Caso Amo, ci accontentiamo di bus in orario – Il commento
Battezzare Amo la struttura che si occupa di mobilità e trasporto pubblico? Un chiaro esempio di umorismo involontario
MODENA. Vista la qualità del servizio e la considerazione che gode tra gli utenti, battezzare AMO la struttura che si occupa di mobilità e trasporto pubblico è un chiaro esempio di umorismo involontario. Di amore ce n’è ben poco negli studenti lasciati a piedi dai bus o stipati sulle corriere come sardine, nei lavoratori che invecchiano in coda o alle fermate, nei cittadini ecosostenibili costretti a rimettersi al volante per i tagli alle corse, negli stessi autisti di SETA che vorrebbero scappare.
Un B-movie
Peccato che la storia dell’estate modenese, titolo provvisorio “Colpo grosso ad AMO”, somigli a un B-movie. La trama: i revisori dei conti scoprono che nell’ultimo bilancio qualcosa non torna; si parla di una ingente somma uscita con bonifici non autorizzati; verifica dopo verifica, la cifra “evaporata” arriva a oltre mezzo milione di euro; tutti sgranano gli occhi, nessuno se n’era accorto, né nel 2024 né negli anni precedenti, dove si registrano altri considerevoli ammanchi; viene licenziata e denunciata una dipendente dell’ufficio amministrativo, che avrebbe utilizzato quei soldi per gli affari suoi; scoppia un caso politico perché l’ex amministratore unico di AMO è il segretario del Pd, che alla fine deve dimettersi… La trama continua tra invettive, sospetti, accuse, esposti, imbarazzo e sdegno in quantità. Insomma, una sceneggiatura dallo sviluppo prevedibile e che oggi ha visto il decreto ingiuntivo per riavere dall’ex dipendente almeno 460mila euro.
Eccesso di fiducia
Trattandosi di un ente pubblico e di soldi pubblici, l’unica cosa che ci si può augurare è un lieto fine, non solo giudiziario. Ma siamo in Italia e probabilmente è irragionevole chiedere conto dei mancati controlli o delle distrazioni di chi avrebbe dovuto, a vario titolo, stare più attento alla cassa, dal 2024 andando a ritroso. Vada come vada l’inchiesta della magistratura, la politica pare abbia già assolto se stessa parlando di un “eccesso di fiducia”.
Da Amo a… Sogno
Per ora, dunque, ci potremmo accontentare di qualcosa di concreto e davvero utile, di una strategia della mobilità coraggiosa e moderna, di un trasporto pubblico funzionante e puntuale, quindi di una SETA meno sgangherata e di una AMO più scrupolosa ed efficiente. Per segnare la svolta cambiamo anche il nome all’agenzia e, realisticamente, chiamiamola SOGNO.
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