I modenesi e il fascismo / Giovani e anziani i più decisi contro il regime. Dubbi nella fascia di mezzo e tra i lavoratori
Sono più netti nel giudizio negativo sul fascismo (con percentuali superiori al 60%) le fasce d’età tra i 18 e i 29 anni e quella oltre i 65 (e dunque studenti e pensionati), i laureati, coloro che si collocano politicamente a sinistra, centrosinistra e centro.
MODENA Un dato estremamente interessante che la ricerca ha messo in evidenza e che delinea un cambiamento nella nostra società è senza dubbio il fatto che se da un lato il 58% dei modenesi pensa che non possa esistere una democrazia anche con meno libertà di quelle che abbiamo oggi, il 37% (quindi oltre un modenese su tre) non è d’accordo su questo punto e non rileva il vincolo democrazia/libertà, anzi ritiene che la democrazia possa contemplare anche meno libertà di quelle attuali.
«Quello che non possiamo fare a meno di osservare - sottolinea Vanni Bulgarelli dell’Anpi - è che, anche nel nostro territorio, come nel resto d’Italia, si sta assistendo a una sorta di scissione: da una parte c’è la consapevolezza da parte dei modenesi di tutto un aspetto valoriale tipico dell’antifascismo su cui si fonda la nostra Costituzione, ma dall’altro, nella quotidianità sembra si possa anche essere disposti a perdere qualche piccola libertà a fronte della risoluzione di situazioni pesanti di crisi».
«Come conclusione della ricerca - afferma Roberto Guerzoni, presidente della Fondazione - si evince che, per fortuna, il riconoscimento dell’antifascismo è ancora un elemento costitutivo e un asse coesivo dell’unitarietà del nostro territorio. Oltre il 55% dei maggiorenni modenesi esprime una valutazione nettamente negativa del regime fascista di Mussolini. D’altro canto però non può non preoccupare il fatto che per molti modenesi la valutazione negativa non sia così netta e, anzi esiste anche a Modena una piccola fascia di popolazione che reputa il fascismo positivo poiché ha mantenuto l’ordine e portato benessere (5,2%).
Sono più netti nel giudizio negativo sul fascismo (con percentuali superiori al 60%) le fasce d’età tra i 18 e i 29 anni e quella oltre i 65 (e dunque studenti e pensionati), i laureati, coloro che si collocano politicamente a sinistra, centrosinistra e centro.
Giudizio meno deciso e che ritrova aspetti positivi si riscontra invece maggiormente nelle fasce d’età 30-49 anni e 50-64, tra i lavoratori dipendenti, tra chi si autocolloca politicamente nel centrodestra e a destra (in quest’ultimo caso con esplicite approvazioni) e infine tra coloro che si sono trasferiti in Emilia Romagna provenendo dal sud».
«Questa ricerca serva anche all’Anpi per capire dove è meglio mirare i propri interventi - conclude Bulgarelli - quello che ci fa piacere è vedere come i ragazzi modenesi in età scolare esprimano un parere negativo nei confronti del fascismo. Questo accade palesemente poiché ne hanno una conoscenza e una consapevolezza grazie anche agli interventi che si fanno a scuola e a una tendenza di maggiore sensibilizzazione per esempio sul significato della festa del 25 aprile che viene affrontata nelle scuole in modo trasversale nelle varie materie nei percorsi di educazione civica. Allo stesso tempo - chiude - ci rendiamo conto che la fascia di persone adulte dai 30 ai 65 anni è quella che più tentenna nel considerare il fascismo assolutamente negativo. Nostro compito allora è quello di trovare il modo per coinvolgere nelle nostre iniziative i modenesi appartenenti a questa fascia. Non dobbiamo sottovalutare il rischio di un arretramento democratico che palesemente stiamo osservando in alcuni stati europei ».
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