Soccorso alpino da record: 42 interventi da inizio anno sulla montagna modenese
Raffaello Seghi (Vicecapostazione): «Situazione sotto controllo grazie al nuovo elisoccorso»
MODENA. Cresce il turismo “green”, tra escursioni a piedi e in bici in montagna. E crescono, come diretta conseguenza, gli interventi del Soccorso alpino: 42 da inizio anno sull’Appennino modenese. «Basta una storta alla caviglia in quota, a dieci chilometri dalla prima strada percorribile dall’ambulanza, per far scattare l’allarme. La seconda metà di luglio ha visto un’impennata notevole di chiamate: siamo intervenuti anche in contemporanea più di una volta. È chiaro che se continua così diventa impegnativo da gestire». Parola di Raffaello Seghi, vice capostazione del Cimone del Soccorso alpino che nel tracciare il bilancio della stagione nota una crescita sostenuta.
Seghi, possiamo parlare di numeri da record sul Cimone?
«Dal nostro punto di vista i recuperi in quota sono in crescita, quindi sì possiamo parlare di record ma non di allarme o emergenza, non parliamo di valori raddoppiati: siamo a 42 interventi da inizio anno. Lavoriamo molto d’inverno, con lo sci e la neve. Poi sicuramente tanta gente sta scoprendo la montagna anche d’estate, tra cui tanti neofiti e quindi gli interventi aumentano. Anche se devo dire che ultimamente vedo persone più consapevoli e meno “improvvisate”, a partire dall’abbigliamento che utilizzano. È un buon segnale».
A luglio avete visto un’impennata?
«Dopo un inizio tranquillo, anche sotto alla media, dalla metà del mese siamo stati chiamati in causa molto spesso. Come organico riusciamo a gestire ancora la mole di lavoro, ma se iniziano ad esserci più interventi in contemporanea, come è accaduto negli scorsi fine settimana, beh… la faccenda può farsi più complicata. Sinceramente non avevo mai visto così tanta gente salire e scendere dal Cimone, c’era la fila. E naturalmente un boom di presenze si traduce anche in potenziali infortuni o problemi. E a quel punto scendiamo in campo noi».
Qual è l’intervento più frequente?
«Ultimamente “va di moda” la caviglia slogata, è uno degli infortuni più comuni. Se capita in centro a Modena ovviamente gestirlo è più semplice, se succede a 1800 metri lontano dalle strade percorribili dall’ambulanza il discorso è diverso... e bisogna che interveniamo noi».
Nelle scorse settimane un ragazzo è stato colpito da un fulmine sul crinale durante una gara podistica. Come ci si comporta in questi casi?
«È stato molto sfortunato, le probabilità di essere colpiti da un fulmine sono bassissime, poi è chiaro che in montagna sui sentieri è più facile che nel paesino. Nella sfortuna, però, non è stato colpito in pieno, quindi è riuscito a salvarsi. Sono casi rarissimi ma possono succedere e dobbiamo essere pronti anche a questo».
La riorganizzazione del servizio sanitario in montagna, con la perdita di medici di soccorso e l’utilizzo più frequente dell’elicottero del 118, influisce sul vostro lavoro? Può succedere che sia già impegnato e non riesca a raggiungervi subito?
«No. Ora che Elipavullo non è più l’unico elisoccorso ad avere il verricello siamo molto più coperti. Infatti, anche Ravenna ora ha il verricello per i recuperi e si occupa di tutta la zona della Romagna e di parte del bolognese. Prima poteva capitare che l’elicottero di Pavullo partisse e andasse a fare un recupero a Forlì. Ora non più, è stato sgravato da tutta quella zona e copre Modena, Reggio, Parma e Piacenza, in quest’ultima a volte va Elibrescia quindi riusciamo a coordinarci al meglio anche tra regioni».
In alcune regioni del nord si paga un ticket per il servizio. E qualcuno si rifiuta di pagare, scatenando la polemica. È così anche in Emilia-Romagna?
«Assolutamente no, da noi è completamente gratuito. Sono costi addebitati al servizio sanitario regionale, c’è un accordo ridiscusso con la Regione ogni 3 o 4 anni che stabilisce i vari importi. Invece in alcune regioni del nord si paga per evitare che l’elicottero diventi una sorta di taxi delle Alpi… E quindi viene emesso un ticket per i codici bianchi, di bassa gravità, quando non ci sono feriti».
Cosa consiglia a chi approccia la montagna per la prima volta?
«Di non sopravvalutarsi, perché fare cinque chilometri a piedi in città non è uguale a farli in montagna per via del dislivello. E di non sottovalutare il Cimone. Non avremo le vette delle Alpi ma qui da noi il meteo cambia molto più rapidamente e può capitare di trovarsi al freddo o sotto l’acqua dove qualche minuto prima c’era il sole».