Auto, addio metano Il prezzo salito a un livello tale da scoraggiare il rifornimento
Un’inchiesta di Federconsumatori scopre l’applicazione di tariffe al limite dell’incredibile Rispetto al periodo precedente l’impennata, l’aumento si può quantificare al 344%
MODENA «Il prezzo medio applicato ha ormai superato la soglia oltre la quale non ha più senso circolare a metano», annuncia Federconsumatori Bologna dopo aver verificato i prezzi applicati in una trentina di distributori nell’intera provincia. Prezzi che «confermano una situazione fortemente problematica per la gran parte degli automobilisti che hanno scelto questo carburante», rimarca l’associazione di consumatori chiedendo a Governo e Regione di intervenire. Tra i 31 distributori esaminati ne è stato rintracciato uno solo dove un chilo di metano si trova al di sotto dei 2 euro (1,599). Altri sei distributori si posizionano tra 2 e 2,5 euro, mentre 12 sono quelli tra 2,5 e 3 euro al chilo e 8 quelli tra 3 e 4 euro. Infine, tre distributori applicano prezzi superiori ai 4 euro, con il distributore più caro della provincia, e forse della regione, che applica “l’incredibile” prezzo di 4,575 euro al chilo, evidenzia l’associazione dei consumatori della Cgil. La media ha così raggiunto, nella giornata del 13 ottobre, quota 3,1 euro.
Posto che prima che montasse la crescita dei prezzi, il costo medio del metano era di 0,9 euro al chilo, l’incremento è quindi al momento quantificabile nel 344%. Non solo. Nello stesso giorno, tra il distributore più economico e quello più caro il costo dello stesso prodotto varia tra 1,599 e 4,575 euro al chilo, attorno al triplo dunque. «In questo grande caos – commenta quindi Federconsumatori – il conto viene pagato soprattutto dai 50.000 cittadini e cittadine della provincia che circolano con una vettura a metano, un carburante ecologico a basso impatto sull’ambiente. Possiamo dire che piove sul bagnato, perché il metano è un carburante fortemente diffuso nelle fasce di reddito medio basse e tra chi deve percorrere forti distanze ogni giorno per recarsi al lavoro».
Per tutto questo, raccomanda l’associazione con il suo presidente bolognese Dante Colombetti, «il tema non può essere derubricato a fatto minore, impattando in modo vistoso in quella parte di famiglie già pesantemente colpita dalla crescita delle bollette e da quella del carrello della spesa. In questa fase sono tanti i metanisti che hanno cessato di utilizzare quel carburante, e tanti ancora progettano il ritorno a benzina o diesel». In ballo c’è quindi una modalità di trasporto ecologica che «rischia di andare a superamento per sempre. Una intera filiera rischia di scomparire, in particolare in Emilia-Romagna, dove sono presenti circa un quarto delle auto a metano in circolazione in Italia. Il compito di verificare che non siano in corso fenomeni speculativi, piccoli e grandi, spetta agli organi dello Stato; quello di difendere i metanisti, di sostenerli in una fase terribile, spetta – insiste Federconsumatori – alla Regione e al nuovo governo».
La Regione solo pochi giorni fa aveva affrontato il caso in un questione time. «L’aumento del gas naturale – ricorda l’assessore Vincenzo Colla – coinvolge il riscaldamento e la mobilità. È forte l’impatto su cittadini che usano auto a gas metano, una scelta fatta per abbattere i costi».
L’assessorato «convocherà quanto prima le associazioni imprenditoriali di riferimento per avanzare una proposta. Una proposta da sottoporre al nuovo governo. Coinvolgeremo anche i sindacati, perché la chiusura dei distributori riguarda molti lavoratori».
L’autore della interrogazione, il dem Gianni Bessi, ha definito allarmanti le conseguenze sul piano sociale ed economico, «che hanno portato alla chiusura di diversi impianti di distribuzione e al licenziamento del personale, e causato disagi ai cittadini costretti a lunghe code ai distributori ancora aperti».l
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

