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Finale Emilia Casoni, da 200 anni sette generazioni sinonimo di liquori

di Giovanni Medici
Finale Emilia Casoni, da 200 anni sette generazioni sinonimo di liquori

L'azienda finalese produce 18 milioni di bottiglie l’anno Esporta in tutto il mondo. Ricavi per 39 milioni

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FINALE La Casoni Fabbricazioni Liquori spa è un’azienda storica del territorio finalese, nata nel 1814 come laboratorio di produzione di liquori e distillati artigianali, specializzato in quelli all’anice.

Oggi questa azienda è leader in Europa in questo settore e riesce a garantire l’unicità e la tipicità degli oltre 100 infusi che realizza per più di 450 referenze diverse. Numeri importanti, a cui si aggiunge l’utilizzo di specifici macchinari per la produzione di liquori e una grande capacità di lavorare differenti formati, oggi più di 60, con tempi in linea con le esigenze di mercato.

Ma facciamo un passo indietro. Giuseppe Casoni, il fondatore, fin da subito trasforma il suo laboratorio in una piccola azienda capace di partecipare anche a fiere internazionali ed esportare in Usa. Del 1853 è il primo negozio, del 1910 l’allargamento in nuovi spazi che la fanno diventare la più grande distilleria di Finale. Si deve poi ad Enea Casoni e al suo spirito imprenditoriale la ancor maggiore diffusione dei distillati e liquori dell’azienda in Italia e all’estero attraverso capillari ed efficientissimi punti vendita seguiti da numerosi agenti di commercio, dislocati nelle varie regioni.

Enea Casoni dimostra anche molta passione per le auto da corsa: pilota amatoriale, corre una Mille Miglia nel 1955 con una Alfa Romeo 1900. Il figlio Mario, classe 1939, eredita nel 1964 la fabbrica quando già era un pilota che correva con le Ferrari in tutto il mondo, rinunciando alla Formula 1 per seguire l’azienda. Sarà lui a portare l’impresa familiare a un ulteriore successo internazionale negli anni Ottanta, con una joint venture in Russia e in Cina. É lo stesso Mario Casoni che al volante dell’auto di soccorso in pista riuscirà a portare i sanitari in pochi secondi sul punto in cui la Ferrari di Gherard Berger ha preso fuoco volando fuori pista a Imola durante un Gp e salvando il pilota ancora all’interno.

Piergiorgio Pola, Andrea Fabbri e Paolo Molinari nel 2016 hanno riportato la Casoni in mani modenesi dopo alcuni passaggi di proprietà e oggi l’azienda produce oltre 18 milioni di bottiglie l’anno, esportate in tutto il mondo, anche conto terzi.

Tra queste quelle dell’Anicione: ancora oggi la ricetta di questo prodotto è la stessa di più di 200 anni fa, quando lo si beveva magari a colazione a accompagnato dalla tipica Torta degli Ebrei. Ma nella gamma dei prodotti della Casoni ci sono anche il Limoncello di Sorrento Igp e il Nocino di Modena, la Sambuca e l’Amaretto, la Liquirizia Amara e ancora gli aperitivi alcolici 1814 e il Negroni e il Manhattan, pronti da bere. Amaro (e Bitter) del Ciclista, Gin Tabar e Vermouth Tomaso Agnini sono altri prodotti molto noti della Casoni. L’Amaro del Ciclista nasce da una storia che arriva dal bisnonno di Paolo Molinari, che faceva 120 chilometri in bici per andare a trovare la sua amata. Il Tabar è invece un premium Gin che miscela bacche di ginepro e diverse piante aromatiche. I Vermouth infine sono venduti in due aromatizzazioni legate alla tradizione del territorio modenese: uno al Mallo di noce e uno all’Aceto Balsamico di Modena Igp. «E ne vendiamo tanti all’estero» spiega Pola, presidente del Consiglio di amministrazione della Casoni. La rivista economico-finanziaria Forbes nella lista delle prime 100 aziende italiane per sostenibilità, selezionate nel 2021 tra le candidate alla prima edizione del Sustainability Award, ha inserito anche la Casoni, che si è aggiudicata questo riconoscimento nella categoria Best Enviromental riservata alle aziende con meno di 250 milioni di euro di fatturato, avendo “mostrato performance particolarmente elevate nell’utilizzo dell’energia e delle risorse naturali e l’integrazione di criteri ambientali nella gestione della logistica e della catena di fornitura”. Il Sustainability Award è un riconoscimento riservato alle imprese italiane che si sono distinte nell’avvio e nell’implementazione di percorsi di sviluppo sostenibile e inclusivo, con l’obiettivo di generare valore per i portatori d’interesse e la comunità.

Le imprese individuate si sono sottoposte a una valutazione indipendente dei due partner tecnici, Altis-Università Cattolica del Sacro Cuore e Reprisk, che hanno emesso un rating. Oltre 39 milioni di fatturato nel 2021, 90 dipendenti e due stabilimenti (a Finale Emilia e nella Repubblica Slovacca dove la Casoni è presente dal 1997 e che “vale” 4 milioni di bottiglie l’anno) oggi questa azienda non è più certo una realtà artigianale e locale ma un’impresa leader europea nella produzione e commercializzazione di liquori e distillati.

Fin dagli inizi dell’attività la Casoni ha accreditato poi notevole importanza nello sviluppo del tessuto economico-sociale locale e ha portato avanti azioni concrete volte a migliorare la qualità della vita delle persone: iniziative solidali a favore di enti del territorio e dell’integrazione, ad esempio con l’inserimento lavorativo di cinque componenti della banda Rulli Frulli, portatori di disabilità.

Ma anche dell’ambiente visto che la Casoni possiede dal 2010 un impianto fotovoltaico a tetto da 350 mila Kw/h l’anno, il 100% dell’energia utilizzata in azienda viene da fonti rinnovabili, e garantisce un riciclo al 98%. Durante il lockdown, due anni fa, l’azienda finalese convertì parte dei suoi impianti alla produzione di alcool etilico, indispensabile per gli igienizzanti e disinfettanti per le mani che non si trovavano più in commercio. L’edificio principale di via Venezia a Finale Emilia si sviluppa su una superficie di 23.000 metri quadrati: qui si trovano gli uffici, il laboratorio e la sede produttiva. Lo stabilimento ha una capacità di imbottigliamento di circa 150.000 bottiglie al giorno e l’area di stoccaggio consente di avere disponibili circa un milione di bottiglie pronte per essere distribuite in tutto il mondo, con la Germania come mercato principale. «Ora siamo arrivati con Paolo Molinari, nipote di Mario, alla settima generazione della famiglia alla guida della Casoni. Quello che ci portiamo dietro è la passione per il nostro lavoro e il forte legame col territorio. C’è poi un percorso di sviluppo, una via all’innovazione che si lega all’aggiornamento dei gusti e delle tendenze in atto nei vari mercati – afferma Pola – Vendiamo tutto con una rivisitazione: l’Amaretto, la Sambuca, il Limoncello sono esportati con successo negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Thailandia e persino nelle Filippine. Di recente abbiamo però aperto canali di vendita anche nella lontanissima Nuova Zelanda, in Bolivia e nel Corno d’Africa». l
 

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