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La testimonianza

Modena «Io, badante, truffata dalla finta coop» Ecco come funzionava il reclutamento

di Paola Ducci
Modena «Io, badante, truffata dalla finta coop» Ecco come funzionava il reclutamento

«Ho messo un annuncio e il giorno dopo mi è stato chiesto di iniziare il servizio senza firmare alcun contratto: ora mi mancano 3 mensilità»

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MODENA  Il racconto di una operatrice famigliare e di una famiglia che hanno avuto a che fare con la finta cooperativa (in realtà una associazione non riconosciuta) che forniva badanti alle famiglie modenesi e ora indagata per sfruttamento del lavoro ed evasione fiscale, chiarisce molti dubbi su quali erano le modalità di azione della finta impresa. Chi la gestiva era una 55enne campana residente a Bologna che reclutava, quasi esclusivamente tramite internet, badanti straniere a quanto pare senza verificarne le competenze per poi sfruttarle.

Yulia (il nome è di fantasia) , si è sentita contattare dalla titolare il giorno dopo che, nell’ottobre 2021 era tornata dalla Russia e aveva inserito un’inserzione su un sito di annunci, mettendosi a disposizione come collaboratrice famigliare disponibile anche all’assistenza di anziani.

«Lì per lì, quando ricevetti la telefonata della signora – racconta Yulia- mi sono sentita fortunata perché dopo poche ore di inserzione avevo già una proposta di lavoro. La titolare infatti, senza nemmeno volermi incontrare mi ha immediatamente proposto un lavoro che consisteva nell’accompagnare per un periodo di tempo una persona anziana a fare della terapia ogni mattina. Per ottenere il lavoro mi si chiedeva di utilizzare la mia automobile. Addirittura mi chiese di cominciare l’indomani promettendomi che con calma ci saremmo viste per la firma di un contratto. Già subito quel primo approccio mi era parso molto strano. I rischi del trasporto in macchina di una persona non autosufficiente chi se li assumeva?  Non avevo nemmeno un contratto. Così mi sono opposta e la signora, scocciata, mi ha invitato, in fretta e furia a compilare un contratto on line che apparentemente sembrava essere regolare. Così, sempre con molte perplessità, ho iniziato il lavoro».

La badante riferisce che da lì in poi la situazione è sempre andata peggiorando, i servizi che richiedeva cambiavano di continuo e, tolto un acconto del primo stipendio, che è stato peraltro pagato in ritardo dopo molta insistenza, la signora non ha mai più visto nemmeno un soldo. Yulia ha però continuato a lavorare ancora per altri tre mesi perché la titolare la supplicava e le prometteva il pagamento degli arretrati di giorno in giorno.

«Ora però a me mancano 3 mesi di stipendio – conclude Yulia- ma so che ci sono altre operatrici che devono avere anche fino a 4 o 5 mensilità. Ciò che ha fatto ancora più arrabbiare è anche il fatto che i nostri contratti di lavoro non sono mai stati nemmeno registrati e all’Inps e quindi nessun contributo è stato versato».

Molto amareggiate anche le famiglie che sono cadute nel tranello della finta coop.

«Avevo bisogno per l’assistenza a mio padre novantenne – racconta un modenese- e on line ho trovato l’annuncio di questa cooperativa che offriva prezzi concorrenziali con pratiche snelle. Ho voluto fidarmi certo se tornassi indietro non lo rifarei più. A parte il servizio che abbiamo ricevuto che, tranne per una badante, per il resto è stato davvero pessimo: in casa nostra con mio padre sono venute persone con pretese assurde che non sapevano cucinare, non sapevano alzare e pulire una persona anziana, si rifiutavano di mantenere l’ambiente pulito e di seguire le norme basilari dell’igiene. L’unica possibilità che la cooperativa offriva era l’opportunità di acquisto di pacchetti on line a partire da un monte ore prestabilito da pagare in anticipo, ma mio padre ad un certo punto, a seguito di un peggioramento di salute e un ricovero in ospedale, ha dovuto passare un lungo periodo in struttura protetta così ho chiesto la possibilità di avere un rimborso o congelare le ore di assistenza incluse nel pacchetto che avevo già pagato. A questa mia richiesta lecita, mi è stato detto che l’unica possibilità per il rimborso era l’acquisto immediato di un altro pacchetto nuovo, grazie al quale sarei riuscito a recuperare 1000 euro. Insomma, in qualche modo la titolare è riuscita a convincerci e a propinarci un altro contratto, sempre tramite compilazione on line ed ora, dopo che il papà è deceduto e la finta cooperativa sparita, ci troviamo nella condizione di dover riavere indietro oltre 6 mila euro».

Ora proseguiranno le indagini che dovranno fare chiarezza. Quello che è emerso, oltre a evasione fiscale, mancati versamenti di contributi, omessi pagamenti alle operatrici e servizi mai erogati alle famiglie è che sul sito la finta coop offriva anche servizi specialistici nonostante la mancanza di personale autorizzato. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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