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Il caso

L’attivista sinti respinge gli attacchi: «Non guardateci con pregiudizio. Nomadi? È sbagliato definirci così»


	Simonetta Malinverno, attivista della comunità sinti di Modena
Simonetta Malinverno, attivista della comunità sinti di Modena

Simonetta Malinverno parla a nome della comunità modenese dopo le polemiche sulle microaree: da una parte l’area del Palapanini, in cui da tempo si alternano sgomberi della polizia locale a nuovi arrivi di camper, e dall'altra la zona di San Matteo, dove la situazione degrado e sporcizia è critica

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MODENA. «Il livello della nostra vera integrazione non dipende solo da noi: è necessario che tutti i cittadini facciano la propria parte, cominciando a guardarci con meno pregiudizio e più fiducia, senza paura».
L’appello è di Simonetta Malinverno, attivista della comunità sinti di Modena, in un momento particolarmente delicato, che vede polemiche su due fronti. L’area del Palapanini, in cui da tempo si alternano sgomberi della polizia locale a nuovi arrivi di camper, e la zona di San Matteo, dove la situazione degrado e sporcizia, come denunciato da alcuni cittadini, è particolarmente critica.

Le parole dell'attivista sinti
«Abbiamo bisogno di opportunità lavorative e di essere accettati anche se viviamo in modo diverso. E preciso che non è più adeguato definirci “nomadi”, termine peraltro bandito dal diritto internazionale in materia di discriminazioni etniche. Siamo quasi tutti residenti stanziali sul territorio modenese da tantissime generazioni – prosegue – È vero che alcuni di noi mantengono l’attività di giostrai, pertanto si spostano per lavoro in alcune parti dell’anno, ma voi definite nomade un cittadino modenese che si sposta per lavoro facendo, ad esempio, un lavoro da venditore ambulante? No, non sarebbe corretto. A differenza di quello che comunemente si pensa, la nostra è una comunità aperta che aspetta solo di essere accolta. Una comunità che, quando è stato ora si è mossa: i nostri nonni, zii, cugini e parenti sono stati partigiani rinchiusi nel campo di concentramento di Prignano a causa delle leggi razziali. Abbiamo sofferto tutte le conseguenze del razzismo, e stiamo subendo tanto anche oggi perché sembra che non ci sia posto per noi».

Il tema microaree
Recentemente la giunta ha approvato due delibere comunali per recepire le linee guida europee in merito di diritti e tutele dei gruppi di minoranza etnica e culturale e che vanno a regolare le microaree del territorio: «Le microaree devono contenere massimo di 15 persone in strutture non fisse. Questo è un punto molto critico, perché attualmente si registra un forte problema di sovraffollamento in quasi tutte le microaree attualmente presenti – prosegue Malinverno – Il tema degli allacci ai servizi di rete resta tra i più onerosi, complessi e delicati. Oggi l’allaccio alla rete idrica è garantito ovunque, mentre l’allaccio alla rete elettrica spesso risulta molto problematico. Quest’anno sono iniziati lavori di cambiamento dell’impianto elettrico in diverse microaree, che dovrebbero risolvere parecchi problemi introducendo però un regime di pagamento a consumo che sarà difficilmente sostenibile per molti di noi. L’allaccio alla rete fognaria è ovunque mancante. Un primo importante cambiamento da introdurre sarebbe l’intervento sulle regole in merito alle graduatorie dell'edilizia popolare. Purtroppo, pur presentando quasi sempre le caratteristiche idonee per l'accesso a tali graduatorie, non abbiamo speranza di ottenere un 'assegnazione in quanto manchiamo di un requisito prioritario: la continuità di pagamento di un canone di affitto ordinario, venendo dalle microaree. Ci siamo sempre dati da fare per mantenere al meglio delle nostre possibilità le aree che ci sono state affidate. All’interno della comunità ci sono persone serie e volenterose, siamo cittadini modenesi con uguali diritti e doveri».