Tre studentesse da 100 e lode al Tassoni, tutte nella stessa classe: la storia di Chiara, Caterina e Perla
Compagne nella 5G del liceo scientifico modenese, hanno ottenuto il massimo risultato all’esame di maturità con una media mai al di sotto del 9 e mezzo nei 5 anni: «Ma non siamo mai state, e tantomeno non siamo adesso, solo un voto»
MODENA. Un cento e lode diviso per tre. È successo nella 5G del liceo scientifico Tassoni di Modena, dove Chiara Salvioli, Caterina Guandalini e Perla Ye hanno raggiunto insieme il massimo dei voti all’esame di maturità. Un risultato che fa emozionare non solo perché statisticamente raro, tanto che sono le uniche tre del Tassoni ad averlo ottenuto. Non solo perché la maturità, in Italia, è tradizione. Ma perché emblematico. Infatti – come raccontano – Chiara, Caterina e Perla, non sono mai state le “prime della classe” nel senso scolastico più rigido del termine. Sono studiose, certo, ma anche ironiche, auto-critiche, curiose, appassionate. E non hanno vissuto cinque anni in una bolla fatta solo di voti alti o prestazioni impeccabili (anche se la media voto del terzetto non è mai andata sotto al 9 e mezzo). Ciononostante hanno conosciuto la fatica, la noia, il dubbio, la voglia di mollare. Come tutti. E forse sta proprio qui, in questa normalità condivisa, la forza e l’eccezionalità della loro tripletta: nella semplicità, nell’impegno costante, nella capacità di sostenersi a vicenda. Dentro quelle tre lodi ci sono notti passate a studiare, pomeriggi di crisi e complicità, ma anche sport, passioni, chiacchierate infinite, sogni che iniziano a prendere forma. C’è l’eco di una canzone – Notte prima degli esami – cantata insieme alla classe la notte prima dell’orale. E c’è tutto il senso di una maturità conquistata passo dopo passo.
Sono le stesse ragazze, durante l’intervista, che vogliono partire dal contorno, da ciò che spesso non si vede, ma che durante un percorso fa davvero la differenza. Si soffermano sul sostegno della famiglia, sulle passioni, sui sogni per il futuro. E ce lo dicono chiaramente: «Noi non siamo state durante i cinque anni, e non siamo tantomeno adesso, un voto. Non siamo solo un cento e lode». Perché dietro ogni traguardo c’è sempre una storia. E in questo caso ce ne sono tre, distinte ma unite da un percorso condiviso. Tre storie che raccontano cosa significa crescere, trovare la propria voce, e arrivare – ognuna a modo suo – fino in fondo. E c’è anche l’integrazione, perché Perla è di origine cinesi. Ora godranno di un premio, la “carta del merito” che consiste nell’erogazione di 500 euro da spendere in acquisti culturali.
- L’INTERVISTA A CHIARA SALVIOLI
Chiara, si aspettava il 100 e lode? «No. Non ci ho mai puntato davvero. Ma, ora, so che è arrivato grazie a impegno, dedizione e passione».
Ha iniziato il liceo in piena pandemia: quanto ha pesato questo sul suo percorso? «Tanto. I primi anni sono stati isolati e strani. I veri legami con i compagni sono nati solo nel triennio».
Il rapporto con i docenti? «Sono stata fortunata: alcuni insegnanti mi hanno ispirata anche sul piano personale».
Ha sempre avuto ottimi nei cinque anni? «Buoni sì, ma il mio metodo è cresciuto nel tempo. Ho avuto momenti di crisi, spesso dubitavo di me stessa».
Come si è sentita leggendo quel risultato? «Orgogliosa. Per la prima volta ho capito che non era fortuna, ma il frutto del mio lavoro».
Momenti bui? «Sì, più volte. Alcuni periodi sono stati davvero duri, ma non ho mai smesso di provarci».
Come si trova equilibrio tra studio e passioni? «Continuando a praticare ginnastica acrobatica, e vivendo le amicizie. Lo studio è importante, ma le relazioni lo sono di più».
Chi l’ha sostenuta maggiormente? «I miei genitori e mio nonno, che ha festeggiato più di tutti. E anche gli insegnanti, sempre attenti e presenti».
