Modena, la scuola che forma generazioni di infermieri
Il viaggio in una professione fondamentale
MODENA. La mano che sistema un cuscino dietro la schiena di un paziente. Quel gesto rapido e preciso che sembra minimo ma che cambia il modo di respirare, resta l’immagine più fedele del lavoro dell’infermiere: essenziale e sempre accanto alla persona nei momenti più delicati. È in quel dettaglio quotidiano che si legge la profondità di una professione antica e modernissima, che a Modena trova una delle sue espressioni più vive grazie a un’università e a un ospedale che hanno fatto della cultura della cura un punto di riferimento per l’intero territorio.
«La professione infermieristica significa, letteralmente, prendersi cura ogni giorno delle persone nei momenti più delicati della loro vita. L’infermiere è quel professionista che, con competenze tecniche e capacità relazionali, rappresenta il punto di riferimento in molte fasi del percorso di cura».
A ricordarlo fieramente è Annarita Garzia, direttrice assistenziale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, racchiudendo, in poche righe, il senso di un mestiere che tiene insieme scienza e umanità.
Storia della professione
Ma facciamo un passo indietro. Perché è un cammino lungo secoli quello che ha portato l’infermieristica ad essere ciò che è oggi: dalle prime figure femminili che si prendevano cura dei malati per carità cristiana, passando per i monasteri medioevali dove l’infirmus era colui che si occupava dell’altro, fino all’epocale rivoluzione di Florence Nightingale, la “dama della lampada” che per prima portò metodo, igiene, organizzazione in un mondo fino ad allora lasciato all’improvvisazione.
Anche in Italia il percorso non è stato breve: per decenni l’infermiere è stato considerato un ausiliario del medico, senza autonomia né riconoscimento; solo nel Novecento, grazie a leggi fondamentali e a una lenta trasformazione sociale e culturale, la professione ha conquistato un proprio spazio, fino al riconoscimento giuridico del 1994 che ne ha sancito la responsabilità e l’autonomia. E a Modena questo processo ha trovato un terreno fertile, soprattutto grazie a un ateneo che, di anni di storia, ne conta 850.
La scuola modenese
«Questo lavoro si è caratterizzato nel tempo grazie ad un’evoluzione normativa che ha definito livelli di autonomia e responsabilità. Oggi, l’infermiere è un professionista della salute capace di valutare i bisogni della persona, pianificare interventi, collaborare in equipe interdisciplinari e assumersi responsabilità cliniche e organizzative, nell’ambito di competenza», ha aggiunto Garzia.
Quindi sì: sono state formate generazioni di infermieri fini ad arrivare a oggi, dove lavorano nei reparti di degenza, nelle sale operatorie, nelle terapie intensive, ma anche nelle comunità e nelle famiglie, portando ovunque competenze tecniche e capacità relazionali. Anche per questo, c’è sempre più bisogno di studenti che scelgano questo percorso. E in loro, ci deve essere il desiderio di mettere la propria preparazione al servizio della collettività, di dare un volto umano alla scienza. Come ha ricordato ancora la direttrice assistenziale dell’Azienda Ospedaliero- Universitaria di Modena, «per svolgere la professione viene richiesto un alto livello di preparazione e un costante aggiornamento, elementi imprescindibili per garantire la sicurezza e la qualità delle cure. La Laurea in Infermieristica, oggi, non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso di crescita continua».
Figura cardine
Sì, perché non esiste reparto, terapia intensiva o pronto soccorso che possa funzionare senza la presenza costante di infermieri. Non c’è solo la tecnica, pur sempre fondamentale: bisogna saper leggere i bisogni, ascoltare il corpo e l’anima del paziente, stare accanto nei momenti in cui la medicina non basta. Non a caso Florence Nightingale scriveva che l’infermieristica non è «un sapere che coinvolge anima, mente e immaginazione».
In una città come Modena questa visione la si può notare ogni giorno tra le corsie del Policlinico, nei servizi territoriali, nei progetti di infermieristica di comunità che portano assistenza direttamente nelle case. È una professione che cambia e cresce, che guarda al futuro con nuove competenze – dalla ricerca alla formazione universitaria – ma che non perde la sua essenza originaria: la capacità di trasformare un gesto apparentemente minimo in un atto decisivo di cura. E allora, ritorna quell’immagine iniziale, quella mano che sistema un cuscino sotto la schiena, ridà sollievo e dignità al respiro. Perché è lì, in quella semplicità, che si riconosce la grandezza silenziosa degli infermieri, a Modena come ovunque: professionisti della salute, ma soprattutto custodi di umanità.
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