Modena «Cacciatori e agricoltori uniti contro i cinghiali»
Cacciatori e agricoltori non devono farsi la guerra ma anzi unire le forze contro il nemico comune: l’aumento esponenziale dei cinghiali, che sta facendo crescere il rischio di incidenti e la minaccia della peste suina. A dirlo sono le organizzazioni professionali agricole della provincia di Modena (
MODENA Cacciatori e agricoltori non devono farsi la guerra ma anzi unire le forze contro il nemico comune: l’aumento esponenziale dei cinghiali, che sta facendo crescere il rischio di incidenti e la minaccia della peste suina.
A dirlo sono le organizzazioni professionali agricole della provincia di Modena (Cia, Coldiretti, Confagricoltura) in merito alla clamorosa iniziativa dei giorni scorsi dei cacciatori dell’Atc MO3, quello di montagna, che per settimane non hanno ritirato i registri per protesta contro gli agricoltori che praticano la caccia di autodifesa, con molti meno vincoli.
«L’aumento esponenziale dei cinghiali non ammette ulteriori ritardi: è necessario mettere in campo tutti gli strumenti a disposizione per ridurne il numero» sostengono Cia, Coldiretti e Confagricoltura. «I cinghiali – osservano – rappresentano il principale veicolo di diffusione della Peste suina africana: ridurne il numero, significa rallentare la diffusione della malattia in quelle zone dove maggiore è la presenza di filiere agroindustriali legate agli allevamenti di maiali. A questo si aggiungono i pericoli per la sicurezza delle persone a causa della presenza sempre più invadente nelle città e sulle strade, per questo serve il concorso di tutti (istituzioni, cacciatori e agricoltori) per trovare una soluzione rapida ed efficace».
È con questa consapevolezza che dal novembre 2021 la Regione ha autorizzato gli agricoltori, tramite uscite in piano di controllo, a agire in autodifesa per limitare il numero dei cinghiali nella loro proprietà direttamente o, se non provvisti di licenza di caccia, coadiuvati da dipendenti e persone di loro fiducia (sempre muniti di licenza). In questo senso vanno anche i recenti pareri positivi del Ministero della Salute sull’allargamento della caccia con l’ausilio dei cani.
«È il “territorio” nelle sue diverse articolazioni (Atc, cacciatori, agricoltori e associazioni ambientaliste) che si deve mettere al lavoro rafforzando una gestione che ha già dato dei risultati ma che è necessario proseguire alzando l’asticella per puntare ad obiettivi più ambiziosi – continuano le organizzazioni agricole – pena la capitolazione di parte del settore agricolo e delle sue aziende che dal proprio lavoro traggono il reddito per vivere e mantenere la presenza su un territorio come quello montano per il quale il lavoro degli agricoltori funge da presidio e difesa dai disastri idrogeologici».
«Il momento è critico, per questo collaborazione e integrazione fra cacciatori e agricoltori sono necessarie per raggiungere l’obiettivo di abbattere il maggior numero di cinghiali senza precludere reddito e attività venatoria, con beneficio per l’ambiente e il territorio che non sopporta più questi carichi di selvatici. Non c’è competizione fra chi coltiva il terreno traendone il proprio reddito e chi fa della caccia un’attività ludico-sportiva – rimarcano Cia, Coldiretti e Confagricoltura – è bene che i cacciatori, consapevoli delle responsabilità e della funzione sociale che hanno, si diano obiettivi di cattura ancora più ambiziosi insieme agli agricoltori che con l’autodifesa integrano la potenzialità di abbattimento dei selvatici». l
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