Cosa si lascia alle spalle uscendo dal liceo? «Il valore della fiducia in se stessi e delle amicizie vere. E la consapevolezza di poter superare anche ciò che sembra troppo».
Sogno nel cassetto? «Diventare medico. È un desiderio mio e di mio nonno. So che sarà un percorso lungo, ma voglio provarci».
Cosa direbbe a chi sta per iniziare il liceo? «Non smettete mai di darvi da fare, ma vivete anche le emozioni, le scoperte, le risate. Trovate il vostro equilibrio».
- L’INTERVISTA A CATERINA GUANDALINI
Caterina, cosa ha provato finite le prove? «Emozione pura. È stato come vedere tutto il lavoro riconosciuto, nero su bianco».
Come si arriva a un risultato così?
«Con costanza e voglia di migliorarsi. Ogni giorno si fa un passo, e a fine percorso ti guardi indietro e capisci quanto hai costruito».
Come è riuscita a non perdere l’equilibrio? «Con organizzazione. Ho sempre cercato di dare spazio sia allo studio che allo svago».
C'è un insegnante che ha lasciato il segno nel suo percorso? «Sì, la professoressa di filosofia, Elena Corghi. Ci ha insegnato a pensare e ad avere uno sguardo critico. Non solo a studiare».
Ha sempre avuto chiaro l’obiettivo? «Diciamo che ho sempre dato il massimo, anche nei momenti di incertezza. Ma non è mai stato tutto semplice».
Chi l’ha supportata nei momenti duri? «La mia famiglia: genitori, fratello, nonni. E alcuni insegnanti che ci hanno capiti davvero». Quali le materie più dure? «Matematica, fisica e latino. Le più impegnative, anche se mi hanno sempre affascinata».
Cosa le ha lasciato il Tassoni? «La capacità di farmi domande. E di non accontentarmi mai della risposta facile. È stato un ambiente stimolante, a volte anche duro, ma che ti insegna a reggere la fatica e a cercare un senso più profondo nelle cose che studi. E questo, secondo me, vale molto più del voto in sé».
Cosa sogna per il futuro? «Diventare medico. È un lavoro che unisce scienza, empatia, responsabilità e continuo apprendimento. Tutte cose che sento molto mie. Vorrei formarmi inizialmente qui in Italia ma sogno anche di fare esperienze all’estero per vivere la medicina in contesti globali».
Un consiglio ai futuri studenti? «Non cercate la perfezione. Cercate senso, profondità, connessioni. È questo che alla fine resta davvero»
- L’INTERVISTA A PERLA YE
Perla, ci sono stati momenti duri? «Sì, ogni anno ha avuto le sue difficoltà. Ma bilanciate da esperienze belle, che mi hanno aiutata a non mollare».
C’è un'esperienza scolastica che l’ha cambiata? «Le gare di matematica. Sono state fondamentali per la mia crescita».
Come sono andati i voti nel tempo? «Stabili, ma con alti e bassi. Ho dovuto trovare metodi più adatti, soprattutto in italiano e filosofia».
Quali gli ingredienti del suo successo? «Motivazione, coraggio, e anche un po’ di fortuna. Ho imparato a non farmi abbattere dai voti bassi».
Che sensazione ha provato dopo l’esame? «Serenità. E realizzazione: ho chiuso un ciclo, e l’ho fatto come volevo».
Come ha gestito tempo libero e studio? «Con equilibrio. Ho lasciato il flauto a metà anno della quinta, ma i videogiochi sono rimasti il mio spazio di svago».
Chi è stato fondamentale per lei? «Gli insegnanti, che mi hanno sempre stimolata, mia madre, che mi ha sempre messa nelle condizioni di poter studiare con serenità, e mio fratello maggiore, che mi ha dato tanti consigli. Ognuno di loro ha avuto un ruolo chiave».
Quali le materie più ostiche? «Educazione fisica e italiano. Sono più portata per le materie scientifiche».
Cosa ha imparato davvero dal liceo? «A incuriosire e farmi incuriosire. A studiare non per il voto, ma per il gusto di capire».
Che università ha scelto? «Informatica. Ma sogno una doppia laurea con matematica. Ci proverò».
Se potesse ricominciare tutto da capo, cosa avrebbe voluto sapere all’inizio? «Di non farmi frenare dal giudizio degli altri. I voti contano, ma anche divertirsi e creare legami»
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