Bufera sul velox della tangenziale di Modena: ora il Comune valuta lo stop
La sentenza che ha annullato 13 sanzioni mette a rischio l’impianto. Mezzetti: «Costretti a ipotizzare lo spegnimento, situazione paradossale»
MODENA. Tredici multe annullate, una sentenza della Cassazione che probabilmente farà giurisprudenza, un dispositivo di rilevamento della velocità che ogni giorno scatta circa 120 fotografie, e una bufera istituzionale che tocca anche il governo. L’epicentro? La tangenziale Carducci di Modena. Il protagonista involontario? Un autovelox, perfettamente attivo ma - come ha stabilito la Corte di Cassazione - non omologato. E quindi non utilizzabile ai fini sanzionatori.
Una vicenda raccontata ieri dalla Gazzetta, ed esplosa con una decisione che rischia di spalancare le porte a una valanga di ricorsi, e che ha spinto il sindaco Mezzetti a intervenire duramente, chiamando in causa anche il ministro delle Infrastrutture Salvini. «I Comuni italiani - afferma Mezzetti - si trovano in una situazione paradossale: fanno uso di velox autorizzati dallo Stato ma non omologati dallo stesso. E questo non certo per loro volontà, ma per una falla ancora aperta nella legislazione nazionale che potrebbe essere colmata in breve tempo, se solo lo si volesse».
La vicenda
La sentenza della Corte fa riferimento a un cittadino che, nel 2020, aveva impugnato davanti a un giudice ben 13 verbali, per un totale di 1.594 euro, emessi dalla polizia locale di Modena proprio per infrazioni rilevate dal dispositivo della tangenziale. Le sue tesi - inizialmente respinte dal Giudice di Pace e poi in Appello - si sono infine imposte in Cassazione. Il motivo? Il dispositivo, seppur approvato, non era omologato, e quindi “non idoneo” secondo il Codice della Strada a fungere da base per sanzioni. La Cassazione ha così ribaltato i giudizi precedenti, segnalando che approvazione e omologazione non sono sinonimi. Nel frattempo, il Comune di Modena si ritrova stretto in una morsa: da un lato i dispositivi continuano a funzionare, rilevando ogni giorno centinaia di infrazioni. Dall’altro, i margini per impugnare le multe si ampliano a vista d’occhio. Una situazione che ha preso forma già la scorsa estate, quando la Procura di Cosenza aveva avviato un’indagine nazionale sulla regolarità dei dispositivi T-Exspeed v.2.0. Centinaia di velox sono stati sequestrati e disattivati in tutta Italia, tra cui quello sulla tangenziale Modena-Sassuolo nel tratto di Formigine. E lo stesso modello, per intenderci, è in funzione anche sulla Carducci e in viale Italia.
La polemica
«Oggi nessun velox in Italia è omologato - prosegue Mezzetti - per la semplice ragione che il ministero delle Infrastrutture non ha mai regolarizzato i criteri di omologazione. La mia opinione - attacca - è che il ministro Salvini stia irresponsabilmente tardando nel trovare una soluzione a portata di mano, per strizzare l’occhio a chi guida in modo pericolosamente veloce, mettendo a rischio le vite sulle nostre strade. È in questa situazione - prosegue - che si inseriscono sentenze come quella della Cassazione, che ora riguarda anche il nostro dispositivo sulla tangenziale Carducci. Stiamo quindi assistendo a una pericolosa liberalizzazione dei comportamenti pericolosi e indisciplinati».
Gli scenari
E intanto, i Comuni si ritrovano a fare i conti con un dilemma operativo: continuare a usare dispositivi che rischiano di essere sconfessati in tribunale o spegnerli, rinunciando a un presidio fondamentale per la sicurezza? Mezzetti la pensa così: «Mentre aspettano il provvedimento che dovrebbe risolvere il problema, i Comuni non hanno margini, trovandosi costretti a valutare lo spegnimento dei velox e quindi di importanti presidi di sicurezza stradale, un tema che a Modena è particolarmente importante come constatiamo tutte le volte che avvengono incidenti che riportano le cause all’eccesso di velocità di chi è al volante». Il dispositivo sulla Carducci, a oggi, continua a operare. Ma la sentenza crea un precedente potenzialmente devastante, perché da oggi ogni automobilista sanzionato potrebbe ottenere l’annullamento della multa semplicemente appellandosi alla decisione della Cassazione. E per questo il sindaco si è mosso sul fronte istituzionale: «Ho scritto al prefetto per evidenziare il rischio della mancanza di uno strumento di prevenzione - conclude - e chiedere delle indicazioni operative per garantire il rispetto della normativa unito alla sicurezza stradale».
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