Gazzetta di Modena

Modena

L’intervista

Il mondo scout: «Una scuola di democrazia palestra per i cittadini di domani»

di Paolo Seghedoni
Il mondo scout: «Una scuola di democrazia palestra per i cittadini di domani»

Francesco Scoppola, co-presidente nazionale dell’Agesci insieme alla modenese Roberta Vincini, analizza lo stato del movimento: «Educare buoni cristiani e buoni italiani è una missione ancora più urgente»

4 MINUTI DI LETTURA





MODENA. Oltre 180mila soci (quasi 183.000 per la precisione), una presenza capillare in tutte le province del Paese e una grande capacità di attirare ragazze e ragazzi con una modalità che sembra “datata”, ma che è sempre nuova. Stiamo parlando dell’Agesci, l’Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani, che ha da poco soffiato sulle 50 candeline da quando, nel 1974, si fusero l’Asci (Associazione scouts cattolici italiani) per soli maschi e l’Agi (Associazione guide italiane) aperta alle sole femmine.

Francesco Scoppola è, insieme alla modenese Roberta Vincini, presidente nazionale del Comitato nazionale dell’Agesci.

Cosa rappresenta oggi l’associazione degli Scout cattolici in Italia?

«L’Agesci è diffusa in tutto il territorio, in tutte le regioni e le province italiane e oggi è una grande realtà educativa che mette in campo un metodo educativo ancora estremamente attuale, che conta sull’educazione per formare le nuove generazioni. E lo fa mettendo al centro il protagonismo educativo dei giovani, l’attività all’aria aperta, la formazione del carattere, la cura della dimensione spirituale e del bene comune. I ragazzi e le ragazze che formiamo dagli 8 ai 21 anni sono 153mila, circa 30mila sono i capi scout che li accompagnano, che hanno dai 21 in su».

Perché le ragazze e i ragazzi dovrebbero avvicinarsi allo scautismo e vivere l’esperienza dell’Agesci?

«Dovrebbero avvicinarsi perché ancora oggi il metodo scout, pur avendo elementi e strumenti educativi che appaiono lontani nel tempo, conserva una grande attualità. È rimasto uguale nel contesto che è fortemente cambiato, ma gli elementi fondamentali restano tali: relazione, dimensione spirituale, vita all’aria aperta, gioco, l’imparare facendo, l’autonomia come libertà di conoscersi e sperimentarsi, sono elementi che in questo momento hanno un’attualità unica».

Quale è la missione fondamentale dell’associazione in un’epoca in cui i grandi valori sembrano essere sempre meno condivisi e riconosciuti? Resta valido il principio di avere il giornale in una mano e il Vangelo nell’altra?

«Resta valido nella misura in cui educare buoni cristiani e buoni cittadini è la missione dell’Agesci. La cittadinanza attiva è un obiettivo fondamentale: abitare un tempo e un luogo che possa diventare migliore. Al tempo stesso per un buon cristiano l’appartenenza alla Chiesa è fondamentale, e noi siamo pienamente Chiesa. Questo lo perseguiamo anche insieme ad altre realtà dell’associazionismo cattolico con cui camminiamo insieme».

L’importanza della democrazia nell’Agesci è molto presente, sia in termini formativi che nella struttura dell’associazione. E il mondo cattolico viene dalle Settimane Sociali che si sono svolte a luglio proprio con questo focus. Quale è la situazione oggi?

«La democrazia è fondamentale e le Settimane Sociali hanno impresso una grande spinta a una vitalità nuova del mondo cattolico. Il tema è fortemente collegato a quello della cittadinanza, e i nostri scout e le nostre guide sperimentano contesti democratici, si cimentano con la politica intesa come cittadinanza attiva e l’abitare il proprio territorio responsabilmente. La parola chiave mi pare contribuzione, più ancora di partecipazione. Da questo appuntamento l’interesse per il bene comune, che viviamo nelle nostre realtà educative, è stato rimesso al centro e viene riconsegnato a tutti i capi scout del nostro Paese».

Impossibile poi non parlare e pensare alla pace…

«Sulla pace si gioca un grande pezzo di credibilità del nostro mondo, certamente possiamo fare tutti di più. Alla guerra ci siamo ormai assuefatti, è veramente fondamentale che la società civile senta profondamente il senso di questa emergenza, che è una emergenza educativa e che coinvolge tutti nella nostra dimensione di cittadini. Ma è uno sforzo, quello per la pace, che dobbiamo fare insieme ad altri, ragionare insieme ad altri, non possiamo farne a meno e non possiamo fare da soli».

A fine agosto avete vissuto una grande festa e un grande momento formativo con la route nazionale e il cinquantesimo dell’associazione.

«È stato un momento importante sotto due punti di vista, sia per i festeggiamenti del cinquantesimo anno dalla fondazione, quindi la celebrazione di un anniversario “tondo”, sia perché abbiamo fatto un “tagliando” su come stiamo e come vogliamo stare nei prossimi cinquant’anni. Abbiamo rimesso al centro il messaggio e l’attualità dell’Agesci. Educazione, pace, comunità, felicità, servizio agli altri: parole importanti per l’oggi di ciascuno. Non abbiamo un metodo statico, ma un metodo stabile che muta col tempo e resta al servizio dei più piccoli e giovani. Mettere insieme per cinque giorni diciottomila educatori è stato importante, ma l’averlo fatto attraverso il percorso di un anno intero di lavoro elaborativo è più significativo».

Per chiudere, come è la realtà dell’Agesci in Emilia-Romagna?

«È molto significativa, anzi questa è la regione dove abbiamo più aderenti. I gruppi sono 187 e i soci, in totale, 24.232».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google