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Mototurismo, che affare

Mototuristi su un tornante dell'Appennino emiliano
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Mototuristi su un tornante dell'Appennino emiliano

L'Appennino ha tanti percorsi che piacciono ai biker e la loro presenza è in aumento. Ma servono servizi all'altezza e promozione del territorio in un settore che vale miliardi di euro

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di Gianluca Pedrazzi

Cosa cerca in particolare? Oltre alla accoglienza e alla flessibilità della struttura ricettiva, un parcheggio sicuro per la moto e oltre a servizi di buon livello anche una stanza per aerare ed asciugare i propri capi tecnici, oltre che per lavare la moto, una piccola officina e la possibilità di contattare facilmente un meccanico

La scelta del pernottamento ricade quasi indifferentemente fra B&B, hotel e agriturismi; la prenotazione avviene prevalentemente tramite agenzie online.

Ecco a voi il mototurista che, concentrato sui tornanti delle Alpi e delle Dolomiti, sta gradatamente sconfinando anche sui tornanti dell’Appennino tosco-emiliano.

Il mototurismo è un settore il cui potenziale non è ancora completamente sfruttato, soprattutto in Italia e può essere una nicchia strategica per lo sviluppo turistico di borghi, periferie e percorsi panoramici. Attraverso l’indotto generato, può essere un driver per lo sviluppo di pratiche ecosostenibili, per la riaffermazione del commercio locale, dell’enogastronomia tipica e per la valorizzazione del patrimonio naturale, storico, artistico e culturale. Una ricerca ha fornito un quadro molto interessante, con numeri di tutto rispetto: si parla di un fatturato, per l’Italia, di circa tre miliardi di euro, di cui più di metà generato dagli stranieri in visita nel nostro Paese, per un totale di circa 12 milioni di presenze.

E il turismo in moto coinvolge un milione e mezzo di italiani . Mototurismo come opportunità per scoprire la bellezza, la cultura, e il valore dei territori, insieme a un approccio sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Per Damiano Zamana, vice direttore generale Fim, la Federazione Internazione di Motociclismo «i tre miliardi di indotto in Italia danno la dimensione di un settore che ha grandi potenzialità inespresse, visto che guarda a 35 milioni di moto che circolano in Europa».

Nei giorni scorsi a Rimini si è tenuto “Ride to FIM Awards – The future of the Motorcycling”, appuntamento organizzato dalla FIM (Federazione Internazionale di Motociclismo) e dalla FMI (Federazione Motociclistica Italiana), con Moab Sport & Marketing e Transitalia, focalizzato sul mototurismo come opportunità per scoprire la bellezza, la cultura, e il valore dei territori, insieme a un approccio sostenibile e rispettoso dell’ambiente, con proiezioni e dati che interessano non solo la Romagna – da sempre terra di motori e motociclisti – ma anche l’Appennino emiliano che risale i tornanti ai piedi del Cimone, del Cusna, della Pietra di Bismantova. La ricercatrice di Cast, Debora Casoli, ha presentato “Progetto Mototurismo”, un’indagine che ha interrogato i partecipanti gli eventi organizzati da Minoa Group, la società promotrice di Transitalia Marathon. E di altri eventi dedicati al mototurismo.

Dai 952 questionari compilati arriva una importante fotografia sul settore, le sue potenzialità e anche le risposte da offrire per soddisfare le domande di un segmento sempre più rilevante e internazionale.

L’età del mototurista è prevalentemente oltre i 35 anni; viaggia molto, la maggior parte per più di 10 day trip l’anno e spesso con una durata di oltre quattro giorni in tre stagioni su quattro (primavera-estate-autunno) senza una particolare differenza fra loro. Oltre il 25% del campione viaggia tutto l’anno. Solo il 13% del campione viaggia prevalentemente per un giorno e solo il 21% da solo.

Cifre piuttosto importanti che confermano l’importanza economica di una categoria ben disposta a spendere nel territorio di cui fruisce.

Contrariamente al turista “mordi e fuggi”, il mototurista ama assaporare le prelibatezze locali e, necessariamente, soggiorna lungo il suo itinerario. La spesa media si attesta intorno ai 1.500 euro per una vacanza in Italia, arrivando a 4.000 euro per un viaggio all’estero.

Il profilo che scaturisce dall’indagine fotografa un mototurista con in media più di una moto e in viaggio mediamente con cinque pernottamenti.

In conclusione, il mototurista è un turista in sella ad una moto, quindi l’accoglienza della persona è il primo fattore fondamentale, ma è molto importante soddisfare uno standard di accoglienza per la moto, a cui è legatissimo.

Il biker è un settore il cui potenziale non è ancora completamente sfruttato, soprattutto in Italia e può essere una nicchia strategica per lo sviluppo turistico di borghi, periferie e percorsi panoramici. Attraverso l’indotto generato, può essere un driver per lo sviluppo dei territori come l’Appennino alla perenne ricerca di presenze, di una nuova forma di turismo. In questa direzione anche e soprattutto l’Appennino emiliano può rappresentare per i rider un territorio le cui bellezze sono ancora tutte da scoprire per stop and go che iniziano a primavera e proseguono fino all’autunno.

In una montagna alla costante ricerca di un rilancio, che anni fa ha cercato nuove presenze accogliendo eventi sportivi, ritiri di squadre e club non necessariamente solo legati al mondo del pallone; che sta investendo su percorsi di downhill (altro sport di tendenza tra i giovani) e su trekking con segnaletiche adeguate e tour promozionali anche all’estero i dati sul turismo che “sgasa” sui tornanti e che stanno facendo la fortuna della Romagna, devono rappresentare un punto di partenza su cui confrontarsi, studiare, creare progetti, pubblicizzando percorsi all’altezza rivolti ai rider. Che da sempre amano andare alla scoperta di nuovi posti e paesaggi e della buona cucina. Dando un’accelerata ai ricavi di tutto l’indotto e di chi gli dice “benvenuto”.l

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