Modena, la specialista avverte: «I dati sensibili possono essere venduti in rete»
L’avvocato Chiara Ciccia Romito è esperta in Criminalità informatica e investigazioni digitali
Cosa se ne fanno gli hacker dei dati sanitari?
La domanda ricorre dalle prime ore dopo l’attacco hacker che ha messo in crisi i sistemi informatici delle aziende sanitarie modenesi (Ausl di Modena, Policlinico e Ospedale di Sassuolo).
Un’ipotesi è delineata dall’avvocato fioranese Chiara Ciccia Romito, specializzata in Criminalità informatica e investigazioni digitali.
«Gli hacker potrebbero mirare a vendere i dati sensibili rubati nel dark web – spiega – Le informazioni personali dei pazienti, come dati sensibili, informazioni finanziarie e identificativi personali, rappresentano un valore nel mercato nero».
Il legale ricorda precedenti analoghi di attacchi. «Torino, L’Aquila, Verona, Napoli 3 Sud e, ora tocca a Modena: una serie di aziende sanitarie italiane, tutte vittime di attacchi hacker che seguono la stessa metodologia – osserva – L’Azienda sanitaria modenese è l'ultima a subire le conseguenze di un attacco ransomware, un sofisticato software malevolo che ha la capacità di crittografare le informazioni, rendendole illeggibili e, di conseguenza, causare il blocco totale del sistema».
L’avvocato ravvisa una «duplice vulnerabilità, sia in termini di sensibilità dei dati sia di funzionalità dei sistemi». Prende in considerazione ipotesi di una dimostrazione o di una richieste di riscatto (smentita dall’azienda), evocando una maggiore attenzione a partire da una «consapevolezza a tutti i livelli: la sicurezza informatica riguarda tutti».
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