Botte alla compagna, querela ritirata ma a lui viene tolto il porto d’armi
La donna era finita in pronto soccorso a Mirandola con sei giorni di prognosi, l’uomo dovrà pagare anche duemila euro
MIRANDOLA. Sei giorni di prognosi refertati al pronto soccorso di Mirandola, poi il trasferimento in una struttura protetta assieme al figlio minorenne. È l’epilogo di una lite domestica tra conviventi che, nonostante la remissione della querela da parte della donna, ha portato alla revoca del porto d’armi per l’uomo. Ora il Tribunale amministrativo dell’Emilia-Romagna ha confermato: quel provvedimento era legittimo.
La ricostruzione
I fatti risalgono all’estate scorsa. Dopo un acceso diverbio, la donna si era rivolta ai carabinieri di Finale per recuperare i propri effetti personali dall’abitazione condivisa col compagno. Poche ore dopo, l’accesso al pronto soccorso: contusioni, una prognosi di sei giorni e una richiesta di protezione. Da qui la decisione della prefettura di disporre il divieto di detenzione di armi e munizioni, seguita dalla revoca della licenza di porto di fucile da caccia, regolarmente rilasciata all’uomo nel 2021. Il diretto interessato, attraverso i propri legali, ha impugnato i provvedimenti davanti al Tar, sostenendo che non vi fosse alcuna condanna né processo a suo carico, dal momento che la compagna aveva ritirato spontaneamente la denuncia. Ma per i giudici amministrativi il punto non è questo. La valutazione sull’affidabilità del soggetto – scrivono nella sentenza – può basarsi anche su episodi non penalmente rilevanti, se questi sono tali da far dubitare della capacità di gestire un’arma in modo responsabile. E in questo caso, secondo la relazione del comando provinciale dei carabinieri, i segnali c’erano tutti: un contesto familiare segnato da tensioni e da una “grave mancanza di rispetto delle regole della buona convivenza”, sfociata in più episodi preoccupanti, anche se mai formalizzati penalmente.
Dovrà pagare anche duemila euro
«Il porto d’armi – hanno ricordato i giudici – non è un diritto, ma un’eccezione. Serve certezza sull’affidabilità del soggetto, anche sotto il profilo della convivenza civile». Alla luce di tutto ciò, il ricorso è stato rigettato. L’uomo, oltre alla perdita della licenza, è stato condannato anche al pagamento di duemila euro di spese legali. Una decisione che ribadisce un principio chiaro: quando c’è di mezzo la sicurezza, il giudizio dell’autorità può e deve anticipare il rischio, anche in assenza di condanne o processi.