Maxi sequestro da 36 milioni: «E’ un’imprenditrice pericolosa»
Patrizia Gianferrari, 69enne di Sassuolo residente a Castellarano, dichiarava redditi da indigente ma viveva nel lusso tra 38 case, Porsche, e orologi d’oro Patek Philippe
SASSUOLO. Si fingeva imprenditrice, ma in realtà era una truffatrice seriale. È originaria di Sassuolo Patrizia Gianferrari, la 69enne residente a Castellarano a cui le Fiamme Gialle hanno sequestrato un patrimonio da oltre 36 milioni di euro.
Il modus operandi
Dichiarava entrate al limite dell’indigenza (ad esempio nel 2015 avrebbe percepito un reddito annuo da lavoro dipendente di 2.513 euro, per anni non ha presentato alcuna dichiarazione dei redditi). Eppure conduceva da sempre una vita lussuosa: 38 immobili e terreni nelle province di Reggio, Modena, Rimini, Milano, Lodi e Padova, una villa con piscina sulla costa romagnola, cinque auto (Porsche, Range Rover e Audi), 19 orologi anche d’oro (Patek Philippe, Rolex, Omega, Cartier), gioielli, 94 rapporti bancari attivi, 12 quote di partecipazione societarie e 147mila euro in contanti. Questo il ritratto della «pseudo imprenditrice» alla quale, come dettto, il Gico della Guardia di Finanza di Bologna ha sequestrato un patrimonio di 36,5 milioni di euro, formato anche da società operanti nel commercio di materie plastiche e del ferro nonché del settore immobiliare.
L’operazione delle Fiamme gialle
Per eseguire il provvedimento i finanzieri hanno agito ovunque la donna avesse proprietà: Roma, Milano Firenze, Venezia, Verona, Ravenna, Padova, Treviso, Como, Novara, Lodi, Terni e Potenza. La misura cautelare patrimoniale finalizzata alla confisca è stata emessa dal tribunale di Bologna sulla base delle richieste della procura di Reggio. Ad occuparsene è stato lo stesso procuratore Calogero Gaetano Paci, che ha insistito sulla «pericolosità sociale» della donna, nota fin dal 1990.
Il “curriculum”
Scorrendo la sua fedina penale viene da chiedersi perché non sia stata fermata prima; il problema è che i sequestri che si sono succeduti fin dal 2017 hanno dato vita a un contenzioso legale, fatto di ricorsi e controricorsi. C’è davvero di tutto, nel curriculum di Gianferrari: si va da assegni a vuoto, bancarotta fraudolenta, distrazione di 259 bovini, associazione a delinquere e truffa, evasione (siamo nel 1990) all’appropriazione indebita del 1998, quando a Ozzano dell’Emilia la donna si impossessa di un dipinto del Seicento e di candelieri di bronzo. Il processo verrà archiviato, ma undici anni dopo il dipinto verrà ritrovato nell’appartamento del convivente di Gianferrari.
Sempre nel 1998 viene denunciata per estorsione e minaccia aggravata dall’uso della violenza e di una pistola; e ancora falsità in testamento olografo e truffa ai danni ad un antiquario modenese, dal quale comprò cinque quadri per un valore di 120 milioni pagando con assegni ovviamente farlocchi. Nel 2010 Gianferrari è stata denunciata da una donna di Castellarano: la “professionista della truffa” l’aveva accusata di averla investita, chiedendole un risarcimento di 4.900 euro pari al valore dell’orologio che indossava e che diceva essersi danneggiato, riuscendo a farsi consegnare in contanti 3.200 euro. Secondo gli inquirenti l’indagata era specializzata nelle società acquisite per essere spogliate, usate per chiedere prestiti alle banche «tramite prestanome e complicità» o ancora fatture false ed evasione, con distruzione della contabilità: frodi carosello a livello ben più elevato.
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