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Dal Tassoni all’Australia per le Olimpiadi di matematica

di Ginevramaria Bianchi

	Loek Van Der Zijde con l'argento vinto alle Olimpiadi di matematica
Loek Van Der Zijde con l'argento vinto alle Olimpiadi di matematica

Lo studente Loek Van Der Zijde ha vinto l’argento alla selezione mondiale, diplomandosi con 100 a Modena

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MODENA. Mentre ci parla, è appena rientrato a casa. La valigia è ancora da disfare, il jet lag si fa sentire. Ma Loek Van Der Zijde – 19 anni, papà olandese e mamma modenese fresco di maturità al liceo Tassoni – ha negli occhi la soddisfazione di chi ce l’ha fatta. È da poco tornato dall’Australia, dove ha partecipato alla 66ª Olimpiade Internazionale della Matematica (Imo), la più importante competizione mondiale per gli under 20, che quest’anno ha riunito 630 ragazzi e ragazze da 110 Paesi sulla Sunshine Coast.

Tra questi, anche lui, uno dei sei scelti per rappresentare l’Italia dopo un anno intero di selezioni, stage, gare. E lo ha fatto alla grande: è tornato con una medaglia d’argento al collo e un piazzamento tra i migliori 150 giovani matematici del mondo. L’Italia, con 174 punti complessivi, si è piazzata 18ª nella classifica a squadre, in una gara dominata da Cina, Stati Uniti e Corea del Sud. Ora, Loek si prepara a ripartire. Ci avverte, infatti, che l’indomani volerà a Malta per una vacanza studio vinta grazie a un’altra competizione scientifica.

Loek, cosa si prova a tornare a casa con una medaglia d’argento da una competizione del genere?

«È una grande soddisfazione, naturalmente. Questo traguardo vale più di tutto, anche più della maturità. Per me è anche il coronamento di un sogno iniziato un paio d’anni fa. All’inizio sembrava irraggiungibile. Poi, allenamento dopo allenamento, ho iniziato a crederci davvero».

Ci sono anni di studio dietro questo risultato, quindi.

«Sono circa tre anni che mi preparo per questa competizione, e ci è voluto quasi un anno di gare nazionali per candidarmi in squadra. Ho fatto quasi ogni giorno allenamenti da quattro ore l’uno, studiando i problemi delle passate edizioni e scegliendoli in base al livello. Ho fatto anche stage intensivi, dove mi sono potuto confrontare con altri ragazzi motivati quanto me. Quella condivisione ha fatto la differenza».

Cosa ricorda con più affetto di tutto questo percorso?

«Lo stage olimpico a Pisa. È lì che ho capito di potercela fare. Ma è stato bello anche il clima di amicizia che si è creato: eravamo tutti lì per la stessa passione, condividendo interessi e obiettivi. Si sono formati legami veri».

E quando è nato questo amore per la matematica?

«Alle elementari. Merito della mia maestra, che ci lasciava sperimentare. Ci invitava a cercare tante strade diverse per arrivare alla soluzione. Era un gioco. E per me la matematica è rimasta sempre così: qualcosa di divertente, una scoperta continua. Mi affascina il fatto che ci siano concetti nuovi, regole da scoprire, e che alla fine si arrivi sempre a un’unica risposta corretta».

Ha partecipato anche ad altre competizioni, vero?

«Sì, parecchie. Un anno fa, tra l’altro, ho vinto una competizione su scala nazionale che stanziava come premio, su finanziamento della Banca d’Italia, una vacanza studio. È il motivo per cui domani riparto: vado a Malta».

I suoi genitori erano con lei in Australia?

«No, erano in Italia. Ma mi hanno sostenuto sempre, anche a distanza».

Prima ha detto che, nel frattempo, ha concluso anche il liceo. È stata più complessa la maturità o le Olimpiadi?

«Sono uscito con 100 dal Tassoni. Un bel traguardo, ma nemmeno lontanamente paragonabile alle Olimpiadi, che mi hanno assorbito molto e non mi hanno fatto dedicare più di tanto allo studio scolastico».

E ora cosa la aspetta?

«A settembre vorrei iniziare l’università. Mi piacerebbe studiare matematica, forse è scontato dirlo. Sto valutando varie opzioni, tra cui alcune scuole di eccellenza come la Normale di Pisa o la Galileiana di Padova. Vedremo come andrà».

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