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Modena, trovato morto nel parcheggio: sotto indagine sei carabinieri

Stefania Piscitello
Modena, trovato morto nel parcheggio: sotto indagine sei carabinieri

Uno è accusato delle lesioni che hanno portato al decesso di Taissir Sakka. Gli altri cinque per aver picchiato Mohamed Alì, fratello della vittima

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Sei carabinieri del Radiomobile di Modena sono indagati per i fatti accaduti nella notte tra sabato 14 e domenica 15 ottobre, prima del ritrovamento del corpo senza vita del 30enne Taissir Sakka nel parcheggio del cinema Filmstudio7B in via dell’Abate. I militari sono stati raggiunti dall’avviso di garanzia giovedì sera e sono indagati a vario titolo: cinque per lesioni su Mohamed Ali Sakka, fratello della vittima, uno per «morte come conseguenza di altro reato», ossia per le lesioni che potrebbero avere portato al decesso del 30enne. Una vicenda iniziata al circolo Arci di Ravarino e terminata domenica alle 9.30 con la scoperta del cadavere. Fin da subito Mohamed ha espresso dubbi sull’ipotesi della «caduta accidentale» indicata dagli stessi carabinieri come la più accreditata con un comunicato diramato agli organi di stampa domenica alle 14.30. Perciò il fratello ha denunciato alla polizia i carabinieri che quella notte avrebbero aggredito lui e il fratello dopo averli portati in caserma.

Ieri sul corpo del 30enne è iniziata l’autopsia ed è anche per questo che i militari sono stati raggiunti dall’avviso di garanzia. Tre di loro (tra cui quello accusato delle lesioni su Taissir) sono assistiti dagli avvocati Cosimo Zaccaria e Roberto Ricco; gli altri da Lorenzo Bergami, nominato d’ufficio. L’autopsia servirà a chiarire le cause della morte del 30enne che è stato trovato con una profonda ferita alla testa e un occhio tumefatto. La vicenda inizia sabato quando fuori dal circolo Arci di Ravarino (erano da poco passate le 23) i fratelli discutono con alcuni minorenni. Sul posto arriva il Radiomobile, che accompagna i Sakka al comando di via Pico della Mirandola a Modena. I rilievi durano circa 40 minuti: il 30enne viene denunciato per ubriachezza molesta. Poi vengono rilasciati: le telecamere di videosorveglianza li immortalano senza segni di traumi. Verso mezzanotte e venti gli stessi carabinieri incontrano nuovamente i due fratelli ma non ci sono contatti. Sono nei pressi della stazione ferroviaria. Taissir fugge. Mohamed, invece, viene riportato in caserma, per motivi ancora da chiarire. Taissir sarà ripreso dalla videosorveglianza nel tunnel della stazione, prima di ricongiungersi col fratello. Poi hanno una discussione e si separano.

C’è a questo punto un buco temporale che arriva fino al mattino. A quando alle 9.30 un socio del Dopolavoro Ferroviario e una barista trovano il cadavere del 30enne. Ci sono altri due orari cruciali. Alle 6.30 alcuni testimoni avrebbero riferito di non avere visto niente nel parcheggio; ci sarebbe un’altra testimonianza che parla dell’assenza del cadavere anche alle 7.40. Il che farebbe slittare ulteriormente la linea temporale, andando a confermare l’ipotesi che colloca il decesso di Taissir a circa un’ora e mezza prima del ritrovamento, diciamo attorno alle 8.

Dove ha trascorso la notte il 30enne? Come è entrato nel parcheggio? Potrebbe averlo fatto scavalcando il cancello (e in questo caso potrebbe essere stato ripreso) o attraversando i binari del treno. Il corpo è stato trovato tra due auto parcheggiate, a ridosso di un’aiuola e di uno scalino alto pochi centimetri. Ha avuto un malore e si è accasciato in terra? Oppure, come indica il capo di accusa, è morto in seguito a lesioni? E queste lesioni, sono state causate dai carabinieri o da qualcuno che Taissir ha incontrato in quel lasso temporale di cui non si hanno informazioni? Tanti contorni da chiarire, così come da definire se gli indagati verranno sospesi temporaneamente dal servizio. Il comando provinciale al momento non rilascia dichiarazioni. 

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