«Noi contro Gaaloul anche al processo bis Dal marito di Alice scelte contraddittorie»
Matteo Marzoli, fratello della vittima, pronto a tornare in aula come parte civile se Mohamed verrà rinviato a giudizio anche per violenza sessuale sulla ragazza. E incalza Nicholas sulle sue scelte a processo
RAVARINO. «Se ci sarà un altro processo nei confronti di Gaaloul, io e mia mamma saremo senz’altro di nuovo in aula contro di lui». A sottolinearlo senza esitazioni è Matteo Marzoli, il fratello di Alice Neri, dopo la sentenza che ha visto il tunisino condannato a 30 anni di carcere per l’omicidio e la distruzione del cadavere della ragazza di Ravarino, rinvenuta carbonizzata a Fossa di Concordia il 18 novembre 2022.
Il nuovo processo
Come evidenziato dalla Gazzetta nei giorni scorsi, Gaaloul nel dicembre 2022 fu estradato dalla Francia solo per questi due capi d’accusa, ma era indagato dalla Procura di Modena anche per violenza sessuale commessa su Alice (la prova sarebbe la spallina del reggiseno ritrovata strappata a qualche metro dall’auto bruciata). E anche per tentata estorsione, per aver minacciato un’amica di Concordia di diffondere video intimi di loro due. Dopo una condanna tanto netta, la Procura potrebbe incalzare Gaaloul anche per questi due reati rimasti stralciati, aprendo presto un nuovo processo.
«Se accadrà, come auspico che accada, io e la mamma ci saremo senz’altro come parte civile contro di lui – annuncia Matteo – affidandoci nuovamente agli avvocati Cosimo Zaccaria e Marco Pellegrini, che sono stati il top per noi in questi anni. Sarà doloroso ripercorrere di nuovo in aula questa vicenda, ma lo faremo senza esitazioni non solo per Alice, ma anche per tutte le donne, per evitare che quest’uomo così pericoloso possa fare del male ad altre. Alice è stata la vittima maggiore, certo, ma la sua pericolosità emerge chiaramente anche dall’incubo di revenge porn che secondo gli inquirenti ha fatto vivere a questa amica, portandola in uno stato d’angoscia che è una non vita».
La sentenza e i commenti
Matteo è rimasto poi perplesso di fronte ad alcune prese di posizione sulla sentenza, a partire da quella di Nicholas Negrini, il marito di Alice, che alla vigilia del verdetto si è tolto dal processo come parte civile dicendo che per lui l’assassino non è Gaaloul, concetto che ha ribadito anche dopo una sentenza tanto netta.
«Ognuno ha le proprie opinioni, certo, ma credo che la posizione di un marito che esce dal processo per l’omicidio di sua moglie difendendo di fatto l’imputato, sia una cosa mai vista in Italia» osserva Matteo. «Un marito che poi non è coerente nelle sue posizioni, e mi spiego. Nicholas ha nominato un legale come parte civile a tutela della figlia di Alice (l’avvocato Luca Brezigar, ndr) solo quando la Procura, a fronte delle sue inaspettate posizioni a processo, ha ritenuto doveroso tutelare legalmente la bimba. Non ha voluto che ci fosse nomina esterna, e l’avvocato l’ha scelto Nicholas. Ma se era così convinto dell’innocenza di Gaaloul al punto da ritirare la propria costituzione di parte civile, perché non ha fatto altrettanto per la figlia? Perché non ha portato anche la figlia fuori dal processo? Perché l’ha resa complice di una grave ingiustizia, se ritiene tale la condanna di Gaaloul? Mi sembra una profonda contraddizione interna».
«Sono poi rimasto amareggiato – chiosa – per l’offesa che il legale di Gaaloul ha dato alla Corte d’assise dicendo che ha fatto una scelta “di pancia”. Credo che di fronte a un processo così intenso, con tutti gli approfondimenti che sono stati fatti, persino al sopralluogo di tutta la Corte sui luoghi del crimine, sia stata tutt’altro che una sentenza “di pancia”».