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Modena. Dall’inizio dell’anno 59 donne vittime di violenza sessuale

Paola Ducci
Modena. Dall’inizio dell’anno 59 donne vittime di violenza sessuale<br>

I dati sono in crescita: da gennaio in 359 hanno chiesto aiuto

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Spaventano i dati della violenza sulle donne di Modena e provincia, che dal primo gennaio ad oggi hanno subito un incremento importante. «Le donne accolte al Centro antiviolenza di Modena sono state 359, quando alla stessa data dello scorso anno erano state 335 con un incremento significativo di 24 donne – specifica Elena Campedelli, presidente della Casa delle donne contro la violenza di Modena – Di queste ben 59 hanno subito una forma di violenza sessuale nell’ambito di una relazione. E cioè una forma di atto sessuale subito e senza consenso. Tra questi ci sono molestie sessuali, rapporti sessuali subiti, diffusione di foto o video che ritraggono comportamenti sessuali (revenge porn), aggressioni sessuali, stupro, violenza sessuale subita sotto l’effetto di sostanze e essere costrette a rapporti sessuali con altri».

Presidente Campedelli, come commentate questi dati?

«Purtroppo osserviamo un incremento significativo non solo quantitativo, ma soprattutto qualitativo, poiché le donne riportano vissuti dove le violenze psicologiche, soprattutto in ambito familiare, sempre più spesso si sommano a violenze fisiche, economiche e sessuali. Inoltre, in particolare in questa estate, abbiamo visto un incremento delle richieste di aiuto anche in situazioni di emergenza».

Come sono raccolti i dati?

«Ogni numero è una donna con la sua storia personale di violenza agita da un uomo, che si incontra con il lavoro delle operatrici, delle volontarie e dei progetti di supporto della nostra associazione. I dati vengono raccolti dall’Osservatorio interno del Centro antiviolenza di Modena, che in rete con l’Osservatorio dati del Coordinamento regionale dei Centri antiviolenza dell’Emilia Romagna fanno formazione, discussione e lettura. Grazie a questo lavoro di raccolta dati e analisi si mettono in evidenza anche le caratteristiche degli autori delle violenze e le particolarità».

Chi sono le donne che si rivolgono a voi?

«Continuano a essere in prevalenza donne italiane, di ogni classe sociale ed età. Notiamo comunque un incremento di donne che superano i 60 anni. Gli autori delle violenze continuano a essere in prevalenza uomini italiani e hanno nella quasi totalità rapporti familiari o di conoscenza con la donna».

In aumento anche la violenza sessuale.

«Una parte delle donne che si rivolge al nostro Centro continua a riportare, come negli scorsi anni, anche di violenze sessuali all’interno della relazione, e il numero si attesta tra il 15/20% delle donne accolte, con varie tipologie di atti sessuali agiti senza consenso come molestie sessuali, rapporti sessuali subiti o imposti, o addirittura stupri. Il dato è importante. Ciò che va sottolineato è che non possiamo normalizzare sessismo e violenze, siano essi agiti nei media o nelle strade, nella nostra provincia o in città dove le problematiche sociali sono maggiori, sia che le violenze vengano agite in forme più o meno eclatanti».

Ritiene che nella nostra provincia l’applicazione del codice rosso stia dando buoni risultati?

«Abbiamo rilevato un incremento dei divieti di avvicinamento, ma oltre a procedure più celeri rimane la necessità urgente di mettere in protezione le donne che denunciano, di velocizzare le procedure di assegnazione della casa familiare, allontanando il maltrattante. Occorre poi non rivittimizzare, ascoltare e credere alle donne che vengono perseguitate dai maltrattanti anche per anni e anche attraverso l’ascolto dei figli».

Cosa si può davvero fare per combattere questo fenomeno sempre più dilagante?

«Affrontare il problema della violenza maschile sull’onda emotiva dei femminicidi o degli stupri non è sufficiente, si rischia di spettacolarizzare la violenza, e che il politico di turno dia risposte di facciata senza averne conoscenza o competenza. Occorrono invece risposte strutturate che affrontino il problema alle radici, e bisogna sostenere il lavoro dei Centri antiviolenza».

Cosa consiglia alle donne che si sentono di subire una delle tante forme di violenze?

«Di parlarne con persone di cui si fidano, di non isolarsi, di passare al Centro antiviolenza per poi valutare in libertà se intraprendere un percorso di uscita dalla situazione». l

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