La criminologa Roberta Bruzzone sul presunto omicidio del prof di Modena: «Forse qualcuno lo ha aiutato a morire»
La professionista di fama nazionale invita ad approfondire in ogni minimo aspetto la morte di Raffaele Marangio: «Salma ricomposta e cintura fanno pensare a un intervento esterno»
MODENA. «Se la salma è stata ricomposta, vuol dire che qualcuno era presente al momento della morte. Qualcuno con cui la vittima aveva avuto a che fare in modo significativo, e che per questo ha avuto un simile gesto di attenzione nei suoi confronti».
A sottolinearlo è Roberta Bruzzone, criminologa di fama nazionale che invita ad approfondire in ogni minimo aspetto il giallo di via Stuffler. Ovvero, il ritrovamento il 26 luglio del corpo senza vita di Raffaele Marangio, psicoterapeuta 78enne, docente Unimore in pensione, rinvenuto disteso supino nello studio della sua abitazione con una cintura al collo.
Le indagini
I primi riscontri dell’autopsia parlano di morte per asfissia, dovuta con ogni probabilità alla cintura. Ma ad aprire l’ipotesi dell’omicidio, oltre a quella del suicidio che comunque permane, è il fatto che la salma sia stata ritrovata sul pavimento in posizione innaturale, composta, allineata, senza braccia o gambe protese in un ultimo spasimo prima della morte, come di solito avviene in caso di suicidio. Questo fa pensare all’intervento di un’altra persona, probabilmente conosciuta o amica, visto che non c’è nessun segno di colluttazione nella stanza che faccia pensare all’aggressione di un estraneo.
Dottoressa Bruzzone, cosa significa la salma ricomposta?
«Se effettivamente la salma si presentava così in ordine, allineata, c’è solo una possibilità: è intervenuto qualcuno dopo la morte. Qualcuno che ha avuto un gesto di “rispetto” nei confronti del deceduto, probabilmente una persona che ha avuto a che fare con lui in modo significativo».
Quindi è omicidio?
«Se non ci sono segni di colluttazione nella stanza, se la salma non presenta le tracce di un’aggressione, io penserei più a un suicidio. Un suicidio messo in atto in modo “assistito”, con la presenza di una persona che ha aiutato la vittima a mettere in atto il suo scopo. Vittima comunque consenziente».
Ma non può aver fatto tutto da solo?
«Oltre alla posizione “in ordine” del corpo, c’è il discorso della cintura, una cintura in pelle, a quanto mi viene riferito. Difficile che una cintura in pelle, pensata per cingere la vita, abbia tanti occhielli da arrivare a stringere un collo. Quindi va tenuta in tensione per stringere, e difficilmente può farlo una persona da sola: il corpo in soffocamento reagirebbe. Se non si è impiccato, difficile pensare che sia morto per mano propria in questo modo».
Quindi in casa potrebbe essere entrato un conoscente che l’ha aiutato a soffocarsi? Poi ha ricomposto la salma a “compito eseguito”, e se n’è andato?
«È un’ipotesi da prendere in considerazione. Non necessariamente un conoscente di lunga data. Ultimamente sta emergendo il fenomeno di chat segrete in cui c’è chi si candida ad accompagnare nell’atto finale persone che vogliono suicidarsi. Persone disposte a partecipare all’atto per poi lasciare l’abitazione del soggetto, consenziente. Ma potrebbe anche trattarsi di un conoscente, potrebbe trattarsi di chiunque: è fondamentale indagare almeno negli ultimi sei mesi di vita personale e professionale, sia attraverso il telefono che il pc, ma questo gli inquirenti lo stanno senz’altro facendo».
Però Marangio aveva appena venduto casa, nell’arco di due giorni sarebbe andato a rogito, stava traslocando per Roma… Stava pensando al futuro, come si fa a pensare al suicidio?
«In soggetti che hanno un’ideazione suicidaria pregressa, l’avere un trasloco in progetto non è un parametro affidabile per smentire l’ipotesi. Non ci si può basare su questo».
Insomma, è a tutti gli effetti un giallo al momento…
«È uno scenario che va approfondito, su questo non ci sono dubbi. L’ipotesi che ci fosse qualcuno con la vittima nel momento della morte, non è affatto peregrina. E bisogna scandagliare tutti gli elementi».
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