Sassuolo Razzismo alla festa del Marocco «Signora, io sono un fascista»
La testimone: «Mamma con le bimbe offesa da alcuni giovani»
Hanno guardato quella signora che indossava il velo e che teneva per mano le sue due bimbe piccole e, con disprezzo, ignorando il clima di festa che tutt’intorno infiammava il centro di Sassuolo, si sono rivolti a lei con parole dure: «Qui per noi è aperto, per voi no». E poi, una frase: «Signora, io sono fascista».
Così, un gruppo di ragazzi di appena vent’anni e forse poco meno, si sarebbe rivolto a una donna che chiedeva loro informazioni sulla possibilità di cenare nel locale davanti al quale stavano consumando. È avvenuto martedì sera, quando dopo la vittoria ai rigori del Marocco contro la Spagna, i tifosi hanno festeggiato tra cori e bandiere. A raccontare con sconcerto l’episodio è B.G., una ragazza che ha assistito alla scena e che ha voluto diffondere la storia: «Anche in una città come Sassuolo – dice – si verificano episodi di razzismo non velato, ma aperto come questo».
Sono da poco trascorse le otto di martedì sera. La ragazza si trova all’altezza di via Mazzini, in attesa di una sua amica. «Era bello vedere festeggiare chi di solito viene marginalizzato. In giro c’era tanta polizia locale a supervisionare la situazione. Gli agenti seguivano il corteo che man mano si è spostato verso piazza Piccola. Non c’era niente sopra le righe», sottolinea.
Dunque la giovane osserva lo spettacolo; dietro di lei, davanti a un locale, un gruppo di ragazzi sta bevendo qualche birra. «Ad un certo punto – spiega – si è avvicinata una signora marocchina che indossava il velo, insieme alle sue due bimbe. Si è rivolta a quei ragazzi e ha chiesto se il locale fosse aperto e se fosse possibile mangiare lì».
Una semplice informazione dunque, rivolta a quei giovani che si trovavano all’esterno del locale (che è estraneo ai fatti, ndr). La reazione però è stata inaspettata: «Le hanno risposto: “Per noi è aperto, per voi no. Qui servono solo alcol, voi siete musulmani. A voi non danno da mangiare”». Nelle dure affermazioni di quei giovanissimi, un aspetto ha colpito la ragazza: «Utilizzavano questo “voi”, a sottolineare la differenza. Mi ha stupito la dignità con cui quella signora ha risposto. Ha cercato di spiegare che stavano solo festeggiando, e che lei è felice anche quando vince il Sassuolo. Però un ragazzo le ha risposto: “Signora, io sono fascista”».
Parole pesanti come un macigno, specie se riferite da ragazzi così giovani. «Mi ha stupito la compostezza di quella donna. Cercava di parlare con loro, ha avuto un comportamento encomiabile. Ha provato a spiegarsi, ma ad un certo punto le hanno voltato le spalle e l’hanno ignorata. Così lei ha rinunciato, e si è unita al corteo in festa».
La ragazza, invece, non è riuscita a voltarsi dall’altra parte. «Sono andata da loro e ho cercato di fargli capire che certe affermazioni sono schifose. Loro si sono accalorati e mi hanno detto: “Se ti piacciono tanto perché non li segui?”. La mia amica, che nel frattempo era arrivata, ha minacciato di chiamare la polizia, così hanno risposto: “Zecche di m... Tornate a Bologna”. Noi siamo di Sassuolo. Vedere episodi di questa gravità nella propria città lascia senza parole. Specialmente se i protagonisti sono così giovani, che vivono sui social e hanno accesso a tutto il mondo. Quello che mi ha colpito è stato anche il loro atteggiamento così sfrontato: si sono sentiti tranquilli a fare quelle affermazioni in pubblico, con la polizia a pochi metri di distanza».l
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