Gazzetta di Modena

Modena

Economia e lavoro
L'allarme

Modena E Putin adesso fa produrre il “Parmesan” in Russia

di Miria Burani
Modena E Putin adesso fa produrre il “Parmesan” in Russia

Coldiretti: «Dopo l’embargo dilaga l’industria del falso»

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA Adesso anche la Russia - sotto l’effetto delle sanzioni - si è messa a produrre cibi taroccati italiani e naturalmente il primo è il “Parmensan”...

Da anni se ne parla, ma è allarme continuo per le proporzioni del fenomeno e a denunciarlo è Coldiretti. I nostri prodotti agroalimentari tipici di qualità subiscono la concorrenza sleale dei prodotti stranieri. Viene chiamata “Italian sounding” e sotto questa locuzione viene indicata quella pratica di imitazione delle nostre eccellenze enogastronomiche da parte di produttori stranieri, che si avvalgono di riferimenti del nostro Paese, ma che di italiano hanno solo un vago sentore. «Sale a 120 miliardi il valore del falso Made in Italy agroalimentare nel mondo, anche sulla spinta della guerra che frena gli scambi commerciali con sanzioni ed embarghi, favorisce il protezionismo e moltiplica la diffusione di alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale – è l'allarme lanciato da Coldiretti - il risultato è che per colpa del cosiddetto “Italian sounding” nel mondo – stima la Coldiretti – oltre due prodotti agroalimentari tricolori su tre sono falsi senza alcun legame produttivo ed occupazionale con il nostro Paese». In testa alla classifica dei prodotti più taroccati ci sono i formaggi partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano con la produzione delle copie che ha superato quella degli originali, dal parmesao brasiliano al reggianito argentino fino al parmesan diffuso in tuti i continenti. Ma quali sono i Paesi dove vengono più diffusamente taroccati i nostri prodotti? Tra i maggiori taroccatori del Made in Italy ci sono paradossalmente i paesi ricchi, a partire proprio dagli Stati Uniti dove si stima che il valore dell’Italian sounding complessivo abbia raggiunto i 40 miliardi di euro.

«Ma l’industria del falso dilaga anche in Russia – rileva Coldiretti – per effetto delle sanzioni per l’occupazione dell’Ucraina che hanno portato Putin a decidere l’embargo sui prodotti agroalimentari occidentali e a potenziare l’industria alimentare locale con la produzione di cibi tarocchi come il Parmesan, la mozzarella o il salame Milano che hanno preso il posto sugli scaffali delle specialità italiane originali. In molti territori, dagli Urali alla regione di Sverdlovsk, sono sorte fabbriche specializzate nella lavorazione del latte e della carne per coprire la richiesta di formaggi duri e molli così come di salumi che un tempo era soddisfatta dalle aziende agroalimentari italiane».

La guerra sta però mettendo a dura prova anche la produzione emiliana. «Si rischia di non produrre i quantitativi di latte richiesti, per la trasformazione in formaggio Parmigiano Reggiano, dalla programmazione 2023/2024 del Consorzio – dice Roberto Gelfi presidente della sezione lattiero-casearia di Confagricoltura Emilia Romagna, lanciando così un altro allarme - a causa dei rincari, infatti, l’allevatore potrebbe decidere di ridurre il numero di capi e di conseguenza la produzione complessiva di latte».. Secondo l’elaborazione di Confagricoltura Emilia Romagna, i costi di produzione del latte per il Parmigiano Reggiano hanno subito un balzo del 40-50% in più e quelli della sua trasformazione del 35-45% rispetto all’anno precedente. «Inoltre, c’è il serio rischio – aggiunge Gelfi – che le aziende zootecniche non possiedano abbastanza liquidità per sostenere questi aumenti e che quindi scelgano di vendere subito parte del latte crudo sul mercato spot, destinandolo ad altri usi alimentari e non alla trasformazione in Parmigiano Reggiano». Nelle stalle del circuito di produzione della Dop la spesa per l’energia elettrica, stima Confagricoltura Emilia Romagna, è passata mensilmente da 24 a 76 euro per capo nel periodo 2021-2022, il gasolio agricolo da 15 a 35 euro/capo e l’erba medica per l’alimentazione del bestiame da 56 a 96 euro/capo.

E mentre il Parmigiano cerca di fronteggiare la non facile situazione derivata dal conflitto Russia-Ucraina, un altro prodotto modenese, deve cercare di difendersi dalle insidie, questa volta, provenienti da altri Paesi dell'Europa: l'aceto balsamico. Nell'estate appena passata era stata la Slovenia ad avanzare la sua richiesta a Bruxelles. Secondo una nuova norma slovena, "qualsiasi miscela di aceto di vino con mosto concentrato si potrà chiamare, e vendere, come ‘aceto balsamico’", affiancandosi così bellamente al nostro aceto balsamico di Modena. La Coldiretti aveva parlato di “inaccettabile scippo” che poteva mettere a rischio un altro miliardo di euro di valore, in un “mercato internazionale del falso made in Italy utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette”. Nei giorni scorsi è stato Cipro e il ministero dello Sviluppo economico ha già inviato a Bruxelles la documentazione di opposizione formale alla richiesta avanzata dalla Repubblica di Cipro.l
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google