Il caso
Ospedali modenesi: un operatore sanitario aggredito ogni tre giorni
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Un operatore sanitario aggredito ogni tre giorni. Questi i numeri dei soli mesi estivi per gli ospedali modenesi, dove nei Pronto soccorso medici, infermieri e oss vivono in prima linea non solo per la mole di lavoro a cui sono sottoposti, ma anche per la violenza nei loro confronti. I dati per Policlinico e ospedale Civile di Baggiovara sono eloquenti: da giugno ad agosto ci sono stati 33 casi di violenza, verbale o fisica. Al pronto soccorso del Policlinico 16 aggressioni: in 14 casi l’autore è stato il paziente, in altri due i genitori dei bambini dell’ambulatorio pediatrico. A Baggiovara numeri simili: 17 aggressioni (di cui una perpetrata da un accompagnatore). La maggior parte di queste aggressioni è stata verbale (69,4 per cento), ma è da considerare anche il numero di aggressioni fisiche ai danni degli operatori (25 per cento), più contenuto quello degli episodi di danneggiamento della proprietà dell’Azienda ospedaliero universitaria (2,8 per cento). Nel 2,8 per cento dei casi l’aggressione ha portato a un infortunio su un operatore. Il pronto soccorso è anche il termometro degli episodi di violenza tra cittadini: è questo il luogo che in prima battuta accoglie le vittime. I numeri sono altrettanto impressionanti. Da gennaio ad agosto sono arrivati nei due ospedali 694 pazienti che hanno dichiarato di essere state picchiati (228 a Baggiovara, 466 al Policlinico). Si tratta di un dato che in proiezione dà un netto aumento rispetto al 2021. L’anno scorso in dodici mesi furono 250 a Baggiovara, 650 al Policlinico. Il dato complessivo va scorporato per analizzare la cosiddetta violenza di genere. Sono 90 le donne che si sono rivolte ai pronto soccorso dichiarando di essere state colpite da un uomo: 36 a Baggiovara, 54 al Policlinico. Nel 2021 (dodici mesi) furono rispettivamente 44 e 86. Per quanto concerne le violenze sessuali dall’inizio dell’anno al termine dell’estate è stato registrato un solo caso al Policlinico dove, lo ricordiamo è presente un percorso dedicato per la violenza sessuale gestito con la collaborazione del reparto di Ostetricia e Ginecologia. Sono dati che danno una fotografia piuttosto fedele della realtà? No, perché questo è soltanto l’emerso, ciò che viene registrato negli ospedali che in questi casi hanno l’obbligo di riportare quanto avvenuto alle forze dell’ordine. Permane invece un’enorme parte di sommerso che specie nelle violenze di genere e sessuali resta fuori dal percorso ospedaliero, poiché le vittime per timore e paura di ritorsioni preferiscono non rivolgersi al pronto soccorso dell’ospedale.l © RIPRODUZIONE RISERVATA
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