Rando è senatrice di Modena: «Voglio battermi per la difesa dei diritti»
Con lei entrano in Parlamento i valori di Libera
MODENA È senatrice Vincenza Rando, avvocato ed ex vicepresidente dell’associazione Libera, fondata da don Ciotti per combattere le mafie. Ha battuto lo sfidante e già senatore Enrico Aimi, candidato del centrodestra, rimasto fuori dal parlamento per uno 0,16%. Al momento della sua candidatura, avanzatagli dal segretario provinciale del Pd Roberto Solomita, Rando ha rassegnato le dimissioni dalla presidenza di Libera, come prevede lo statuto interno, rimanendo semplice volontaria.
Senatrice, come ha trascorso la notte delle elezioni? E con che sensazioni si è svegliata ieri mattina?
«Ho trascorso la notte in bianco, come tutti i candidati credo. Sono rimasta sveglia fino a tardi per monitorare principalmente i dati del territorio. Mi sono addormentata per qualche ora e al mattino mi sono svegliata felice. Sono molto contenta di questa nuova esperienza che mi si apre davanti, ma lo scenario in cui si è affermata la mia candidatura mi desta molta preoccupazione. Non saranno tempi facili, ma ho tanta voglia di iniziare. So che la mia vita cambierà, ma mi fa piacere».
Cosa porterà in Senato?
«Il mio faro saranno i principi costituzionali. Avevo ben chiaro lo scenario italiano ed europeo in cui si inserivano queste elezioni, e di certo non si può dire che il risultato finale sia inaspettato. Certo, mi sarei aspettata altre conclusioni, ma è andata così. Voglio portare la mia esperienza in parlamento e condurre a termine il lavoro iniziato nel territorio e nell’associazione».
La vittoria della destra la preoccupa per la salvaguardia dei diritti?
«Sono molto preoccupata per lo scenario, e ancora di più per i diritti. Mi sono sempre occupata di questo, della difesa dei diritti conquistati. Vigilerò affinché i diritti costituzionali non siano calpestati dalle nuove forze di maggioranza. Come abbiamo sentito in campagna elettorale, la destra ha dimostrato di non volere garantire quei diritti che abbiamo conquistato con il tempo: io mi impegnerò a custodirli».
Porterà con sé anche Modena?
«Farò il mio dovere partendo proprio dal territorio che ha sostenuto la mia candidatura. Tutto il lavoro che ho svolto finora lo farò dall’altra parte, nel parlamento. I miei interlocutori principali saranno proprio i miei territori. Faremo forza insieme e dovremo tutti essere vigili per garantire i diritti conquistati finora, come quelli sul lavoro, per le donne, come la tanto discussa legge 194 sull’aborto e i diritti di genere».
Assieme a lei, in un certo senso, entrerà in senato anche Libera...
«La lotta alle mafie è un tema sul quale lavoro da sempre e lo porterò con me. Si tratta di una lotta, quella contro le mafie e le corruzioni, che ha bisogno di una grande spinta culturale. Penso sia molto importante che si imposti un discorso che coinvolga le persone dal basso. Anche per questo la prevenzione è una fase cruciale del percorso ancora da intraprendere».
C’è un punto del programma sul quale vorrebbe lavorare da subito?
«L’ergastolo ostativo. È una legge che l’Europa ci chiede da tempo e che ha sollecitato anche la Corte costituzionale. Bisogna approvarla per contrastare la criminalità organizzata. La lotta alle mafie, infatti, non è vinta e nemmeno quella contro la corruzione. Dobbiamo cercare di andare sempre avanti per conquistare nuovi diritti e fare in modo che quelli già conquistati non vengano calpestati. Dobbiamo lavorare tutti insieme, anche dai territori: la democrazia è questa. Forse è faticosa, ma si conquista a piccoli passi».
Alcuni dei partiti che hanno ottenuto la maggioranza hanno dovuto affrontare, in campagna elettorale, accuse di infiltrazioni mafiose. Alla luce di questo, pensa che la lotta alle mafie sarà ancora più difficile?
«Dovremo certamente aspettare l’esito del giudice su questi episodi. Ma una cosa ci tengo a dirla. I partiti avevano il compito, specialmente con questa legge elettorale, di valutare attentamente le storie delle singole candidature. Per ricevere un tale mandato è necessario possedere un’etica superiore. La tecnica si può imparare, ma l’etica deve essere già presente nella persona che si propone di governare il Paese. In altre sedi ho parlato di etica della responsabilità e penso che sia la chiave. Non si valuta sulla base degli arresti o delle condanne, ma sulle qualità morali delle persone. Anche per questo sarò lì, per vigilare affinché non si perdano posizioni sulla lotta alle mafie». © RIPRODUZIONE RISERVATA

