La Corte dei Conti stanga l’Ausl: «E la Regione deve vigilare»
I giudici hanno analizzato il bilancio 2023 dell’azienda sanitaria: «Troppi medici a gettone. Occorre conformarsi alle nostre indicazioni»
MODENA. La Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti punta l’indice sui conti 2023 dell’Azienda Usl modenese, così come a dicembre aveva fatto nei confronti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria (Aou) per ciò che riguardava il suo bilancio 2022.
«La Corte dispone – si legge nella delibera 86/2025/PRSS dell’organismo regionale di controllo – che l’Azienda Usl si conformi alle indicazioni contenute nella presente pronuncia e l’amministrazione regionale assicuri, in particolare, l’osservanza da parte dell’Azienda stessa delle medesime indicazioni in virtù dei poteri di vigilanza che esercita su di essa». Quest’ultima è una prescrizione importante, d’altronde il 98 per cento dei fondi per l’azienda sanitaria locale arrivano da Bologna.
Le criticità
Nella sua indagine la Corte dei Conti ha rilevato diverse criticità nei conti di Ausl; un sistematico utilizzo dell’appalto di prestazioni mediche ad esempio, il superamento del limite di spesa farmaceutica, l’aumento di parte dei crediti aventi origine nel 2019 ed esercizi precedenti e una scarsa efficienza temporale nella realizzazione di interventi oggetto di contributi statali e regionali. Le perdite iscritte a bilancio per l’Azienda sono state a fine 2023 di 32.5 milioni di euro. Per quell’anno (ricordiamo che dal giugno 2022 alla direzione generale è arrivata Anna Maria Petrini) il preventivo segnalava 98 milioni di deficit mentre invece a consuntivo questi sono scesi “solo” a 9,9 milioni, grazie ai contributi regionali arrivati in corso d’anno.
«Troppi medici a gettone»
Tra le criticità rilevate dalla magistratura contabile c’è come detto la gestione del personale medico, in particolare per le Unità Operative di Ostetricia e Ginecologia e i Pronto soccorso di Carpi e Mirandola, motivando l’azienda il ricorso a questa procedura con la necessità di garantire la continuità delle attività cliniche ed evitare l’interruzione dell’erogazione dei servizi sanitari all’utenza, a causa delle gravi difficoltà riscontrate nel reperimento di personale medico. Nel solo 2023, l’Ausl ha speso oltre 2 milioni di euro per affidare turni a medici esterni (gettonisti di due cooperative, fino a 1.400 euro a turno). Cooperative di medici sulle cui prestazioni a favore della stessa Ausl la Corte dei Conti ha già avuto occasione di pronunciarsi stigmatizzandole, perché «non risolvono il problema della carenza di personale e anzi, nella falsa aspettativa di tamponarne gli effetti, non fanno che aggravarne la portata – ricorda la magistratura contabile – procrastinando l’adozione di misure di sistema e creando vuoti nell’erogazione delle prestazioni di assistenza fra una procedura e l’altra».
I punti deboli
Altro punto dolente riguarda l’utilizzo eccessivo di personale interinale et similia. Nel 2023 l’azienda sanitaria ha speso 5,2 milioni di euro per operatori con contratti di formazione lavoro o di somministrazione, due milioni comunque in meno che nel 2022. Il macroaggregato rappresentato dalla spesa per consulenze, collaborazioni, interinale e altre prestazioni di lavoro sanitarie e sociosanitarie da privato, è stato invece pari a 8.723.578 euro, risultando sempre comunque in diminuzione rispetto al 2022. La politica di stabilizzazione secondo l’Ausl ha infatti consentito di limitare il ricorso al lavoro atipico, la cui spesa si è ridotta del 14 per cento rispetto all’anno precedente. E un lavoro più sicuro migliora anche le prestazioni dell’Azienda, lo dimostrano i numeri oltre che il buon senso. Ricordiamo che nel 2023 l’Ausl ha rilevato un incremento dell’1,9 per cento nel volume delle prestazioni di specialistica ambulatoriale erogate (comprensive di visite e diagnostica strumentale, con esclusione delle attività di laboratorio) rispetto all’anno precedente.l