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L’analisi

Il voto a Carpi. Carpi rimane una roccaforte del Pd Il sindaco Bellelli: «La sinistra riparta dai territori»

Gabriele Canovi
CARPI CONMFERENZA FONDAZIONE CASSA RISPARMIO CONFERENZA TRAME D'ARGENTO IN FOTO ALBERTO BELLELLI SINDACO DI CARPI DURANTE LA CONFERENZA
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CARPI CONMFERENZA FONDAZIONE CASSA RISPARMIO CONFERENZA TRAME D'ARGENTO IN FOTO ALBERTO BELLELLI SINDACO DI CARPI DURANTE LA CONFERENZA

Registrato il secondo dato più alto del Modenese: «Premiata la forte mobilitazione» Bellelli sui 6mila voti in più a Fratelli d’Italia: «Hanno raccolto la delusione di molti

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CARPI. Carpi si conferma una roccaforte del centrosinistra. Anche nella stagione del boom della destra. Con il 34,57 per cento dei consensi alla Camera, la città dei Pio è il secondo comune nel modenese, dopo Soliera, per punti percentuali ottenuti dai Dem. Un puntino “rosso” all’interno di una marea “blu”, tinta largamente predominate nella nuova geografia del Paese. Ma non parlate di vittoria al sindaco di Carpi Alberto Bellelli: «Le elezioni non sono andate bene – commenta – ma sono andate meglio, che è diverso. La nettissima affermazione del centrodestra a livello nazionale non ci permette di parlare di vittoria, nonostante a livello locale il risultato ottenuto dal Pd sia buono e in crescita rispetto all’ultima tornata elettorale del 2018. È un momento particolare per il centrosinistra, inutile dirlo. Un momento che implica una grande riflessione guardando al futuro prossimo, sia dei partiti che del Paese».

Dunque, bandita la parola “vittoria”, ma dalle labbra del primo cittadino carpigiano si intravede comunque un sorriso e un pizzico di soddisfazione per quel punto percentuale in più (circa) guadagnato rispetto alle Politiche del 2018: 33, 76 per cento alla Camera cinque anni fa; 34,57 per cento oggi.

Come si spiega questo aumento?

«Il 2018 è stato un annus horribilis – analizza il primo cittadino –. La crescita si spiega con la forte mobilitazione fatta sulla città di Carpi e con la candidatura di un profilo, Andrea De Maria, fortemente legato e radicalizzato sul territorio. È stato un valore aggiunto, un elemento valorizzante che ha portato i risultati attesi toccando e facendo proposte sui temi più importanti per Carpi, come il comando di polizia, la sanità, il nuovo ospedale e l’industria tessile. Deve farci riflettere questo dato, quello del centrodestra, ma anche quello che riguarda l’astensione. In un momento così drammatico i cittadini stanno perdendo fiducia nelle istituzioni, ma soprattutto credono meno nell’utilità della politica. E questo è preoccupante».

Ma la crescita del Pd è anche rispetto alle Comunali del 2019, quando FdI insieme alla Lega presero il 22 per cento.

«Premettendo che politicamente le Comunali e le Politiche sono due votazioni diverse, questi dati ci dicono che a centrodestra è accaduto qualcosa. Anche in sede locale è avvenuto qualcosa, col passaggio di consiglieri dalla Lega a Fratelli d’Italia».

Preoccupante per il centrosinistra è anche la sconfitta al collegio uninominale di Modena città dove il candidato Aboubakar Soumahoro ha perso il testa a testa contro l’avvocato Daniela Dondi di Fratelli d’Italia. Soumahoro che è stato l’unico candidato nel Modenese “paracadutato” e non legato strettamente al territorio in cui è stato candidato. Risultati come questo, decisamente eclatante, devono aprire una riflessione anche a livello nazionale sull’importanza della territorialità?

«Il tema della rappresentanza territoriale è fondamentale, ma non si può rinunciare a quella di tipo politico, imposto anche da questa legge elettorale. Detto ciò, mi sembra evidente che il Pd debba ripartire proprio dai territori. Nel congresso di marzo deve essere il tema fondamentale. L’andazzo degli ultimi anni si può cambiare solo ripartendo dalle esperienze dei vari amministratori. Il Pd non può essere il partito delle correnti, di correnti basate solo sulla logica della scalata politica all’interno del partito stesso. Abbiamo vissuto per troppo dentro questa dimensione, che non ci consente di trovare i cittadini. Nei territori si costruiscono le coalizioni larghe, l’elemento fondamentale per vincere. Ripartire dai territori e non dai discorsi sulle alleanze. Ci siamo presentati a questa tornata elettorale con uno dei programmi secondo me più valido degli ultimi decenni. E che colloco anche decisamente a sinistra. Un programma vasto e dal densissimo contenuto che, secondo me, deve avere l’obiettivo di diventare oggetto di confronto con le altre forze. Dobbiamo considerare questo programma la base da cui ripartire e vederlo come un pezzo della nostra identità che mettiamo a disposizione del dialogo».

Una dimensione in cui, almeno a livello temporale, si infila il boom di Fratelli d’Italia a Carpi, passato dal 2,78 per cento alla Camera al 20,9 per cento. Oltre 6mila i voti guadagnati in più rispetto alle Politiche che videro trionfare i Cinquestelle. Bellelli, come si analizzano questi numeri?

«Fratelli d’Italia ha raccolto la rabbia e la delusione del paese, come fece il Movimento nel 2018. Ieri Giorgia Meloni ha detto che ora “c’è bisogno di tutti perché il momento è difficile”. Parole che trovo come una presa in giro, visto che a pronunciarle è la leader dell’unica forza politica rimasta fuori dall’ultimo governo, quello dove c’era proprio bisogno di tutti».

A spiccare nel carpigiano è anche l’otto per cento del Terzo polo.

«Dimostra che Carpi è ancora una roccaforte non di centrodestra».

In queste “ondate” di saliscendi generale, il Pd rimane stabile intorno al 34%.

«Un numero che ha motivazioni profonde e che racconta di una cultura politica consolidata. Deve essere il gradino da cui ripartire: un terzo dell’elettorato che si è espresso è con noi». l © RIPRODUZIONE RISERVATA

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