Modena, «Minacciata e insultata per il colore della pelle» – IL VIDEO
La modenese Jarmouni apostrofata in treno prima del premio «Poteva essere armato e nessuno ha fatto niente: è l’Italia»
MODENA «La politica italiana semina odio». Ikram Jarmouni è una studentessa modenese di ventidue anni.
È stata premiata alla Camera per l’eccellenza negli studi universitari. Tuttavia, il suo nome è diventato famoso in tutta Italia per l’ennesima aggressione verbale a sfondo razziale subita.
La modenese di origine marocchina stava andando a Roma con un’amica a ritirare il premio America Giovani, consegnato dalla Fondazione Italia Usa per meriti quali il punteggio di laurea, l’età di conseguimento del titolo e la media degli esami.
Un viaggio che non dimenticherà facilmente, ma per altri motivi. «Sono stata aggredita, insultata e minacciata di morte per il colore della mia pelle – denuncia su Instagram – Né le forze dell'ordine né i capotreno sono intervenuti, nonostante abbia chiamato con urgenza entrambi. Non è stato fatto alcun tentativo di identificazione. Lui poteva essere potenzialmente armato. Questa poteva essere una strage. Ma questa è l'Italia».
Come si è sentita?
«A livello emotivo posso dire di esserci rimasta male ma non eccessivamente, semplicemente perché a queste cose quando si è una persona razzializzata in Italia si è abituati. Mi dispiace solo che abbia influenzato un giorno così importante. Cose del genere capitano quotidianamente in Italia, sono capitate a me personalmente in Italia ma sono capitate anche alla mia famiglia e ai miei amici ordinariamente».
Si sarebbe aspettata una reazione dei presenti?
«L’indifferenza è stata deludente, ma provo a convincermi che sia stata la paura generale che si era diffusa nella carrozza ad averli portati a rimanere immobili».
Cosa dovrebbe fare la politica per adottare un vero cambiamento?
«La politica italiana di oggi è una politica che semina odio, discriminazione, misoginia, antiziganismo ed omofobia. I punti di partenza sono tanti e le cose da cambiare sono ancora di più, ma sicuramente adottare anche approcci legislativi che puniscano le aggravanti razziste (in questo caso) può essere utile a dare più peso a determinati atti di violenza».
Come si combatte il razzismo?
«Un vero cambiamento che combatta il razzismo deve iniziare dai banchi di scuola alle elementari, in cui bisognerebbe dare più spazio alla discussione di questi argomenti (anche in maniera interattiva o includendo la lettura di libri per bambini sull’eguaglianza). Servirebbe anche includere nelle diverse scuole una figura di riferimento per tutti i bambini stranieri o con origini straniere che subiscano offese ed insulti (ti stupiresti a sapere quanto spesso accade quotidianamente). I bambini a scuola devono sentirsi protetti e in un posto sicuro».
Lei ha la cittadinanza italiana?
«Io sono nata a Pavullo ma ho ottenuto la cittadinanza a 13 anni ma un’Italia in cui la cittadinanza viene riconosciuta principalmente in base ai legami di sangue parla da sola. Come possiamo combattere il razzismo se chi è nato in Italia, parla italiano e ha frequentato le scuole in Italia non viene riconosciuto parte del suo paese? Se l’Italia continua a considerare alieni i suoi figli e le sue figlie?».
Come si vede tra cinque anni?
«Non so se sarò in Italia. Vista la precarietà dei giovani sia laureati sia non laureati, per quanto io ami l’Italia forse dovrò andare altrove per cercare un futuro più stabile, in cui le mie competenze vengano effettivamente retribuite per il contributo che danno».
In quale campo?
«Continuerò a lavorare sicuramente nel campo della protezione dei diritti umani, e specialmente nella Rotta balcanica per supportare tutte quelle persone che a causa delle politiche razziste dell’Italia e dell’Unione europea si trovano in condizioni vulnerabili alle frontiere europee».l
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