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Mirandola. «Social, leghisti diffamati Ora chiediamo il risarcimento»

di Carlo Gregori
Mirandola. «Social, leghisti diffamati Ora chiediamo il risarcimento»

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Mirandola Raccomandate in tutta Italia con richieste di migliaia di euro per presunte diffamazioni: la pioggia di lettere mandate da studi legali per conto di tre ex deputati leghisti – Simone Pillon (Brescia), Stefano Lucidi (Perugia) e Guglielmo Golinelli (Mirandola) – fa discutere e preoccupa. Lettere in cui si parla di vie legali per commenti da haters a post di questi tre onorevoli, anche di anni prima.

Un improvviso disappunto per offese datate che serve a far cassa ai tre politici non rieletti? Spiega l’avvocato Giorgio Virgili di Mirandola, il legale che segue gli ex deputati: «Si tratta di raccomandate per commenti diffamatori pubblicati in calce a post pubblici. Come l’azione legale che abbiamo portato a termine per conto dell’ex deputato leghista Golinelli: a Roma la controparte è stata condannata in primo grado a 5mila euro di risarcimento. Semplicemente abbiamo mandato raccomandate per conto di clienti che si sono sentiti diffamati con una quantificazione “prudenziale”. Ci basiamo sulle Tabelle di Milano».

Considerate diffamazioni anche semplici ingiurie?

«Le ingiurie sono riconosciute come tali se vengono fatte di persona, in riunione o in chat. Se si scrive la stessa cosa su Facebook diventa diffamazione aggravata, lo dicono le sentenze. È un discorso che purtroppo viene strumentalizzato in modo fazioso. Le nostre sono semplici raccomandate e servono a far slittare il termine di prescrizione di cinque anni se si vuole far causa ed evitare che vada in prescrizione».

All’epoca della pubblicazione avevate visto o no queste diffamazioni?

«Ovviamente no. Si parla di post con commenti diffamatori fatti in modo quasi virale. Su Facebook viene indicata una data e questa vale. La raccomandata scatta quando al cliente viene riferito di un commento diffamatorio sui social. È impensabile che uno conosca tutti i commenti sui post. Nell’incertezza si procede così: se il commento è ad esempio del 2019, mando la lettera per bloccare la prescrizione e ripartire dal 2022. Senza stare a dire quando si è saputo. Per questo noi ci riserviamo di agire in sede civile e penale. Anche ieri a Golinelli sono arrivati da Parma atti di imputazione per tre che lo avevano diffamato. Noi seguiamo “Odiare ti costa” di Cathy la Torre». Quante lettere avere mandato ai presunti haters? «Non c’è un numero».

Non è possibile che non lo sappia: siete voi a pagare la spedizione. Parliamo di decine, centinaia, migliaia?

«Non lo so. I numeri che girano sono inventati. Non posso comunque dirlo». Le state ancora spedendo? «Ad oggi non abbiamo posizioni nuove. Ripeto, le raccomandate sono state mandate solo nei confronti di chi ha diffamato altre persone. Chi è colpito dall’altra parte politica, se reagisce viene osannato come un paladino della giustizia. Se lo fanno quelli della Lega… Io sono totalmente apolitico».

La gente vuole sapere se riceverà una delle sue lettere.

«Se tizio ha scritto offese sui social, il politico in questione gli può fare causa». Nella raccomandata si invita a risolvere tutto subito prima di ogni indagine. «È totalmente inventato. Non si dice di pagare subito. È una richiesta danni nella quale si invita a prendere contatto con il nostro studio. Non chiediamo soldi per chiudere la faccenda, facciamo una richiesta danni in base alle Tabelle di Milano. È una fase preliminare. Le cifre vanno da 1.000 a 50mila euro. Uno può non pagare e andare in causa».

Lo dite voi che sono diffamazioni: non c’è stata alcuna valutazione del magistrato, nessun giudizio.

«Sono accuse di diffamazione in base ai criteri della Cassazione. Non mandiamo raccomandate a commenti qualsiasi. Noi rispettiamo il diritto di critica. Se si ofendono i parlamentari non è che contino meno. La Boldrini ha giustamente ottenuto la condanna dei suoi diffamatori. Per motivi politici si prendono le difese di chi offende altri politici e questo lascia senza parole. Parliamo di diffamazione perché ci basiamo su sentenze. Se uno diffama può arrampicarsi sugli specchi ma è nostro diritto fare causa. C’è gente che scrive quello che vuole e non risponde di nulla». 

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