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Montefiorino, le cento candeline per la centrale di Farneta

Montefiorino, le cento candeline per la centrale di Farneta<br type="_moz" />

Evento organizzato da Enel Green Power per l’anniversario. È un polo strategico: produce energia per 28mila famiglie

07 luglio 2024
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MONTEFIORINO Tra un passato ricco di storia e un presente foriero di progetti e iniziative, spengono 100 candeline la centrale idroelettrica di Farneta e la Diga di Fontanaluccia di Enel Green Power Italia.

Correva l’anno 1924 quando furono avviati i lavori di costruzione dell’impianto situato nel comune di Montefiorino, intitolato all’ingegnere Romeo Melli, all’epoca direttore della Società Emiliana di Esercizi Elettrici (proprietaria dell’Impianto) oltre che uno dei tecnici che seguì passo dopo passo lo sviluppo della centrale.

Il luogo

Si tratta di un sito di archeologia industriale, caratterizzato dall’inconfondibile stile liberty, che ha accompagnato lo sviluppo economico, sociale e occupazionale di un territorio incastonato nelle Valli del Dolo e del Dragone, all’interno delle due aree protette: il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano e il Parco Regionale Alto Appennino Modenese.

Il compleanno

Alla ricorrenza del centenario del sito produttivo di Farneta, che con la sua energia rinnovabile e pulita provvede al fabbisogno energetico di oltre 28 mila famiglie, è stato dedicato un momento di incontro nella sede stessa dell’impianto alla presenza dei rappresentanti territoriali di Enel Green Power Italia Massimo Sessego, Responsabile Area Centro Nord Area, Fabio Marcenaro, responsabile Unità Territoriale Bologna, Riccardo Amoroso, responsabile Enel Area Territoriale Appenninica insieme al sindaco di Montefiorino Maurizio Paladini e i rappresentanti istituzionali dei comuni di Villa Minozzo, Frassinoro, Palagano e Prignano.

La soddisfazione

«La centrale di Farneta ha lasciato un segno fondamentale sul territorio perché segnò, 100 anni fa, l’avvio dello sviluppo socioeconomico dell’intera vallata dell’alta valle del Secchia– ha dichiarato il sindaco di Montefiorino Maurizio Paladini –. Oggi possiamo affermare con soddisfazione che quella scelta fu lungimirante e di grande rilevanza strategica per il nostro territorio».

«Questa ricorrenza vuole rimarcare la nostra presenza sul territorio e ricordare la storia di questo importante sito produttivo il cui cantiere venne avviato nel 1924 con l’impiego di oltre 1000 operai al giorno per la sua realizzazione – ha dichiarato Massimo Sessego, responsabile Area Centro Nord - Negli ultimi decenni la centrale è stata al centro di importanti lavori di ammodernamento tecnologico e oggi con la sua potenza di oltre 30 MW e la sua singolare bellezza architettonica rappresenta un illuminante connubio tra attività produttiva rinnovabile e qualità estetica».

Il futuro

L’incontro è stato anche un’occasione per fare il punto sul “Progetto Fontanaluccia” l’importante iniziativa di promozione di turismo sostenibile nell’’area modenese-reggiana promossa da Enel Green Power insieme ai comuni di Frassinoro, Villa Minozzo, Montefiorino, l’Ente Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano, l’Ente Parchi e biodiversità Emilia Centrale.

Nell’ambito delle diverse iniziative di valorizzazione del territorio, frutto della collaborazione di tutti i protagonisti del Progetto Fontanaluccia, è stata realizzata la “Cartoguida Farneta” ovvero una carta geografica a uso turistico che indica una rete sentieristica, adiacente all’area della centrale, da percorrere a piedi, a cavallo o in mountain bike, scoprendo itinerari nascosti e inesplorati. Inoltre, nell’ottica di valorizzare del patrimonio storico della centrale, l’azienda elettrica ha recentemente effettuato un restyling del Museo presente all’interno dell’impianto dove sono stati recuperati a scopo didattico uno dei 4 gruppi turbina-alternatore originali, la sala quadri di comando e controllo della vecchia centrale e varie attrezzature occorrenti alla manutenzione dell'impianto.

La storia

Questo impianto si trova nella località Molino di Farneta, nel Comune di Montefiorino (Modena), sull'Appennino Tosco-Emiliano. Costruito tra il 1924 e il 1928, è intitolato all'ingegnere Romeo Melli (1874-1927), che fu direttore della SEEE (Società Emiliana di Esercizi Elettrici) e uno dei tecnici che seguirono maggiormente lo sviluppo della centrale. Si tratta di un edificio in stile liberty, antisismico, con un'imponente sala delle turbine pavimentata in marmo di Verona. Sfrutta un salto di 330 metri dalla vasca di carico posta a Farneta, da cui parte una condotta a due tubi gemelli. Il suo scopo iniziale era quello di fornire energia, attraverso le reti della SEEE, agli impianti di idrovore dei consorzi di bonifica delle province di Reggio Emilia, Modena, Bologna, Ferrara e Mantova ed effettuare scambi di energia tra reti di diversa frequenza.

Il territorio

La centrale si trova all’interno di due aree protette: il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano e il Parco Regionale Alto Appennino Modenese, gestito dall’Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità Emilia Centrale. Inoltre, nell’ambito delle iniziative di valorizzazione del territorio in collaborazione con questi enti è stata realizzata la “Cartoguida Farneta” una carta geografica a uso turistico che indica una rete sentieristica, adiacente all’area della centrale, da percorrere a piedi, a cavallo o in mountain bike.

Dal 2021 tutta l'area fa parte della Riserva MAB (Man and Biosphere) Unesco, che ha lo scopo di promuovere l’equilibrio tra uomo e ambiente, attraverso la tutela della biodiversità e le buone pratiche dello sviluppo sostenibile.

Alcuni dati

È una centrale a bacino, a cui fa capo una derivazione idroelettrica in grado di fornire una potenza efficiente complessiva di 30.340 kW e una producibilità media annua di circa 76 GWh (pari al consumo di 28.000 famiglie evitando l’emissione di 34.732 T Co2 in atmosfera ogni anno). L’impianto idroelettrico di Farneta utilizza i deflussi del bacino di Fontanaluccia, le portate di scarico della centrale di Muschioso e l’afflusso della presa denominata fosso Muschioso, entrambi questi ultimi apporti si immettono nel canale derivatore a valle delle valvole Johnson regolanti la portata derivata dalla diga. Nel bacino di Fontanaluccia sono raccolte anche le acque derivate dal torrente Cervarolo, immissario di sinistra del torrente Dolo, che si immette in quest’ultimo a valle della diga. L’opera di derivazione costituita da una galleria lunga 9.972 m; al termine dell’opera di derivazione è ubicata la vasca di carico con una capacità di 22.000 mc. Dal bacino di carico si diparte la condotta forzata costituita da una tubazione metallica in acciaio della lunghezza di 1.089 metri.