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Modena, l’ Anpi al ministro: «Su Rivi già fatti i conti con la storia»

Daniele Montanari
Modena, l’ Anpi al ministro: «Su Rivi già fatti i conti con la storia»

Bulgarelli: «Omicidio più volte condannato»

15 aprile 2024
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«I vertici dell’Anpi non hanno bisogno di andare a San Valentino a chiedere scusa per la morte di Rolando Rivi, perché hanno già espresso una condanna durissima per quella barbara uccisione, in tempi non sospetti».

Lo sottolinea il presidente dell’Anpi di Modena, Vanni Bulgarelli, rispondendo alle parole dette dal ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano sabato nel paese natale (frazione di Castellarano, nel Reggiano) del seminarista ucciso a soli 14 anni dai partigiani che lo consideravano una spia fascista, e proclamato beato da papa Francesco nel 2013. Morì il 13 aprile 1945, e sabato ricorreva il 79° anniversario. Sangiuliano ha avuto parole che sono sembrate di sfida all’Anpi: «Vorrei vedere qui, in questo luogo – ha detto – i vertici dell’Anpi a chiedere scusa a Rolando Rivi per quello che è accaduto. Ovviamente non c’è una responsabilità diretta dei vertici attuali, questo è scontato, però sarebbe bello se loro si unissero a noi nel ricordare questa figura».

«L’Anpi in più riprese ha già fermamente condannato l’accaduto, non ha certo aspettato l’arrivo del ministro Sangiuliano – precisa Bulgarelli – ricordo la lettera inviata al vescovo Lanfranchi nel 2013 in occasione della beatificazione, in cui la presa di posizione dell’associazione sull’accaduto fu netta. È stata una vendetta sbagliata, nei confronti di un ragazzino innocente che non c’entrava nulla con ciò di cui l’accusavano. Abbiamo già espresso la nostra durissima condanna di un assassinio politico maturato nel clima di odio alimentato dalle violenze fasciste. Aspetto, questo, che non attenua l’assoluta gravità del fatto. Noi, a differenza di altri, non abbiamo paura della verità storica. E non dobbiamo tornare a rispondere ogni volta che qualcuno risolleva una questione. Perché la nostra riposta l’abbiamo già data, e l’abbiamo fatto, lo ribadisco, in tempi non sospetti. Non solo con la lettera inviata al vescovo, ma con una lunga serie di chiare prese di posizione. Non abbiamo aspettato Pansa così come non abbiamo aspettato il ministro: i conti con la storia noi li avevamo già fatti».

Rivi fu ucciso a colpi di pistola dopo tre giorni di percosse, umiliazioni e sevizie in un bosco alle Piane di Monchio. Nel 1951 la Corte d’assise di Lucca condannò i responsabili dell’uccisione, Giuseppe Corghi (1919-1998) che aveva sparato, e Delciso Rioli (1922-1996), comandante della 27ª Brigata Garibaldi “Dolo”, a 23 anni di reclusione. La condanna fu confermata nel 1952 in appello a Firenze e diventò poi definitiva in Cassazione. Il 13 aprile 2018, in occasione dell’anniversario, la figlia di Corghi in chiesa a San Valentino fece ciò che il padre non riuscì mai a fare: chiese pubblicamente perdono.