Gazzetta di Modena

Modena

La storia del complesso

Sant’Agostino, dai progetti delle archistar alla nascita di un polo culturale

Ginevramaria Bianchi
Sant’Agostino, dai progetti delle archistar alla nascita di un polo culturale

Le idee sfumate nell’arco di trent’anni: prima la porta di Gehry, poi le torri di Gae Aulenti

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MODENA. Ma prima, cosa c’era? Chi oggi si gode il fresco della sera in largo Sant’Agostino, con un palco estivo, le luci basse e l’allestimento firmato Carlo Ratti, forse se lo chiede. Perché quel pezzo di centro storico, incastrato tra palazzo dei musei e l’ex Ospedale, fino a qualche settimana fa era un parcheggio a pagamento. E, ancor prima, un nodo sospeso tra ciò che Modena era e ciò che voleva diventare. Una storia lunga quasi trent’anni: porte per entrare e uscire dalla zona Ovest della città, fondi che facessero da sfondo alla piazza. Addirittura, due torri alte trenta metri…

L’idea di Gehry

Siamo nel 1997, quando la giunta Barbolini affida all’architetto canadese Frank Gehry l’incarico di creare una nuova “porta ovest” della città. Punto di partenza? La piazza. Gehry non arrivò mai a firmare nulla di definitivo, ma quella chiamata aprì il primo dibattito. L’idea fu accantonata nel 2000. Ma la domanda rimase nell’aria: che ne facciamo di questo spazio?

La vendita dell’ospedale

Nel frattempo si aprì il capitolo “ex ospedale Sant’Agostino”, che venne messo in vendita per finanziare il nuovo ospedale di Baggiovara. Prima candidata all’acquisto fu la Provincia, che nel 2004 sembrava voler trasferire lì i propri uffici. Ma il progetto sfumò, e lasciò il campo a una nuova ipotesi: l’acquisto da parte della Fondazione Cassa di Risparmio. Nel 2007, in accordo col Ministero dei Beni Culturali e il Comune (giunta Pighi), la Fondazione acquista il complesso. L’idea è spostare la Biblioteca Estense nel vecchio ospedale e creare un grande polo culturale.

Il progetto di Gae Aulenti

Gae Aulenti vince il bando per il progetto architettonico, e propone due altissime torri trasparenti che avrebbero dovuto conservare i libri delle biblioteche Estense e Poletti. Su quel progetto, discusso ovunque, pur senza passare mai in Consiglio, il Comune approva i piani urbanistici e, nel frattempo, anche un “piano sosta” che includeva la pedonalizzazione della piazza. Ma mentre Piazza Roma si trasforma nel 2014, Sant’Agostino resta indietro. Nel 2015 la tegola: in seguito a un ricorso di Italia Nostra, il Tar decreta che la procedura urbanistica adottata non è valida. Il Comune, da poco più di un anno guidato da Muzzarelli, si ritrova così con un progetto fermo.

Una nuova visione

Giunta comunale e Fondazione cambiano approccio, arrivando a definire un piano urbanistico che coinvolga tutto il polo culturale: dall’ex Sant’Agostino alla piazza fino al Palazzo dei Musei e all’ex Ospedale Estense. Nel corso degli anni, quindi, si riscrive la variante urbanistica, si integra la pedonalizzazione nel piano mobilità, si supera il vincolo procedurale. E cambia anche la visione culturale. La Biblioteca Estense resta dov’è, mentre Gallerie Estensi e Museo civico possono ampliarsi negli spazi dell’ex Ospedale Estense per il quale, nel frattempo, è partito il progetto di recupero grazie a fondi europei, ministeriali e regionali. Cambia di conseguenza anche il progetto architettonico per il quale la Fondazione si affida a Carlo Ratti e Italo Rota, che reinterpretano il sogno di Gehry e le intuizioni di Gae Aulenti in chiave contemporanea: cortili trasformati in piazze, spazi aperti e attraversabili, una copertura mobile che si apre e si chiude, al centro di un’agorà futura. Per Ago si prospetta un polo culturale condiviso tra Comune, Fondazione e università. Un primo passo viene fatto con la nascita di Fondazione Modena Arti visive (Fmav) dove Comune e Fondazione fanno confluire le esperienze di Galleria civica, Museo della Figurina e Fondazione Fotografia, per poi evolvere nell’attuale Fondazione Ago Modena Fabbriche culturali, con l’ingresso anche di Unimore che nel complesso dell’ex Sant’Agostino ha importanti Musei universitari e lo storico teatro anatomico. Il progetto di Ago diventa così quello di uno spazio ibrido, vivo, destinato a ospitare arti visive, ricerca, esposizioni, attività pubbliche. L’apertura al pubblico dei primi spazi terminati è prevista per il 2026, il completamento è in programma tra il 2029 e il 2030. Intanto, l’estate del 2025 ha portato in piazza un’anteprima: la sperimentazione della pedonalizzazione, in vista della riqualificazione dell’area tra i due edifici, e il palco temporaneo curato da Ratti, lo stesso che oggi guida il progetto Ago, riprendendo proprio quella vecchia idea di restituire alla città la “porta ovest”. E così, dopo anni di attese, largo Sant’Agostino ha finalmente iniziato a diventare quello che Modena sperava: una piazza vera. Con un prima da ricordare, un presente da abitare e un futuro che, passo dopo passo, si avvicina.