Addio a Bambo, bassista dei Lomas: la sua musica raccontava Modena. Aveva 58 anni
Luca Vandelli con la band aveva fatto innamorare una generazione
MODENA. “Prendi quel treno Sassuolo - Baggiovara, e troviamoci là”. Così cantavano i Lomas. E oggi quelle parole risuonano come un invito malinconico, un appuntamento con il ricordo. Luca “Bambo” Vandelli non prenderà più quel treno.
La scomparsa
Se n’è andato a 58 anni, portato via da una malattia, che però non è mai riuscita davvero a spegnerlo, a far tacere il suo basso, a prendersi la sua umanità. Modena, con lui, ha perso un pezzo della sua colonna sonora. Ma non una qualunque: una di quelle che raccontavano la provincia con il cuore dai marciapiedi di via Morane, con il sudore delle notti al pub, con la rabbia e la dolcezza di chi non ha mai avuto bisogno di grandi palchi per lasciare un segno.
Chi sono i Lomas
Bambo era il bassista dei Lomas, che per chi ha memoria corta è una storica band punk-rock modenese nata dalla ceneri incandescenti della Paolino Paperino Band, formazione nata nel 1987 e influenzata da Ramones, RKL, Skiantos. Era un’altra Modena, sì. Quella degli anni Novanta, fatta di concerti nei cortili aperti, motorini con il casco appeso al braccio e cassette registrate da amici. Una città che lo respirava, il punk, e che trovava nella musica – specie quella cantata col dialetto modenese che Bambo tanto adorava – una lingua propria. In un’epoca senza social, senza like, bastava un amplificatore, due strofe e un campo sportivo ai piedi dell’Appennino per sentirsi parte di qualcosa. Chi ancora canta a squarciagola “Torneo della Montagna” – che, ironia della sorte, è terminato proprio ieri – lo sa bene. Canzoni come “San Valentino”, o “An’ i rube di sold”, scritte proprio da Bambo stesso, raccontavano storie locali con una leggerezza tragica, che sapeva parlare di cose piccole con parole grandi. Dopotutto, Bambo era l’anarchico del gruppo, l’appassionato di storia.
Il ricordo
«Pieno di valori e senso della giustizia»: lo descrivono così. I loro testi – e soprattutto i suoi – non erano per tutti. Erano per chi ci stava dentro. Per chi, come il suo amico Filippo Pederzini, li aveva nel sangue: «Bambo, prima di essere un musicista, era un amico. Anche per chi non lo conosceva. Mi ricordo ancora quando tornavo da Roma e ad aspettarmi in stazione c’erano sempre mia moglie e mio figlio, all’epoca aveva 4 anni, che mi cantava: “Prendi quel treno Sassuolo Baggiovara, troviamoci là”. Adorava i ritornelli delle sue canzoni. Tutti li adoravamo. Ho sempre amato i Lomas, i testi. Loro. Lui. La prima volta che lo vidi sul palco e lo conobbi era il 1995. Una delle ultime era fuori da un negozio. Non mi ricordo per cosa ci siamo messi a ridere. Ma io, la sua risata, me la ricordo ancora. La ho fissa in testa come fosse stato ieri».
E invece, il tempo passa. Ma ci sono uomini che restano. Come Bambo. Come la sua musica. E ora che il basso tace, restano le canzoni. Restano i gesti: come quello che Bambo ha fatto scegliendo di vendere i suoi strumenti per donare il ricavato al Com di Modena, «dove era stato seguito egregiamente», come racconta la moglie Eleonora. E resta quella sensazione – profonda e semplice – che i Lomas, a modo loro, ti parlassero. E che, in qualche modo, continueranno a farlo. Sempre.