Champagne Experience a Modena. «E’ anche un appuntamento didattico»
Il direttore di Società Excellence ed è l’ideatore della Champagne Experience che tra domenica e lunedì vedrà andare in scena in Fiera a Modena la sua quinta edizione.
MODENA È il direttore di Società Excellence ed è l’ideatore della Champagne Experience che tra domenica e lunedì vedrà andare in scena in Fiera a Modena la sua quinta edizione. Due parole con Lorenzo Righi sono quindi d’obbligo alla vigilia di questo evento di rilievo. Un appuntamento, immaginiamo, che richiede uno sforzo notevole a livello di organizzazione.
«Sono numerose le attività che portano alla realizzazione di un evento di questa portata. Oltre a contattare gli importatori – anche quelli al di fuori di Società Excellence – per far partecipare i produttori alla manifestazione, richiede uno sforzo notevole anche la realizzazione del nostro catalogo, che è un prodotto fondamentale della nostra manifestazione in quanto include le schede tecniche di oltre 700 vini, tutti quelli presenti all’evento. Per ognuno occorre contattare le case di produzione e richiedere le caratteristiche dei singoli vini presentati. Poi non mancano il marketing e la comunicazione, e ovviamente la gestione della biglietteria. Questi sono solo alcuni esempi dei tanti aspetti di cui ci occupiamo, e che da marzo – in vista dell’appuntamento – prevedono via via un impegno sempre maggiore e assiduo. Oltre ovviamente all’allestimento degli spazi, i fornitori, gli sponsor e le istituzioni che ci sostengono, come la Camera di Commercio e il Comune di Modena».
Avete una buona collaborazione da Maison e vignerons?
«Le case francesi hanno mostrato negli anni di apprezzare la nostra proposta. È stato apprezzato il nostro approccio diverso da quello di altre fiere di settore. Il nostro lo definirei un evento didattico. La Francia ha ben presente che ormai quello italiano è diventato per lo Champagne il quinto mercato per valore e il secondo per prezzo medio, l’Italia risulta essere pertanto un approdo fondamentale per lo Champagne, in quanto non solo ne beviamo tanto, ma di alto valore».
C’è forse più che in altre occasioni la possibilità di incontrare direttamente i produttori, questo può aiutare a conoscere meglio anche il prodotto e il contesto che c’è dietro, vero?
«Assolutamente. Noi intendiamo fare in modo che i protagonisti dell’Experience siano il cliente, l’appassionato, e il vino che è nella bottiglia. E questo oltre l’etichetta. Vale quindi per tutti, che si tratti di una grande Maison o del piccolo vigneron. Anche questo è un aspetto che viene apprezzato dai produttori, che in virtù di questo, ma grazie anche alla possibilità di colloquiare direttamente con gli operatori di settore, partecipano volentieri di persona».
Può essere l’occasione di conoscere meglio lo champagne anche nelle sue varie declinazioni?
Già in edizioni passate erano presenti produttori che avevano imboccato la strada del biologico o del biodinamico.
«È qualcosa che si ripeterà anche quest’anno. Come accennavo, il nostro intento è quello di proporre una vera e propria Experience a 360°, abbiamo sposato un percorso didattico, quasi “apolitico” riguardo questi approcci diversi nella produzione» .
A dicembre ha fatto scalpore un’intervista a Bastien Collard de Billy di Pol Roger che invitava i produttori francesi a essere meno arroganti, viste le capacità italiane. Un discorso che però non vale per lo Champagne. Quello resta inarrivabile, o no?
«Intanto va considerato che le caratteristiche tipiche della zona dello champagne – come il territorio o l’esposizione dei vigneti – sono uniche. Da un punto di vista organolettico il prodotto di quella zona semplicemente non è replicabile. In Italia c’è chi riesce a proporre un Metodo Classico di valore e possiamo puntare anche su un rapporto qualità/prezzo che può giocare a nostro favore, ma i prodotti restano diversi. Poi i francesi hanno iniziato a lavorare in un certo modo tanto tempo prima degli italiani. Anche dal punto di vista del marketing, abbiamo ancora tanto da imparare. Sono riusciti a dare valore al nome Champagne in un modo che ha pochi eguali nel mondo. Il vino italiano in genere può comunque crescere e senza dubbio rimane un punto di riferimento a livello mondiale».
Interessante anche il contorno a quella che può essere la semplice degustazione. Come le Master Class e gli altri incontri in programma. Riproponete quello dedicato alle produttrici.
«È uno degli appuntamenti più interessanti e per questo lo proponiamo creando un incontro con il mondo dello champagne al Femminile. Intanto perché storicamente ci sono state delle donne alla guida di Maison importanti (come Veuve Clicquot), e anche oggi, ad esempio, si trovano bravissime manager alla guida di importanti Maison, come Alice Paillard e Melanie Tarlant, e tante altre! Abbiamo quindi invitato l’associazione “La Transmission – Femmes en Champagne” per presentare un punto prospettico differente». La conferma quindi della ricerca di un approccio “didattico”di questo Champagne Experience, rassegna sicuramente preziosa per gli addetti ai lavori, ma anche, e forse ancora di più per chi vuole avvicinarsi a questo prodotto.l
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
