Picchiò due donne in Corso Vittorio Emanuele a Modena: perizia psichiatrica sul 26enne
Il giovane all’improvviso le gettò a terra anche se non le conosceva
MODENA. L’episodio era stato sconcertante nella sua dinamica, suscitando allarme e inquietudine tra la gente, rimasta spiazzata. Ma adesso il responsabile verrà esaminato da uno psichiatra, per capire se soffre di problematiche mentali.
È accaduto il 13 aprile scorso in Corso Vittorio Emanuele II, centro città. Erano le 14 circa quando un 26enne marocchino a un tratto, senza alcuna apparente ragione, mise in atto una condotta sconcertante. Saltò addosso a una ragazza che stava passando di lì, facendola cadere a terra e immobilizzandola. Le sue grida però richiamarono subito alcuni passanti, che liberarono la donna. A quel punto lui si stese a forma di croce in mezzo all’incrocio, come se fosse morto. All’improvviso si alzò e si diresse verso un’altra ragazza – una 48enne originaria di Scandiano ma residente da tempo proprio in Corso Vittorio Emanuele II – che stava osservando l’accaduto, e che scappò subito. Ma lui la raggiunse e le fece lo sgambetto, facendola cadere e posizionandosi sopra di lei, bloccandole braccia e gambe e costringendola a subire la posizione di contatto. Ma anche in questo caso intervennero i passanti, che liberarono la ragazza, trattenendo l’uomo. Arrivò anche l’ambulanza del 118: per fortuna le furono riscontrare solo alcune escoriazioni, che non richiesero l’accesso al Pronto soccorso.
Quando capì che era stata chiamata la polizia, l’aggressore con uno scatto si divincolò e fuggì. Ma grazie alle indicazioni dei passanti, gli agenti delle Volanti riuscirono a individuarlo poco dopo su una panchina del Novi Sad, accompagnandolo in questura. Qui poi si recò anche la 48enne nelle ore successive, sporgendo querela.
Dal carcere, ieri mattina il 26enne è venuto in tribunale per l’udienza davanti al gup Carolina Clò, assistito dall’avvocato d’ufficio, Claudia Marchesi. Il pm Laura Galli ha chiesto che, di fronte al suo comportamento inspiegabile, venga fatta una perizia psichiatrica sul giovane, che agì d’impulso senza alcuna conoscenza della persona offesa. Il 13 febbraio si capirà se il 26enne è capace di intendere e volere, quindi di sostenere un processo.
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