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La curiosità

Un raro cigno nero spunta nel canale a Mirandola e diventa subito una star

di Chiara Marchetti
Un raro cigno nero spunta nel canale a Mirandola e diventa subito una star

L’ornitologo Raffaele Gemmato, volontario all’oasi Le Meleghine di Finale: «L’animale è stato scoperto nel 1700 in Australia: non è una specie autoctona della Bassa modenese, ma alloctona. Forse è fuggito...»

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MIRANDOLA. In questi giorni lui, o lei, sta galleggiando tranquillo sulle acque del canale che divide Mirandola da Poggio Rusco, ignaro di essere oggetto di tantissime conversazioni sui social, ma non solo. Non capita tutti i giorni, infatti, di vedere un cigno con le piume tutte nere nelle nostre zone.
Come spiega l’ornitologo Raffaele Gemmato, volontario inanellatore all’oasi Le Meleghine di Finale, l’animale non è «una specie autoctona della Bassa modenese, ma alloctona», cioè che a causa dell’azione – accidentale o intenzionale – dell’uomo, si può trovare anche in un territorio diverso dal suo habitat originario.

L'esperto
«Il cigno nero – spiega Gemmato – è stato scoperto per la prima volta in Australia nel 1700. È stato portato nel Vecchio Continente da appassionati di uccelli o collezionisti, e gli esemplari che si trovano in Italia di solito vivono in cattività, cioè in allevamento, in uno zoo o in parchi privati».
Insomma, non nascono di sicuro liberi nella Valli mirandolesi. «Il cigno di cui si parla sui social – continua l’esperto – è quasi certamente fuggito da una situazione di cattività, oppure è stato liberato volontariamente. Io stesso ne ho visti pochissimi in vita mia, perché non fanno parte della fauna nostrana».

Un’informazione importante per chi in questi giorni lo intravedesse nell’acqua passando il confine tra Emilia e Lombardia, è che è quasi impossibile ricatturarlo.

«Non ha senso chiamare associazioni ambientaliste o strutture che si occupano di animali selvatici. È un uccello enorme e vola. Va lasciato libero e basta». In effetti, gli esemplari adulti di cigno nero possono raggiungere un’apertura alare di due metri e pesano quasi dieci chili. «Questi uccelli sono grandi come i nostri cigni reali», ribadisce l’ornitologo, che assicura: «Nonostante viva in cattività, sa cavarsela benissimo da solo nella natura. Si nutre di piante acquatiche, presenti in grandi quantità nei nostri fiumi e canali, quindi di sicuro non muore di fame».

I pericoli
L’unico rischio che potrebbe correre è sbattere contro un palo della luce durante il volo.
«Sono davvero letali per i cigni, e in generale per gli altri uccelli con le ali grandi. Vedono il palo all’ultimo e, essendo così ingombranti, non riescono a virare in tempo e muoiono fulminati. D’altronde, i pali della luce non esistono in natura».

Il cigno nero vive in media 20 anni e si riproduce, ovviamente, solo con altri cigni neri, ma «è difficile trovare un esemplare maschio e un esemplare femmina insieme liberi», spiega Gemmato. Ieri pomeriggio, spinto dalla curiosità, l’ornitologo è andato nel luogo dell’ultimo avvistamento e ha assistito a una scena divertente.

«C’era la signora Giannina, residente di fronte al canale, che dava del cibo al cigno nero. Confermo che è cresciuto in cattività, o non si farebbe avvicinare così da un essere umano. Poco dopo è comparso un tacchino e poi ancora un’oca. Per un appassionato di volatili e di natura come me, è stata una scena spassosissima». Forse il cigno nero ha trovato la sua nuova casa, finalmente libero.