamente da una delle tre vittime. Lei, l’unica ferita delle tre, ha 19 anni e preferisce rimanere anonima.

Prima di tutto, come ti senti?

«È stato uno shock. Un incubo. Non ci ho capito nulla. Oltre il dolore psicologico, mi sono rotta i denti, ho qualche ferita e una forte botta alla gamba destra».

Partiamo dall’inizio, da quella che sembrava una serata come le altre.

«Avevamo passato la serata sui viali, da “Elio Park”. Avevamo parcheggiato l’auto in via Guicciardini. Poco dopo l’una, ci siamo alzate dai tavoli di Elio per tornare a casa».

Così vi siete dirette verso l’auto?

«Siamo andate al parcheggio in totale tranquillità. Non ci eravamo accorte che qualcuno ci stesse seguendo. Siamo entrate in macchina: io mi sono seduta davanti, nel posto del passeggero. Una delle due mie amiche era alla guida, l’altra nei sedili posteriori».

E quei secondi che sono sembrati un’eternità.

«Stavamo chiudendo le portiere e la mia amica alla guida stava per azionare la chiusura centralizzata. Non ce l’abbiamo fatta. Un uomo ha bloccato con la mano una delle due portiere posteriori, così che non si chiudesse. Ci ha chiesto i telefonini e i soldi, minacciandoci. Inizialmente, sentendo quella voce maschile provenire dal retro, non capivo. Mi sono girata, l’ho intravisto e ho pensato “Oddio, chi è? Cosa vuole?”. Poi è entrato in auto di forza, sedendosi dietro, di fianco alla mia amica. E ha estratto l’arma. Una sega, di quelle per tagliare gli alberi, lunga 40 centimetri».

Quindi la paura, lo shock e l’impatto. Che attimi sono stati?

«Di terrore, ho avuto un attacco di panico. Istintivamente, la prima cosa che ho pensato è stata di gettarmi fuori dall’auto. La mia amica dietro ha iniziato a urlare, quella alla guida invece ha messo in moto l’auto. Siamo partite e dopo pochi metri ci siamo schiantate contro due vetture in sosta sul lato destro di via Guicciardini. Il finestrino dal mio lato si è rotto e i vetri mi sono finiti addosso. Sono scattati gli allarmi delle altre auto e il rapinatore è scappato».

E voi avete chiesto aiuto.

«Eravamo in preda all’ansia, sotto shock. Abbiamo iniziato a urlare “aiuto, aiuto” implorando che qualcuno ci facesse entrare a casa sua. Una signora l’ha fatto, ci ha fatte entrare nel suo cortile ed è stata con noi fino all’arrivo dei soccorsi. Il rapinatore, invece, era già sparito».

Cosa ricordi di lui?

«Era un magrebino con il cappuccio e il volto scoperto. Avrà avuto trent’anni. Non l’ho visto bene in faccia, ma la mia amica seduta dietro sì. Dovrebbe essere stata lei a fare l'identikit alla polizia. Io ero già al pronto soccorso. Ho però un'immagine chiara tra i miei ricordi: di un uomo poco cosciente, poco presente, forse era sotto effetto di qualche sostanza».

LE INDAGINI: ACQUISITE LE RIPRESE DELLE VIDEO CAMERE DELLA ZONA

La notizia della brutale aggressione subita dalle tre ragazze nella notte tra sabato e domenica è al vaglio degli investigatori. Il capo di gabinetto del sindaco Muzzarelli, Giulio Guerzoni, le ha contattate per sincerarsi che stessero bene e porgere loro la solidarietà del primo cittadino.

Le indagini sono iniziate raccogliendo, da parte della Polizia locale, le dichiarazioni delle ragazze e prevedono anche l'esame delle immagini raccolte dagli impianti di videosorveglianza della zona, sia pubblici che privati. I video sono già stati acquisiti e nelle prossime ore si procederà per stringere il cerchio attorno all’aggressore. Aveva il cappuccio, ma almeno una delle ragazze è riuscita a vederlo in faccia e a fornire un identikit.

Ora tocca al magistrato decidere il da farsi.

Il tutto è successo intorno all'1.30 in via Guicciardini, la persona è salita in auto con le ragazze ed è scesa, scappando, subito dopo lo scontro. 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google