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L’onorificenza

Il professor Gianni Ricci nominato Cavaliere della Repubblica: «Temevo una multa, era Mattarella»

di Ginevramaria Bianchi

	Ricci con il libro e il figlio Gregorio
Ricci con il libro e il figlio Gregorio

Per 40 anni docente di Matematica a Unimore e per 5 preside della facoltà di Economia, ha fondato il Telefono Azzurro ed è stato tra i soci fondatori della Lucciola, de La Lanterna di Diogene e dell’Hospice “Cristina Pivetti”. Il Presidente lo ha premiato dopo aver letto il libro sulla disabilità di suo figlio Gregorio

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MODENA. La busta che è arrivata quel giorno sembrava una come tante altre. «Pensavo fosse la solita multa», commenta Gianni Ricci, modenese d’adozione di 78 anni. Ma non era così, si sbagliava. Il timbro della Prefettura di Modena gli aveva dato un segnale diverso e, una volta aperta, ne ha avuto la conferma. «Mi è gradito informale che, con decreto in data 27 dicembre 2024, il presidente della Repubblica le ha conferito l'onorificenza di Cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica italiana. Avrò piacere di consegnarle il relativo diploma nel corso di una cerimonia prevista per il prossimo mese di giugno, per la quale mi riservo di farle pervenire formale invito». Questo ciò che c’era scritto.

La storia di Gianni Ricci

Arrivato a Modena nel 1972, Gianni Ricci ha lavorato per 40 anni – dal 1974 al 2014 – all’Unimore come professore di Matematica, ed è stato anche preside della facoltà di Economia dal 1991 al 1996. È stato ideatore e fondatore del Telefono azzurro, ha ricevuto il premio della Bontà Notte di Natale Milano 1986 , è stato socio fondatore della Lucciola, de La Lanterna di Diogene e di Hospice Modena “Cristina Pivetti”. Oggi, è delegato del sindaco di Modena per i temi legati alla disabilità ed è coordinatore generale del tavolo provinciale di coordinamento sulla disabilità. Ma ciò che lo ha veramente segnato, e che ha guidato le sue scelte, è stata la nascita di Gregorio, affetto da disabilità: «Interpreto questo attestato come un riconoscimento ottenuto grazie a mio figlio – afferma con convinzione –. E’ grazie a lui se mi sono impegnato a fondo per i tanti Gregorio che ci sono nel nostro territorio e per le loro famiglie». E il riconoscimento che ora gli viene tributato non è un punto d’arrivo, ma una conferma del valore di tutto ciò Gianni ha fatto in questi anni. Nel 2023, è stato anche l’autore di un libro che racconta la sua esperienza di padre e l’impegno per la disabilità.

Il libro inviato a Mattarella

Un libro che ha trovato una particolare attenzione a livello istituzionale, tanto che Gianni ha deciso di inviarlo direttamente al presidente della Repubblica, accompagnato da un cortometraggio che racconta la storia di suo figlio: «Non sapevo nemmeno se Mattarella lo avrebbe guardato – confessa Gianni – . Poi, però, mi sono fatto coraggio e ho spedito il tutto. Qualche settimana dopo è arrivata una telefonata dalla presidenza della Repubblica, che mi ringraziava. E dopo sei mesi, è arrivata questa raccomandata, con il decreto che mi conferiva il titolo di Cavaliere. Chi lo avrebbe mai detto?». «Il merito è di tutta la mia famiglia, che mi è stata accanto in ogni fase della vita e mi ha convinto a schierarmi concretamente sul tema della disabilità - dichiara -. Questo premio è loro, per tutto quello che abbiamo vissuto e passato insieme in questi anni. Quando la lettera è arrivata a casa l’abbiamo letta centinaia di volte, perché non riuscivamo a credere che fosse vera. A mente fredda – aggiunge – posso dire che siamo contentissimi di questa nomina, soprattutto Gregorio, che ha reagito alla notizia con manifestazioni di affetto. Dopotutto, quando guarda il telegiornale in televisione, si ferma sempre in due occasioni: quando c’è Papa Francesco e quando c’è Mattarella. Forse lo aveva previsto. Lo porterò sicuramente con me a giugno per la premiazione, è il minimo».

L'impegno per solidarietà e inclusione

Perché Ricci non si considera «un eroe», ma una persona che ha semplicemente fatto la sua parte, che ha trasformato il dolore in una missione per la società: «Credo che tutti, a un certo punto della vita, abbiano il dovere di fare qualcosa di positivo per gli altri. Io ho cercato di farlo come ho potuto e con gli strumenti che avevo. Durante i miei anni all’università, ho sempre cercato di guidare i ragazzi a una visione del mondo che avesse i filtri della solidarietà e dell’inclusione. E poi, quando ho lasciato il mondo del lavoro, non ho mai smesso di essere attivo per questa causa, rendendo la mia esperienza uno spunto da osservare quando ci si sente soli, persi». E, seppur il titolo di Cavaliere non sia mai stato una sua aspirazione, Ricci sa bene che è un riconoscimento che va oltre lui: «È il segno che la mia lotta per i diritti delle persone con disabilità è stata ascoltata. E questo – conclude – vale più di ogni premio».

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