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Dalla tragedia alla solidarietà: donati 60mila euro in ricordo di Gianluca Pecorari, morto a 24 anni


	Gianluca Pecorari è morto a 24 anni
Gianluca Pecorari è morto a 24 anni

Il giovane era nato a Hong Kong da padre modenese ed è scomparso per una malattia nel 2024: la famiglia e gli amici hanno effettuato la donazione all’ospedale di Reggio Emilia per finanziare gli studi della dottoressa serba Tanja Lazic, in forza all’Ematologia

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MODENA. Il motto di Gianluca Pecorari era “it’s not that deep”. La famiglia e gli amici dell’atleta-studente di origine modenese morto a 24 anni hanno donato sessantamila euro all’ospedale di Reggio Emilia. Pecorari è stato ricoverato nel reparto di Ematologia per poco più di un mese prima della morte, avvenuta il 31 ottobre 2024.

Tra Modena e Hong Kong

Era nato l’8 novembre 1999 a Hong Kong, dove si era trasferito il padre Angelo (modenese) con la moglie Wei. Ha vissuto a Shanghai con le sorelle Cecilia ed Elisa prima di trasferirsi a San Faustino di Rubiera. I sessantamila euro donati all’ospedale dalla famiglia (cinquantamila euro) e dagli amici (diecimila euro) finanzieranno gli studi di una giovane dottoressa serba, la diciannovenne Tanja Lazic, in forza all’Ematologia. «Quando abbiamo accettato di ricoverare Gianluca, contattati da una zia biotecnologa che risiede a Modena – ha detto la dottoressa Alessia Tieghi, responsabile della sezione di degenza dell’Ematologia – eravamo consapevoli che la malattia non lasciava molte speranze».

Chi era Gianluca: «Solare e determinato»

La reazione di Gianluca ha stupito gli stessi medici. «Era un ragazzo solare, determinato ed estremamente cortese, che ci ha aiutato a fare serenamente il nostro lavoro – ha aggiunto Tieghi – pur in una situazione così avversa, che mette a dura prova anche chi deve assistere il paziente. Voglio pensare che l’attenzione che la famiglia ha avuto per il nostro reparto, pur nell’esito sfavorevole, sia dovuta anche all’umanità con cui cerchiamo di seguire i nostri pazienti; di questo siamo molto debitori ad infermieri ed Oss che sono quelli che passano gran parte della giornata lavorativa con i pazienti». La famiglia lo ha descritto in un ricordo come «estroverso, curioso e pieno di energia» sin da bambino. A Shanghai ha praticato rugby, basket e atletica. Andava in vacanza in Italia e aveva scelto di seguire le orme del padre e del nonno con l’obiettivo di diventare un ingegnere meccanico. «Irradiava positività anche nelle maggiori difficoltà – hanno ricordato i familiari – ispirando tutti colori che lo hanno incontrato. Fino alla fine, è stato un lottatore e non ha mai mollato». 

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