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Modena è ricca e l’Irpef decolla

di Giovanni Medici
Modena è ricca e l’Irpef decolla

Pubblicati i redditi: in media 26.657 euro, in Emilia Bologna e Parma stanno meglio

07 luglio 2024
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L’inflazione scende, la pressione fiscale cala, siamo sempre tra le province italiane più ricche e produttive.

Ma la difficoltà a fare quadrare i conti a fine mese sono realtà o percezione? Il costo della vita è un problema o siamo ancora al ritmo di “in Italia i ristoranti sono pieni e si fatica a trovare posto sugli aerei”? Prendiamo i freddi numeri, che non dovrebbero mentire.

I DATI

Ad esempio quelli diffusi nei giorni scorsi dalla Cgia di Mestre, che dicono che circa il 22% del reddito medio dichiarato dai contribuenti modenesi nel 2022 se ne è andato in tasse. Nella classifica delle province più tartassate, ovvero di coloro che pagano l’Irpef più alta, Modena è tredicesima: con un reddito di 26.657 euro nel 2022 le tasse pagate quell’anno dai contribuenti della nostra provincia sono risultate pari a 5.867 euro in media.

LA CLASSIFICA

In Emilia siamo dietro a Bologna e Parma ma davanti a Reggio. In testa alla graduatoria dei più ricchi e dei più tartassati c’è Milano, poi Roma. E’ vero, lo sottolinea sempre l’associazione artigiani e piccole imprese di Mestre: Modena ha un reddito annuo che è di oltre 3mila euro superiore alla media italiana ma chi abita nella nostra provincia paga comunque circa 500 euro in più di Irpef pro capite rispetto alla media nazionale. In fondo alla classifica ci sono, come prevedibile, le province del Sud, le meno ricche.

I raffronti sono impietosi. Torniamo alla dicotomia realtà-percezione: Confindustria Emilia Area Centro a maggio ha presentato un’approfondita ricerca a campione realizzata assieme a Ipsos. Il 93% dei cittadini del capoluogo vede la Modena del futuro come una realtà che sarà sempre più cara a causa di affitti e costo della vita.

Una preoccupazione che ha messo in fila quelle per l’inquinamento e l’insicurezza, ben distanziate. Le imprese del campione indicano come secondo ostacolo per il loro sviluppo proprio la perdita di potere d’acquisto delle famiglie: tra le imprese del commercio questa è invece la prima preoccupazione. Detto che siamo uno dei paesi dove la pressione fiscale nel 2022 risultava più in alta in Europa (il 42.1%, la media continentale era di due punti più bassa) il nostro Pil comprende però – sottolinea Cgia – anche gli effetti dell’economia sommersa. Il peso del fisco in capo ai contribuenti onesti sale così inevitabilmente, consegnandoci un carico fiscale reale per il 2023 del 47,4 per cento. Stando sempre alla fredda logica dei numeri però sembra che il futuro sarà più roseo: Cgia di Mestre ricorda infatti che, secondo quanto riportato nel Def 2024 del Governo Meloni, quest’anno la pressione fiscale (data dal rapporto tra il gettito fiscale e il Pil nominale) è stimata al 42,1 per cento del Pil, in diminuzione di 0,4 punti rispetto al 2023.

L’INDAGINE

Cna Modena ha realizzato poi dal canto suo l’anno scorso una ricerca che ha testimoniato come la nostra città fosse quarta in regione per peso totale delle imposte, risalendo di ben 17 posizioni, con quasi un punto percentuale in meno rispetto alla media italiana. La ricerca prendeva come riferimento un’azienda individuale con quattro operai e un impiegato, operante in un laboratorio di 350 metri quadri, con annesso negozio e relativi macchinari e arredamenti, oltre che di un automezzo, ricavi per 431.000 euro e un reddito d’impresa di 50.000 euro. Questa impresa a Modena, tra tassazione nazionale, comunale e regionale, nel 2023 avrebbe pagato il 51,8% di tasse (nel 2019 era il 58,6%), impiegandoci 189 giorni (nel 2019 erano 214) per liberarsi dal peso delle tasse il 7 luglio (nel 2019 questa ricorrenza era il primo di agosto). Un risultato dovuto essenzialmente ad un’aliquota Imu e ad una Tari tra le più basse in regione. Economia in difficoltà, quale realtà e quale percezione?  l

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