Formigine. Il gesto d’amore di Joshua, Calabresi e le corde della vita
Il giornalista, protagonista della due giorni, onora la memoria
“L’umanità è infinitamente più interessante delle semplificazioni che a volte fa il sistema informativo”. Ad affermarlo, intervistato dal nostro quotidiano, è Mario Calabresi, decano del giornalismo italiano, già direttore di due importanti testate, La Stampa e Repubblica, e ora di Chora Media, la prima podcast company italiana già di grande successo.
E proprio su questa piattaforma digitale, Calabresi esprime tutta la propria curiosità e il proprio interesse nei confronti delle storie personali; storie di resilienza, di coraggio, di cambiamento… Storie di persone che hanno trovato la forza di guardare oltre il dolore dell’oggi, per ricostruirsi un domani.
Di una storia vera, che è diventata romanzo, Calabresi (in dialogo con il professor Giuliano Albarani) parlerà domani alle 18.30 al pubblico di “Idea. La festa del pensiero”.
Si tratta della vicenda di Andra Bucci, sopravvissuta ad Auschwitz, e di suo nipote di nome Joshua che decide di rinchiudersi nel garage di casa per una settimana intera.
Patisce freddo, fame, fatica, solitudine, noia, proprio come la nonna quand’era bambina. «Il gesto di Joshua - racconta il giornalista - è un gesto d’amore, di testimonianza, di custodia della memoria». Un momento che si preannuncia davvero molto intenso anche dal punto di vista emotivo.
Capita, a volte, che la memoria collettiva s’intrecci con quella personale. Questo è accaduto anche a Mario Calabresi, il cui padre Luigi, commissario capo della Polizia di Stato, fu ucciso in un attentato terroristico nel 1972 mentre si recava al lavoro.
«Da bambino - confida Calabresi - sentivo il peso soffocante della storia collettiva. Il mio cognome era noto a tutti! Il passaggio c’è stato intorno ai sedici, diciassette anni, quando ho iniziato a studiare, a leggere i giornali. Ho notato che vi era una grande sproporzione: si parlava soltanto dei terroristi. Allora ho capito che occorreva dare visibilità anche alle vittime. E così ho fatto, scrivendo la storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo… Avevo già 37 anni».
Onorare la memoria delle vittime, raccontando. Ma anche accogliendo e promuovendo le testimonianze di familiari, giornalisti, magistrati come il Comune di Formigine ogni anno fa con la rassegna sulla legalità che si tiene in estate.
Oppure intitolando loro opere pubbliche, come il parco dedicato a Marco Biagi o ad Angelo Vassallo o ancora la tangenziale in memoria delle vittime di tutte le mafie.
La celebrazione pubblica, in questo modo, diventa sostanza e si trasforma in memoria.
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