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Il caso

Scomparsa di Salvatore Legari, due anni di mistero. La sorella: «Si apra presto il processo»

di Daniele Montanari
Scomparsa di Salvatore Legari, due anni di mistero. La sorella: «Si apra presto il processo»

Nunzia Legari: «Dopo l’estate ci aspettiamo delle risposte»

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MODENA. «Speriamo che dopo l’estate arrivi la richiesta di rinvio a giudizio e si possa aprire presto il processo per fare emergere la verità e capire che ne è stato del nostro povero Salvatore. Speriamo di capire dove si trova, e se c’è ancora qualcosa di lui a cui possiamo dare degna sepoltura». A parlare, con la voce ancora rotta dall’emozione, nonostante siano passati ormai due anni, è Nunzia Legari, sorella di Salvatore, il 54enne al centro di uno dei più inquietanti casi di cronaca registrati in provincia in questi anni.
 

Cosa era successo
L’imprenditore edile salentino, ma che da più di vent’anni lavorava tra Modena e Bologna, sparì il 13 luglio 2023. Quel giorno uscì dalla casa di Modena in cui viveva con la compagna 32enne per recarsi nel cantiere di Lesignana, di proprietà di Alex Oliva, idraulico 38enne di Sassuolo. E non rientrò mai. Il suo furgone Citroen Jumpy bianco venne ritrovato a Sassuolo il 22 luglio, nel quartiere di Borgo Venezia. I sospetti dei carabinieri si concentrarono ben presto sul cantiere in cui aveva lavorato a Lesignana, al punto che a settembre 2023 si arrivò a scavare, con l’ausilio dei vigili del fuoco, nel cortile alla ricerca di un cadavere, che non venne trovato. Oliva venne indagato per sequestro di persona.

Oliva arrestato
Nel gennaio 2025 per lui è scattato l’arresto con l’accusa pesantissima di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Tramite la videosorveglianza, i carabinieri sono arrivati a ricostruire con precisione il percorso fatto dal furgone di Legari dal cantiere di Lesignana a Sassuolo. Un tragitto fatto in un momento in cui il 54enne con tutta probabilità era già stato ucciso. Eppure in apparenza c’era Legari alla guida, in quella che si è poi scoperto essere stata, secondo gli inquirenti, un’astuta mossa di depistaggio. Le telecamere infatti inquadravano alla guida un uomo con la stessa maglietta indossata da Legari quando uscì di casa. A un primo riscontro superficiale, si poteva pensare che fosse lui. Ma la consulenza foto-antropometrica chiesta dalla Procura (pm Francesca Graziano) ha escluso che fosse Legari. Erano invece fattezze del tutto compatibili con Oliva, che secondo gli inquirenti così avrebbe tentato di depistare. Altro elemento sospetto contro di lui, la sostituzione dell’hard disk dell’impianto di sorveglianza del cantiere. Per l’accusa, Oliva avrebbe ucciso Legari durante una discussione su un credito di circa 16mila euro che Legari aveva nei suoi confronti per lavori fatti al cantiere, soldi che il 13 luglio era andato a riscuotere. Il suo cadavere però non è mai stato trovato, e Oliva si è sempre detto innocente, dicendo di essersi allontanato dal cantiere il giorno dell’ipotetico delitto. La Procura ha chiuso le indagini, e presto dovrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio.

La famiglia
«Sono passati due anni ormai, ma per noi è come fosse ieri – sottolinea Nunzia Legari – non cambia niente quando non si sa cosa sia successo. Nella mente abbiamo sempre lo stesso pensiero, e anche se sono passati due anni piangiamo ancora vedendo e sentendo i nostri genitori anziani (che abitano nel salentino e sono cardiopatici, ndr) che soffrono tanto in questa tragica incertezza. Anche se viveva lontano, Salvatore era ancora molto legato a loro, e loro a lui. Tutto si è interrotto di colpo, senza un perché». Legari è anche padre di un figlio e una figlia, avuti dall’ex moglie.

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