Diritto di cittadinanza e disabilità: neodiciottenne invalido totale ostaggio della burocrazia perché non parla
La sorella Aisha racconta il lungo iter sfogandosi: «La pratica passa per legge in Prefettura, con tempi lunghi anche anni, anziché in Comune dove in poco tempo l’avrebbe ottenuta. Sarà anche vero che qualcuno deve accudirlo giorno e notte e dire le cose al posto suo, però lui sente e soffre»
MODENA. Quando il fratello di Aisha, nato in Italia, invalido al cento per cento, ha compiuto diciotto anni, è arrivata una lettera a casa della famiglia che li informava del suo diritto di richiedere la cittadinanza. «Mia madre sta tentando di ottenerla da mesi ma senza risultati», racconta Aisha, spiegando le ragioni.
La vicenda
«Inizialmente – prosegue Aisha – si è recata in Comune a Modena e le è stato detto che serviva un documento che attestasse che lei fosse il tutore legale di suo figlio. Allora lei ha richiesto questo documento, in cui figura precisamente come “amministratore di sostegno”, lo ha ottenuto, ed è tornata in comune accompagnata da mio fratello. A quel punto le hanno risposto che lui deve essere in grado di dire che vuole essere italiano e hanno provato a chiederlo proprio a lui sul momento, mettendo mia madre in una situazione di estremo disagio. Chiaramente lei, che nemmeno parla bene l’italiano e che anzi conserva un forte accento brasiliano, motivo per cui spesso viene facilmente raggirata o derisa, si è innervosita e se n’è andata. Lei ci tiene davvero ad ottenere la cittadinanza per mio fratello e si è sentita vittima di un’ingiustizia». Aisha, che conosce bene la lingua, allora ha deciso di intervenire e si è recata personalmente in comune, anche per capire la situazione. «Io sono cresciuta qui, ho studiato e quando posso cerco di dare una mano a mia mamma. In Comune mi hanno detto che mio fratello può ottenere la cittadinanza, ma che a differenza degli altri, data la sua situazione, deve farlo tramite la Prefettura, che ha tempi burocratici molto più lunghi, di due, tre o anche più anni».
Il Comune
Aisha ha capito. La legge è questa. Però ha voluto dire la sua, e lo ha fatto pubblicando online un video in cui raccontava la vicenda. Allora qualcosa si è mosso e l’amministrazione ha spiegato: «Da parte del Comune c’è la massima disponibilità per far sì che il ragazzo possa ottenere la cittadinanza italiana nel tempo più breve possibile, ma quanto denunciato sui social dalla sorella del diciottenne, che qualche giorno fa si è presentato con la madre all’ufficio di stato civile del comune di Modena per richiedere la cittadinanza, è corretto. La legge (L. 91/92) prevede, infatti, che i neo-diciottenni stranieri nati in Italia possano richiedere la cittadinanza direttamente in comune, ma per farlo devono rilasciare personalmente una dichiarazione di volontà all'ufficio di stato civile del proprio comune di residenza. Nel caso specifico, a causa delle condizioni di salute del giovane, questo non è stato possibile, ma il ragazzo otterrà sicuramente la cittadinanza che dovrà, però, essere richiesta in prefettura, presentando la necessaria istanza. Da parte nostra c’è massima disponibilità a sostenere la famiglia affinché i tempi del rilascio siano i più brevi possibili e proprio in queste ore abbiamo scritto alla madre del ragazzo per fissare un ulteriore incontro».
Persone fragili
Il fratello di Aisha riceverà la cittadinanza, ma lei ritiene che non sia giusto che ciò avvenga con tempi burocratici più lunghi rispetto alle altre persone. «Ottenere la cittadinanza tramite il Comune, come accade per tutti gli altri, ci avrebbe permesso di averla entro la fine del mese. Ho raccontato questa storia perché sicuramente ci saranno altre persone disabili e loro tutori là fuori che incorreranno in disagi simili». E questa storia è davvero attuale: in vista del referendum dell’8 e 9 giugno ci ricorda quanto ottenere la cittadinanza sia difficile per tutti, e ancora di più, a causa di cavilli burocratici, per le persone fragili. «Mio fratello è nato in Italia, a Napoli. È nato sano, ma nel tempo ha sviluppato una disabilità totale per cui non parla, non cammina e non capisce. Le persone disabili come lui hanno la priorità in tante situazioni e credo che dovrebbero averla anche in questo caso. È assurdo che per loro sia più complicato, perché la loro vita e quella delle persone che li accudiscono è già complicata. Noi ci prendiamo cura di lui giorno e notte, cerchiamo di dargli una vita felice, di farlo uscire il più possibile, di fargli conoscere il mondo. Mio fratello se sta a casa un giorno soffre e mi mette il broncio: perché sarà anche vero che non capisce, e che qualcuno dovrà dire le cose al posto suo. Però sente».
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